giovedì 29 novembre 2018

Film di Gangster - Force of Evil

ll film di « gangster » riemergeva in due forme durante il periodo post-bellico. In Dillinger [1945] venivano soppiantati sia il «milieu ›› urbano sia la figura dell'immigrato cattolico. La sua flgura centrale era John Dillinger, il lupo solitario americano e protestante che aveva operato nel Middle West semi-rurale prima che fatidica telefonata informasse gli agenti federali del cinema in cui era andato a mischiarsi tra la frolla. Questo tipo di film di « gansters ›› non è molto diffuso: suoi rari esempi sono dati da They Live by Night (1948, La donna del bandito), Bonny and Clyde (1967, Gangster Story] di Arthur Penn, The Moonshine War [1970, I contrabbandieri degli anni ruggenti) di Richard Quine, ecc. Qui il « gangster ›› non muore per strada ma in campagna o in un rifugio di montagna e il tratto di maggior interesse è dato dall'accostamento traumatico tra la violenza urbana e lo scenario pastorale, quale risulta da High Sierra (1941, Una pallottola per Roy] di Raoul Walsh e dal suo « remake » Tutto finì alle sei di Stuart Heisler.
La seconda forma è rappresentata da Kiss of Death [1947, Il bacio della morte) di Henry Hathaway e Force of Evil (1949) di Abraham Polonsky.
Entrambi i film si basano su un personaggio che deve compiere una scelta morale e ideologica circa la sua posizione nei confronti del mondo del crimine, né più né meno come succede nel più tardo Party Girl (1958, Il dominatore di Chicago) di Nicholas Ray. Nel coraggioso Force of Evil, oltre alla presentazione del dilemma morale che angustia un avvocato [John Garfield sul listino di paga di un capobanda [Roy Roberts), si assiste alla inequivocabile denuncia della relazione necessaria tra crimine e società capitalistica (la stessa denuncia di Monsieur Verdoux di Charlie Chaplin e di The Honeymoon Killers di Leonard Kastlel. Assistiamo qui all'insorgenza di un sotto-genere dal chiaro orientamento di sinistra, erede della tradizione del romanzo « muckrake ›› {letteralmente: rastrello da fango), che aveva prosperato in America tra il 1902 e la prima guerra mondiale e che mirava a denunciare la corruzione esistente in ogni campo, dalla politica agli altari. Proverbiale era la corruzione della Tammany Hall, il più importante circolo del Partito Democratico a New York, e diffusissima era l’istituzione delle « lobbies ››, ricchissimi e lussuosi focolai di intrighi e di provocazioni nelle capitali di ogni stato, nella capitale federale e in ogni città del paese che si avvalevano di un esercito di azzeccagarbugli e politicanti che avevano il compito di partecipare ai comitati elettorali e alle assemblee di partito, circuire i giurati, subornare i giudici, catturare voti, adoprarsi con tutte le loro forze ed ogni mezzo a favore di un singolo gruppo. (continua)
Franco Ferrini, I GENERI CLASSICI DEL CINEMA AMERICANO, BIANCO E NERO, 1974 Fascicolo ¾


mercoledì 28 novembre 2018

Cinema sui muri - Vittorio Cottafavi

Vittorio Cottafavi
1914 - 1998


La rivolta dei gladiatori, 1958


Messalina Venere Imperiale, 1959


Le legioni di Cleopatra, 1959


La vendetta di Ercole, 1960


Ercole alla conquista di Atlantide, 1961


Le vergini di Roma. 1961


I cento cavalieri, 1964


lunedì 26 novembre 2018

A brilliant Italian screenwriter named Luciano


Luciano Vincenzoni 
1926 - 2013


What’s the big difference between Sergio Leone’s A Fistful of Dollars and the sequel, For A Few Dollars More?  The sequel is infinitely better because it has a lot of humor, missing in the first film, which was a flat-out rip-off of Akira Kurosawa’s Eastern western, Jojimbo. And what makes Leone’s The Good, The Bad, and The Ugly the best of the three? It’s even funnier, wittier. Now who was responsible for this much-needed comic vision? A brilliant Italian screenwriter named Luciano Vincenzoni, who also contributed to a number of Italian classics (like Seduced and Abandoned and The Birds, The Bees, and the Italians) directed by the great director-actor Pietro Germi.

