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venerdì 11 settembre 2026

Yasuzō Masumura - Storia del cinema nipponico dal 1896 al 1954 - 5, Shochiku-Kinema, Henry Kotani & Kaoru Osanai

 

  La Shochiku-Kinema dal canto suo invitò Henry Kotani, che aveva lavorato in America con la Paramount come direttore della fotografia, e gli fece dirigere molti film. Ma egli era più dotato come operatore che come regista. e non realizzò film importanti dal punto di vista artistico. Tuttavia importò da Hollywood, molti perfezionamenti tecnici della fotografia e del montaggio ed istruì molti bravi operatori e montatori. Ancor oggi tutti i film della Shochiku hanno una ottima fotografia che era la caratteristica più evidente dei film della Paramount.
E qui dobbiamo fare molta attenzione al fatto che tutti questi innovatori, senza eccezione, avevano lavorato nella produzione americana ed avevano importato in Giappone i sistemi ed i termini tecnici di Hollywood. E’ per questo che ancora oggi i sistemi di produzione, regia e distribuzione adottati in Giappone sono molto simili a quelli delle principali Case americane e i cineasti nipponici si servono nel loro lavoro della nomenclatura americana, della macchina da presa americana Mitchel, di macchine americane per il montaggio e del sistema sonoro Western Electric.
La Shochiku-Kinema in seguito invitò un altro importante regista, Kaoru Osanai, il quale era il principale esponente del teatro «Shin-Geki» (La nuova commedia). Questa scuola era di recente
creazione e si riprometteva di importare in Giappone il nuovo teatro occidentale di Ibsen, Strindberg, Cecov, ecc., ripudiando il teatro tradizionale giapponese, non soltanto il Kabuki ma anche lo Shin-Pa.
In quel periodo anche il teatro Shin-Pa aveva già perduto il suo fresco spirito rivoluzionario ed era caduto in un manierismo formalistico e vuoto, senza alcun nuovo slancio creativo. La decadenza dello Shin-Pa aveva voluto esprimere il sentimento generale della popolazione nipponica che, dopo la rivoluzione Meiji, si era emancipata dal triste giogo del feudalesimo ed aveva respirato la promettente atmosfera della libertà e del progresso.
Ma verso la fine della prima decade del XX secolo, il governo militarista cominciò a limitare fortemente la libertà, per eliminare l’opposizione alla politica del governo. Il popolo giapponese, che non era maturo né politicamente né economicamente, non aveva alcuna forza per resistere a queste violazioni e venne facilmente soggiogato.
La conseguenza fu che esso perdette ogni fervore di attività per diventare rigido e timido. Sotto la forte influenza di questa situazione sociale, anche il teatro Shin-Pa perdette quello spirito di libertà e di freschezza che lo aveva caratterizzato e si ritrasse in un oscuro formalismo. Esso abbandonò l’intenzione di trattare con serietà i problemi sociali e si rifugiò nelle commedie di tipo familiare, nelle storie d’amore sentimentali o in assurdi melodrammi, senza alcuna colorazione politica o sociale. Questo decadimento dello Shin-Pa ebbe una profonda influenza sul cinema giapponese che aveva collaborato con esso e rimaneva ora privo di energia e di audacia di fronte al problema sociale.


