lunedì 14 novembre 2016

“ Come al cinematografo “


Quando Eduardo VIII lasciò il trono, apparve nei giornali illustrati una fotografia singolare.. Essa inquadrava un finestrino di automobile, l’ex sovrano guardava fuori col capo poggiato sul palmo della mano aperta che gli copriva metà del viso e un occhio, in atteggiamento né triste né lieto in cui era però l’impressione di qualcuno che ha giocato il destino; sul fondo grigio della tappezzeria, presso l’altro finestrino visto dall’interno, uno dei soliti portafiori di vetro, come se ne vedono nelle automobili, occupava vuoto il resto della scena.
Si pensi un poco ad altre scene della stessa natura: Napoleone che si congeda dalla sua fida Guardia; Carlo Alberto rinunzia al trono, vedute con l’arte del tempo loro. E s’immagini al confronto una storia dei nostri anni quando sarà veduta lontana e raffigurata con l’unico materiale di cui disponga l’epoca nostra: il materiale nuovo delle arti meccaniche per cui di un avvenimento si può tramandare non soltanto l’immagine reale, ma insieme le voci e i suoni e i discorsi; come è accaduto che l’ultimo appello di Eduardo si siano stampati centinaia di dischi. Ho parlato di immagine reale, ma inesattamente. Verso il Secondo Impero la fotografia esisteva, ma le immagini che ci ha tramandato quel tempo risentono d’una parentela con l’arte dell’epoca: basta dare un’occhiata ai dagherrotipi di Napoleone III o di Carlotta del Messico per leggervi le varie tendenze della pittura di quegli anni, e non soltanto dell’arte ufficiale che è la meno significativa, ma di quella eccezionale, d’un Renoir per  esempio.
Per tutto l’Ottocento, una uguale vena assiste ogni raffigurazione artistica, una stessa concezione della vita, ed è tutto di ispirazione teatrale e melodrammatica, cioè la vita è colta  nel gesto, nell’atteggiamento, al culmine del dramma e della rappresentazione. Ne risentono ugualmente la letteratura e la poesia, la pittura e il teatro; tutti i personaggi dell’Ottocento sono, nel miglior senso, eroi te atrabili: don Rodrigo e padre Cristoforo, Père Goriot e Napoleone, Garibaldi e Foscolo. La prevalenza d’un’arte in un secolo rende simili a sé molte manifestazioni della vita. La vignetta di Napoleone che congeda la sua Guardia o quella dell’incontro di Garibaldi e di Vittorio Emanuele al Volturno sono in questo schema d’Opera preciso. Un capolavoro di un gusto assai esigente, la famosa “ Fucilazione di Massimiliano “ di Manet è anch’essa melodrammatica: il gesto dei condannati, gli spettatori come un coro sul muricciolo: L’opera regna sovrana nel secolo XIX come la pittura domina il Rinascimento e del Rinascimento ha il supremo equilibrio, la meditazione breve pur troppo tra divino e umano che fu il carattere di quell’epoca.
Quel che sia accaduto tra i dagherrotipi del Secondo Impero intrisi della tecnica del Impressionismo, e la citata fotografia di Eduardo VIII realistica e documentaria, lo spiega l’avvento di una nuova arte che è influentissima nell’atteggiarsi del mondo contemporaneo: il cinematografo. Quella fotografia di Eduardo VIII è cinematografo, vale a dire nata e ispirata al modo cinematografico d’interpretare la realtà: quello è il gesto e il sentimento che avrebbe ispirato un direttore di scena che fosse artista, e il fotografo ha ubbidito inconsapevolmente all’estetica introdotta dal cinema nella visione del mondo moderno.
Gli ideali della fotografia al suo nascere furono panoramici, di complesso, con l’idea che finalmente si fosse trovata una macchina capace di fornire immagini generali; poi tornarono questi ideali alle leggi di ogni altra arte, alla messa in valore d’un lato eloquente e parziale della realtà. La stessa meccanica diventava tendenziosa e personale. La fotografia ha trovato infine nel particolare la sua estetica e direi la sua ispirazione. Il cinema ha percorso la stessa strada. I primi film erano composti per intero di scene che oggi chiameremmo in campo lungo. Poi si restrinsero allo studio del particolare. Il gesto del melodramma, e di ogni forma d’arte romantica, è riapparso attraverso le arti meccaniche. Vi sarebbe tornato ugualmente per l’esaurimento dell’Impressionismo. A ogni modo oggi ogni forma d’arte esce dal descrittivo, dalla sottigliezza, dal cromatismo, per rivolgersi intera all’uomo. E l’uomo è nel suo gesto, come lo fu dai Greci al Rinascimento e all’Ottocento, cioè azione, poiché non c’è che il gesto per trasfigurare l’uomo nell’arte.
Che questo sia tutto influsso del cinema sarebbe troppo affermare; ma il cinema vi ha contribuito, e l’umanità d’oggi, quando cerca un paragone dell’arte per la vita, dice “ Come al cinematografo “, al modo stesso che nell’Ottocento, si riferiva al teatro e al melodramma.
 (continua)                     
CORRADO ALVARO, 1937

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