As a person, Luciano was an absolute delight. I had the good fortune to work with him first back in 1969 when I was asked to direct the Leone-produced Duck, You Sucker (which eventually became A Fistful of Dynamite, and directed by Leone). Luciano and I had a great time together in Rome, trying to please Sergio, and laughing a lot. He was a true original, with an incredibly fertile imagination, and plot-twists poured out of him like water from a deep well. He had a superb sense of humor, of course, and a rollicking grasp of the absurd.
It’s this trait that made it easier for him to work with Sergio, who was most like a flamboyant ten-year-old playing at cowboys and Indians, endlessly acting out a showdown, for example, between one outlaw and another: “Clink, clink,” indicating spurs, then his hand spins out an imaginary six-gun, and, “Bang, bang!” Following this, he might say that the character is, naturally, we should understand, none other than Jesus Christ.
To function with Sergio, as Luciano did for a while (until they finally had a violent split), the writer had to have patience and a privately held attitude of splendid derision. He and I used to roar with laughter after a typical session with Leone, which was nothing if not surreal. This humor of Luciano’s is what makes Leone’s best films so entertaining: the writer didn’t take it all seriously, and that made for a lack of pretense and a free-wheeling sardonic attitude to the material he was turning out.
Luciano was like the perfect Italian: charming, humorous, amorous, self-deprecating, handsome, and worldly. Sad to say, Luciano passed away last month at the age of 87, and I will always miss him. He was one of a kind.

Peter Bogdanovich


Foto e testo qui:

domenica 25 novembre 2018

Miss Technicolor Director







Irving Cummings, Belle Starr,1941 - Natalie Kalmus Technicolor Director

giovedì 22 novembre 2018

All unfortunates are unfortunate



To paraphrase Tolstoy...
all unfortunates are unfortunate in their own way.
And everyone faces death differently.

Come dice Tolstoj …
Tutti gli sfortunati sono sfortunati a modo loro.
E ognuno affronta la morte diversamente.
Yoji Yamada, Ototo, 2010

mercoledì 21 novembre 2018

Verlorene Welt


August 31, 1973

Wim Wenders, Im lauf der zeit (Nel corso del tempo),1975

lunedì 19 novembre 2018

Cannot plant and harvest time


How can we get our land or keep it if we disarm?
But it's not that simple.
There's the matter of time...
Time is one thing to a lawmaker, but to a farmer ...there's a time to plant and a time to harvest.
And you cannot plant and harvest time.

Come possiamo avere o tenere la nostra terra se ci disarmiamo?
Non è così semplice.
C'è la questione del tempo...
Il tempo è una cosa per un legale, ma per un contadino ...c'è il tempo di piantare
e il tempo di raccogliere.
E non può piantare se è il tempo di raccogliere.
Elia Kazan,Viva Zapata, 1952

domenica 18 novembre 2018

Clima fotografico

Aldo Graziati, in arte G. R. Aldo (1905 - 1953)
con Alida Valli

Una grande perdita

Mi riservo di parlare più lungamente di Aldo e della grande perdita che egli rappresenta per me. Mi limito ora a dichiarare, data l'urgenza della vostra richiesta, che la collaborazione del mio caro Aldo era più che collaborazione, era sofferenza comune, era partecipazione viva e gioiosa alla composizione del film, era amico e collega.
lo devo a Aldo, il coraggio di certe sequenze tecnicamente difficili, la partecipazione affettuosa nei miei momenti di debolezza o di stanchezza era indispensabile alla buona riuscita dell'opera cinematografica per il suo animo nobile e gentile, per il tono di grande serietà che lui imponeva a tutta la «troupe ››, per la sua capacità misteriosa di indovinare il clima fotografico di ciascun film, di ogni vicenda.
Quanto diverse sono le sue interpretazioni cinematografiche di Miracolo a Milano e Umberto D. e Stazione Termini. lo devo a lui una parte notevole dei successi che questi film hanno ottenuto nel mondo e ritengo che egli con la sua morte lasci un gran vuoto nella mia vita di artista se di uomo. E il cinema italiano ha perduto un forte, laborioso, grande collaboratore che le cinematografie straniere incominciavano già a invidiarci.
Vittorio De Sica: Gli debbo il Miracolo a Milano, Cinema Nuovo, 15 dicembre 1953