Karou Osanai, professore di letteratura occidentale, creò nel 1910 lo «]jyu-Gekijo» (Teatro della libertà) e insistette perché venissero rappresentati drammi a sfondo sociale con argomenti, costumi e arredamenti a carattere realistico. Ma egli mise in scena soltanto commedie europee famose, nelle quali lo sfondo era costituito dal mondo democratico dell’Europa e non fece nulla per portare in teatro la società nipponica quale essa era in effetti. Perciò il suo non fu un vero realismo, ma piuttosto una trasposizione stilizzata di temi realistici, giacché egli presentò al pubblico solo la democrazia occidentale idealizzata, senza cercare di introdurre nella società giapponese dei principi democratici.
Egli diresse per la Shochiku un film assai significativo, Ro-jo no reikon (L’anima sulla strada, 1921), nel quale mise in mostra la vita miserabile della povera gente e lanciò un vivace atto di accusa contro l’iniqua politica del Governo, favorevole soltanto alla grossa industria e al capitalismo, ma sordo alle istanze sociali del popolo nipponico.
Analizzò in forma teorica la situazione dei poveri e la rappresentò realisticamente. Per la prima volta mostrò al pubblico che il cinema non era solo un passatempo a buon mercato ma un modo efficace di esprimere delle idee. Ma anche in ciò Osanai, che aveva subito la profonda influenza della letteratura occidentale, perdette di vista il vero spirito del popolo giapponese. L’azione, la scena e l’atmosfera generale di questo film riecheggiavano troppo il carattere europeo e mancavano di una vivace rappresentazione dell’ambiente effettivo in cui viveva il suo popolo. Dopo tutto, lo Shin-Geki era soltanto un gioco intellettuale per le persone istruite, educate alla cultura occidentale. Erano persone intelligenti, ma prive di qualsiasi influenza sulla compagine sociale e rappresentavano una torre di avorio staccata dal popolo.
Ma Osanai creò inseno alla società Shochiku una scuola cli cinematografia e con molto impegno istruì numerosi allievi capaci, i quali divennero dopo alcuni anni ottimi registi ed interpreti e schiusero l’età dell’oro della cinematografia giapponese.
Ed è in questo periodo che si forma il carattere fondamentale del cinema giapponese. Lo Shin-Pa, lo Shin-Geki e l’atmosfera americana importata da Kurihara e Kotani costituirono i tre elementi che finirono con l’essere determinanti nella formazione dello stile del cinema nipponico.

lunedì 31 agosto 2026

Chris Marker cinephile director




  • Le Mystère Koumiko, 1965


「シェルブールの雨傘」aka Les Parapluies de Cherbourg
Jacques Demy, 1964




OK牧場の決斗 akaGunfight at O.K. Corral
John Sturges, 1957





Si j'avais quatre dromadaires, 1966


Тишина»Tišina 
Vladimir Pavlovič Basov, 1963


Goliath contro i giganti
Giangranco Parolini, 1961


Kunoichi Ninpō aka Famale Ninja Magic
Sadao Nakajima, 1964



















 

mercoledì 15 luglio 2026

Yasuzō Masumura - Storia del cinema nipponico dal 1896 al 1954 - 4, Kisaburō Kurihara (栗原喜三郎)

Kisaburō Kurihara (栗原喜三郎) AKA Thomas Kurihara
(1885 .1926)



Kisaburo Kurihara on set of Amateur Club 
(Amateur Kurabu アマチュア倶楽部 1920)

  Nel 1921 vennero create tre nuove Case cinematografiche: Teikoku-Kinema, Taisho-Katsuei e-Shochiku-Kinema. Ciascuna di esse ebbe una parte importante nella storia del cinema nipponico.