Hanno mosso i primi passi con G. R. Aldo: Gianni Di Venanzo, Aiace Parolin, Alvaro e Gugliemo Mancori, Nino Cristiani, Giuseppe Rotunno.
La foto originale e un più esteso profilo di Aldo Graziati li trovate qui:
https://alla-ricerca-di-luchino-visconti.com/2014/12/15/ricordo-di-aldo-graziati/


giovedì 15 novembre 2018

Film di Gangster - Ambivalence & Ambiguity

ln seguito si ebbe l`introduzione di una nuova variante, mediante la messa in gioco della figura del-lo Special Prosecutor, un funzionario cui vengono di norma assegnati poteri dittatoriali per ripulire la città dal fango della malavita, come succede in Racker Busters (1938) di Lloyd Bacon.
A sua volta l'introduzione di questa nuova figura si è accompagnata a una nuova variante, la contaminazione del film di gangsters  con apporti della tipicamente anglo-sassone scuola cimiteriale (Harvey, Young, il Gray dell' Elegia sopra un cimitero campestre, quasi tutto Edgar Allan Poe, il Jonathan Lartimer  della « Dama della Mongue », Evelyn Waugh «del «Caro estinto », ecc.). È quanto accade in The Enforcer (1951, La città è salva) dell'uncredited  Raoul Walsh [il film è firmato Bretaigne Windust, cui il produttore Milton Sperling lo tolse di mano dopo poche scene), in cui il Procuratore Distrettuale Martin Ferguson [Humphrey Bogart] non è che un riesumatore di cadaveri, sprofondato in un universo in via di putrefazione, affollato di loculi, sudari, perizie e reperti necroscopici. È in questo film poi che forse si rivela la massima ambivalenza del genere. L'oggetto dell'inchiesta è una ragazza dalla personalità non facilmente circostanziabile Theresa Davis- Angela Vetto (Pet Joiner), testimone di un omicidio miracolosamente salvata da un sicario innamoratosi di lei e che vive sotto falso nome. Il fatto che un « killer ›› al solido dell'Anonima Assassini la risparmi uccidendo un'altra ragazza al posto suo ha un'evidente effetto di derisione nei confronti del freddo raziocinio del Procuratore Distrettuale. Se solo un « coup de foudre ››, in altre parole il caso e l'imprevisto, vale a dire un « coup d'hasard », costituiscono fonte di minaccia reale per la Murder inc., allora significa che l'impresa di Ferguson, l’affermazione della razionalità e il trionfo delle Forze del Bene sono soltanto apparentemente soddisfatte. Il che equivale ad ammettere che al mondo del crimine non potrà mai essere assestato un sicuro « coup de grace » e che quindi la città non sarà mai salva del tutto. Come il delitto primario della psicoanalisi, anche la Murder inc. si ripete e rivive continuamente.
Questa fondamentale ambivalenza si risolve anche in un atteggiamento ambiguo nei confronti del criminale. Per tutto un gruppo di film del genere i delinquenti nascono tali e ovviamente non possono essere recuperati: non resta quindi che distruggerli. Ma già in Public Enemy, soprattutto nelle scene iniziali in cui si vedevano i giovani Tom e Matt passare da reati di poco conto a delitti e violenze sempre più in grande, venivano messe in gioco tutte le determinazioni economiche e sociali che avevano lo scopo di indicare il crimine come fenomeno economico e sociale ben preciso, e non come effetto di un rimpasto degli istintiti. Indicazione che appare anche in Dead End (1937, Strada sbarrata] di William Wyler, Crime School, Gangster's Boy e Angels With Dirty Faces [Gli angeli con la faccia sporca) di Michael Curtiz, tutti del 1938. Altri film dell'epoca non mancavano di affermare con chiarezza che situazioni ambientali e familiari a dir poco disdicevoli, l'inferno degli « slums ›› e dei « blocks ››, le brutali bolge dei riformatori e dei penitenziari erano il più naturale focolaio di violenza e criminalità. In The Roaring Twenties (1939-40] di Raoul Walsh (sceneggiatura di Robert Rossen) veniva timidamente affacciata la tesi del nesso inestricabile tra «gangsterismo ›› e disoccupazione, innovazione di questo tipo di film (che potremmo definire riformista) era la presenza, a fianco del personaggio negativo del «gangster », del personaggio positivo del poliziotto, del prete, dell'educatore, dell'avvocato e di altrettali agenti dell'«establishiment ››, venuti fuori dallo stesso ambiente malfamato, dagli stessi vicoli, dagli stessi caseggiati, suggerendo così che la malvagità degli uni e la bontà degli altri andavano presi come il risultato di una scelta morale avente funzione di correttivo di una troppo marcata insistenza sul condizionamento sociale [sposando riformismo e individualismo ed evitando il radicalismo mediante la dialettica della pensona. ln The Killers [l gangsters) di Robert Siodmak [in cui l'adattamento del racconto di Hemingway era opera di John Hfuston, che però non figura nei «credits » del ›film) Ole [Burt Lancaster) e il tenente Lubinsky scorrazzavano durante l'infanzia sulle scale antincendio dello stesso circondario. Così come in Cry of the City (1948, L`urlo della città), sempre di Siodmak, il poliziotto Cardella (Victor Mature] e il killer  Roma (Richard Conte) provenivano dallo stesso quartiere sovraffollato di immigrati « wops ››. Il fatto che Siodmak abbia diretto anche The Dark Mirror (1946), imperniato su due gemelle, una buona e una cattiva, la dice lunga sulle istanze pan-soggettivistiche di simili aperture sociologiche, subito neutralizzate da un'invadente metafisica personale. La stessa metafisica conosceva in quegli anni un originale trattamento in You Only Live Once (1937, Sono innocente] di Fritz Lang, in cui la figura del criminale Eddie Taylor [Henry Fonda) veniva presentata sì come soggetto, ma nel senso di soggetto a forze sociali che andavano oltre ogni controllo dell'individuo e della persona, e cioè in stretti termini di alienazione.
Franco Ferrini, I GENERI CLASSICI DEL CINEMA AMERICANO, BIANCO E NERO, 1974 Fascicolo ¾


mercoledì 14 novembre 2018

Start with the ground




I thought if a man doesn't know what he's doing or where he's going, the best thing for him to do is just back up and start all over again.
I thought I'd start with the ground and work up.

Quando un uomo non sa più che fare o dove andare …
Beh, non gli resta altro che tornare daccapo.
Io ho ricominciato tornando alla terra.
Otto Preminger, Robert Mitchum, Marilyn Monroe, River of no return (La magnifica preda), 1954

lunedì 12 novembre 2018

Abe at the Movie




Todd SolondzDark Horse, 2011

domenica 11 novembre 2018

A farewell haiku



I see a bright spot in the dark …
Now I proceeded to the station’s lights full of trust.
December 20 1979, Asahikawa prison. Goro Yoshimatsu

Vedo un punto luminoso nell'oscurità ...
Ora  io procedevo verso le luci della stazione pieno di fiducia.
Yasuo Furuhata, Ken Takakura, Station ()

giovedì 8 novembre 2018

Live ... life



I don't want to live in a fantasy world.
Yeah, well... how's reality working out for you?
Non ho voglia di vivere in un mondo immaginario.
Si, beh … e la realtà come ti sta andando?
Craig Johnson, Woody Harrelson, Laura DernWilson, 2017

mercoledì 7 novembre 2018

Cinema sui muri - Alessandro Blasetti


Aldebaran, 1935


Retroscena, 1939


Fabiola, 1949


Amore e chiacchiere, 1957

domenica 4 novembre 2018

Linkshändige Marianne



I wanted to tell you something, Marianne.
I was thinking of you up there. And of Stefan.
And after all the long years we have been with each other, for the first time I felt that we belong together.
I was afraid I would go mad, because of the loneliness.
I have often told you that I love you, but it's only now that I feel really connected with you.

Una cosa ti volevo dire, Marianne.
Io lassù ho pensato a te, e a Stefan.
E dopo tutti questi anni che siamo insieme avevo per la prima volta la sensazione che davvero ci apparteniamo.
Mi veniva di colpo la paura d'impazzire a forza di solitudine.
Tante volte ti ho detto che ti amo ma solo ora mi sento legato a te. Per la vita e per la morte.
E lo strano è che, ora che l'ho provato potrei fare a meno di voi.
Peter HandkeEdith Clever, Bruno GanzDie linkshändige Frau (La donna mancina), 1978