  La Taisho-Katsuei iniziò l’importazione di scelti film artistici direttamente dalle principali case americane, come la First National, la Metro, ecc. e nello stesso tempo costruì molte belle e lussuose sale cinematografiche, nelle quali questi film venivano proiettati con le migliori macchine americane o tedesche di recente importazione. Fino a quel momento, il cinema era stato soltanto uno spettacolo a buon prezzo per la gente povera e ignorante, ma da allora in poi divenne ilprincipale divertimento dei ricchi e delle persone istruite.
  La società anzidetta si propose anche di riformare l’arte cinematografica ed invitò come regista Thomas Kurihara il quale lavorava come attore con Tomas H. Ince ed era amico del famoso Sessyu Hayakawa. Egli diresse due film importanti: Amateur Club (1920) e Ja-sei no in (La seduzione del serpente, 1921), ispirati a due ottimi lavori teatrali di Junichiro Tanizaki, uno dei migliori autori della letteratura giapponese. Con questi due lavori, Kurihara realizzò una importante rivoluzione.
  In primo luogo introdusse nel mondo cinematografico nipponico la vera regia. In quei tempi, la. vera importanza e l’effettiva funzione del regista erano sconosciute ai produttori ed i registi non erano altro che dei «manager», degli intermediari o dei suggeritori; completamente succubi degli attori famosi. Kurihara, il quale aveva osservato da vicino in America il comportamento dei più famosi registi americani, ripudiò questa assoluta subordinazione del regista all’attore e si impose con tutta la sua autorità agli interpreti. Seppe inculcate nei cineasti nipponici il principio che è impossibile realizzare film d’arte senza aver prima affermato il prestigio del regista.
  In secondo luogo egli introdusse numerose innovazioni alla moderna tecnica della regia che aveva appreso ad Hollywood, ed una grande abbondanza di termini tecnici che ancora oggi sono usati nella produzione cinematografica in Giappone.
  In terzo luogo, si servi di molti interpreti non professionisti allo scopo di escludere completamente l’influenza del teatro, insegnando loro un tipo di recitazione spontanea, adatta per il cinema. In effetti egli fu la prima persona che seppe organizzare, dirigere e guidare la produzione dii un film con sistemi moderni. Fu colui che modernizzò il film giapponese.
  Ma nemmeno egli riuscì a produrre dei film d’arte. Amateur Club non era altro che una imitazione superficiale delle commedie brillanti americane e Ja-sei no in, ricavato da una vecchia leggenda giapponese, era sotto la più evidente influenza americana; le attrici agivano e si comportavano come ragazze americane, i costumi e gli arredamenti seguivano lo stile yankee. Ma, malgrado Lutta questa superficialità, le sue opere erano pensate da una sensibilità fresca e vivace e diedero senz’altro scacco a centinaia di altri film comuni realizzati nell’assurdo vecchio stile.
BIANCO e NERO ANNO XV - 1954, n. 11-12

 

Sessue Hayakawa, Kisaburō Kurihara, and Myrtle Stedman in The Soul of Kura San (1916)

Kisaburō Kurihara:

sabato 9 maggio 2026

Yasuzō Masumura - Storia del cinema nipponico dal 1896 al 1954 - 3, la riforma: 帰山教正, Kaeriyama Norimasa

生の輝き Sei nokagayaki, 1918
 
深山の乙女 Miyama no otome, 1919

  Nel 1919 nacque la «Eiga-Gerjitsu-Kyokai» (Associazione per il Film d’Arte) con a capo Norimasa Kaeriyama*. Questo fatto rappresenta il primo passo verso la emancipazione del cinema dalla cieca subordinazione al teatro e verso il perfezionamento dell’arte cinematografica.

   Kaeriyama, che era un chimico, nutriva grande passione per il cinema e ne studiò attentamente la teoria e la tecnica. Quindi entrò nella casa cinematografica Tenkatsu e vi diresse due film rivoluzionari: Sei nokagayaki (Lo splendore della vita, 1918) e Miyama no otome (La ragazza sull’alta montagna, 1919).
  In questi film introdusse molte importanti riforme. Per la prima volta in Giappone si servì delle varie tecniche del montaggio come i primi piani, le dissolvenze ecc., che erano state usate dieci anni prima da Griffith, e prima ancora da altri, e mostrò chiaramente il vero carattere dell’arte cinematografica, essenzialmente diversa da quella teatrale.
  In secondo luogo, abolì due errate convenzioni del mondo cinematografico giapponese: gli «Oyama» e i «Benshi», che avevano fortemente impedito il normale sviluppo dell’arte cinematografica. Nel teatro Kabuki, «Oyama» era il termine per indicate l’attore che interpretava la parte di una donna. I governanti del vecchio Giappone feudale proibivano assolutamente alle donne di recitare in teatro, ritenendo il fatto offensivo per la pubblica morale. Sicché il Kabuki aveva scelto alcuni attori, giovani e belli, addestrandoli accuratamente per interpretare le parti femminili. Questi attori, dopo aver studiato con impegno le tecniche idonee ad esprimere la femminilità, alla fine erano riusciti ad interpretare le parti femminili con più eleganza, più delicatezza e più sensualità delle stesse donne. In tal modo la tecnica degli «Oyama» si era perfezionata al punto che persino la Shin-pa, che energicamente accusava il Kabuki di formalismo, conservò il sistema degli «Oyama» sulla scena e nei film. Ma questi Oyama potevano essere belli e sensuali soltanto quando recitavano con un trucco molto elaborato, con le luci di scena attenuate e davanti a spettatori che Ii vedevano da notevole distanza. Sullo schermo, specialmente nei primi piani, i volti degli Oyama non erano che grottesche imitazioni. Kaeriyama prese con sé per i suoi film come attrici delle ragazze e riuscì a creare l’espressione viva e naturale del sesso femminile.
  «Benshi» era il termine usato per indicate l’interprete che sta dietro lo schermo e racconta l’intreccio, legge il dialogo ed espone tutti i commenti di contorno sul film proiettato. Il tono di voce da adoperarsi nella narrativa era une delle arti tradizionali più sviluppate e perfezionate nel Giappone e trovò tutto un nuovo campo di applicazione nel film muto. Questi interpreti di film illustravano eloquentemente le vicende con frasi affascinanti e ben tornite e con la loro abile facondia facevano sì che più facilmente gli spettatori comprendessero i film, specialmente quelli stranieri. Finì cosi che la loro interpretazione divenne più interessante del film stesso e gli spettatori preferirono la pittoresca. declamazione di «Benshi» famosi ai buoni film. Il nome del «Benshi» appariva sempre in testa nei programmi dei teatri o nei manifesti che annunciavano la proiezione dei film. Come conseguenza di ciò, la bellezza intrinseca del film perdette ogni valore e ne venne definitivamente compromesso lo sviluppo di una vera arte cinematografica. Kaeryama, il quale propugnava ardentemente una cinematografia pura, respinse la partecipazione del «Benshi» ed inserì nei suoi film delle didascalie, a prezzo di lotte infinite e sfidando il biasimo degli interpreti che temevano di perdere la loro professione.
  Malgrado queste importanti innovazioni rivoluzionarie ed i suoi sforzi tenaci, i suoi film possedevano scarso valore artistico. Egli subiva tanto l’influenza delle pellicole occidentali che tutte le parti del suo lavoro - scene, montaggio, ambientazione - non erano altro che una imitazione di quelle e non possedevano nulla di originale o di spontaneo. In realtà egli era un teorico, non un creatore. Egli seppe indicar la vera via per raggiungere l’arte cinematografica, senza, riuscire a percorrerla. 
BIANCO e NERO ANNO XV - 1954, n. 11-12


domenica 25 gennaio 2026

木下惠介 映画本 - Kinoshita Keisuke film book

Directed by 


木下惠介 Kinoshita Keisuke
1912 - 1998
one of the most prolific postwar directors at Shochiku’s Ofuna studios, 
producing 42 films in 23 years










 

martedì 6 gennaio 2026

Yasuzō Masumura - Storia del cinema nipponico dal 1896 al 1954 - 2, La fase di espansione


Nikkatsu Logo 1926


Matsunosuke Onoe (尾上 松之助, Onoe Matsunosuke;1875 –1926

  Il secondo periodo del cinema giapponese comincia con la costituzione della «Nikkatsu Motion Pictures Company*», grossa società nata dalla fusione di-quattro importanti case produttrici. La Nikkatsu costruì «ex novo» due grandi studi, a Tokyo e a Kyoto, equipaggiati con gli apparecchi più moderni, ed iniziò con impegno la produzione di pellicole di maggiore lunghezza e di maggior pregio artistico di quelle precedenti. Per esempio, lo studio della Nikkatsu di Tokyo nel sollo 1913 realizzò 155 film di circa mille metri di lunghezza ciascuno.
  Lo studio di Tokyo collaborò con la moderna scuola del teatro giapponese denominata «Shin-pa» (Nuova Scuola).
  La Shin-pa era costituita da un gruppo di ambiziosi attori e registi, che audacemente rifiutavano il rigido formalismo del teatro Kabuki, battendosi per una libera e realistica espressione nella interpretazione e nella scenografia. II teatro Kabuki, essi sostenevano, era il prodotto della società feudale, che imperversava prima della rivoluzione Meiji‘ ed aveva già perduto la sua vitalità. «Ora viviamo in un mondo completamente nuovo, nel quale tutto viene modificato e incivilito senza posa. Dobbiamo esprimere con mano realistica questo dinamismo. Il formalismo ormai morto non può adattarsi a questo rapido svolgersi degli eventi».
  Ma il realismo della Shin-pa era teatrale, non cinematografico. Di conseguenza, i film diretti ed interpretati dagli appartenenti a quel gruppo erano tutti pervasi dal clima teatrale e molto lontani da quella che è la genuina espressione cinematografica. Tuttavia essi trattarono con impegno i problemi sociali, con una interpretazione ben chiara, e riuscirono a creare alcuni film non privi di qualit artistiche, che suscitarono una viva impressione nel pubblico in genere.
  Lo studio di Kyoto intendeva collaborare con il teatro Kabuki nella produzione di film in costume, ma il Kabuki declinò freddamente tale proposta ritenendo disdicevole la recitazione davanti alla macchina da presa. Un vecchio attore proclamò con orgoglio «Meglio morire che recitare senza spettatori». Questo rifiuto ebbe conseguenze negative tanto per il cinema giapponese che per il Kabuki. Quest’ultimo perdette una preziosa occasione di rinvigorirsi con quel nuovo mezzo di espressione che era il cinema e sprofondò in una rigida fossilizzazione del suo stile. Il cinema, a sua volta, venne escluso dalla splendida tradizione e dalla tecnica raffinata del Kabuki, rimanendoabbandonato, dal punto di vista del perfezionamento artistico, in una condizione primitiva.
  Dopo il rifiuto del Kabuki, lo studio di Kyoto si rivolse ad attori modesti e sconosciuti dei teatri locali di terza categoria e trovò un giovane ed ignorato attore a nome Matsunosuke Onoe*. Questi non era stato sottoposto troppo alla disciplina del rigido stile Kabuki e poteva facilmente adeguarsi alle esigenze della interpretazione cinematografica. Cogliendo la preziosa occasione, egli si dedicò alla creazione di un nuovo stile adatto per la macchina da presa. Il suo modo di recitare fu grezzo e violento, ma vivace e dinamico; i suo ruoli consueti furono quelli dei famosi eroi delle leggende nipponiche, i quali venivano in soccorso dei poveri, salvavano le belle principesse e punivano i malvagi. Da allora in poi, interpretò spesso il protagonista della «Ninjitsu». «Ninjitsu» é l’arte leggendaria del modo di rendersi invisibile praticata nell’antico Giappone. Il protagonista della «Ninjitsu» poteva trasformarsi in acqua, terra, fuoco e aria oppure in un animale, in un uccello, in un pesce e perfino in un essere fantastico come il dragone. Nei suoi film Matsunosuke Onoe si trasformava in fumo bianco quando doveva sfuggire ad un pericolo, in un’aquila audace o in un feroce leone quando doveva battersi contro forti nemici, e improvvisamente rivelava sé stesso nel momento in cui la principessa stava per essere presa dal malvagio, portandola via con sé verso il cielo. Il cinematografo possedeva i mezzi più indicati per esprimere gli effetti magici della «Ninjitsu» e questa sua attitudine era stata mirabilmente mostrata da Méliès nei suoi fantastici film; essa avvinse completamente gli spettatori. 
  La interpretazione semplice e vigorosa, il racconto popolare ed avventuroso nonché l’intervento del soprannaturale costituivano le tre caratteristiche dei film di Matsunosuke, che vennero entusiasticamente ammirati dal grosso pubblico che per censo e per cultura, non era in grado di apprezzare il complicato e raffinato Kabuki e le altre espressioni artistiche tradizionali. Tutti i cinema del Giappone erano zeppi di spettatori che applaudivano entusiasticamente Matsunosuke.
  Può bene affermarsi dunque che egli sia stato il primo «divo» della cinematografia nipponica, colui che contribuì a far sì che il cinema ed il popolo giapponese diventassero grandi amici.


BIANCO e NERO ANNO XV - 1954, n. 11-12


mercoledì 17 dicembre 2025

鬼畜 [The Demon] 1978 - 出典: フリー百科事典 French Connection II] 1975




野村 芳太郎 Yoshitarō Nomura 鬼畜, The Demon, 1978

本名 John Frankenheimer, 出典: フリー百科事典『ウィキペディア, French Connection II, 1975

岩下志麻, Iwashita Shima

緒形 明伸 Ken Ogata

本名はユージーン・アレン・ハックマン Gene Hackman



giovedì 13 novembre 2025

Yasuzō Masumura* - Storia del cinema nipponico dal 1896 al 1954 - 1, gli albori


1896 Il Vitascope di T. A. Edison

  Il primo film che il popolo giapponese ebbe occasione di-vedere fu uno dei cortometraggi della «Vitascope» di Edison, proiettato nel 1896 nella città portuale di Kobe. L’anno successive venne importato in Giappone il proiettore cinematografico dei Lumiére. Questa meravigliosa invenzione della scienza moderna venne entusiasticamente accolta dal popolo giapponese che, dopo la vittoria riportata sulla Cina nel 1895, era particolarmente avido di aggiornarsi sulle conquiste della civiltà occidentale. Un giornale del tempo scrisse: «I misteri del XX secolo, caratterizzati dalla magia della scienza, le città del mondo occidentale, simili a fantasiosi paesaggi di sogno, vennero con somma evidenza mostrati agli spettatori comodamente seduti nella sala di proiezione».
  Il primo film giapponese venne realizzato nel I898 da un fotografo di Tokyo: era un cortometraggio che riproduceva la vita quotidiana di questa città. Il primo dilm con un intreccio e dei protagonisti apparve nel 1899. Portava sullo schermo un episodio di cronaca, un coraggioso poliziotto che arrestava un feroce assassino dopo un conflitto sanguinoso. L’anno dopo venne girato a Kyoto, l’antica capitale del Giappone, un film che riproduceva alcune scene dell’antico teatro «Kabuki». Da allora in poi vennero successivamente prodotti molti film di poco meno di 150 metri ciascuno. Nel 1904 venne costruito a Tokyo il primo studio cinematografico del Giappone e l’anno successivo sorse il secondo a Kyoto.
  In base alla tendenza generale lo studio di Tokyo produsse film tratti da avvenimenti contemporanei, interpretati da attori senza esperienza teatrale; viceversa, lo studio di Kyoto realizzava pellicole che riproducevano alcuni drammi famosi del Kabuki, con attori di teatro. I film prodotti a Tokyo vennero chiamati «Gendaigeki» (film contemporanei) e quelli di Kyoto «Jidaigeki» (rappresentazioni in costume). Questa suddivisione avrebbe costituito una rigida tradizione dellacinematografica nipponica, dovuta al fatto che la vecchia città di Kyoto rappresentava il luogo più adatto, dal punto di vista artistico ed economico, alla produzione di film in costume, mentre la nuova capitale, Tokyo, era tutta protesa verso il progresso.
  Alla fine dell’Era Meiji* (1912), il Giappone era dotato di cinque teatri, di posa e di innumerevoli sale cinematografiche: soltanto a Tokyo ve n’erano settecento. Ma tutti i film prodotti in questo periodo erano delle opere assolutamente primitive, riproduzioni semplici e dirette di episodi di vita reale o di scene del teatro drammatico, lontane da qualsiasi interpretazione artistica.

BIANCO e NERO ANNO XV - 1954, n. 11-12


 

lunedì 10 novembre 2025

安部 公房, Kōbō Abe, 武満 徹 Takemitsu Tōru, 勅使河原 宏, Teshigahara Hiroshi 1962 - 1964 with Walz


Takemitsu Tōru (1930 - 1996, right) Pitfall (おとし穴, Otoshiana), 1962 



Takemitsu Tōru (center) The Face of Another (他人の顔, Tanín no Kao) 1964



Kōbō Abe (1924 - 1993, second from the right) The Face of Another (他人の顔, Tanín no Kao) 1966

Pitfall, The Face of Another, written by Kōbō Abe, soundtrack by Takemitsu Tōru, 
directed by Hiroshi Teshigahara (1927 - 2001)
like also Woman in the Dunes (1964) and The Man Without a Map (1968)


Tōru Takemitsu Waltz from The Face of Another (1966)














 

giovedì 14 agosto 2025

若松孝二 会う 塞吉歐·李昂尼 - Koji Wakamatsu meet Sergio Leone


 Screenshot from: 現代好色伝 テロルの季節 Season of Terror (1969) Koji Wakamatsu

狂沙十萬里 1968年12月21日: Diecimila miglia di sabbie selvagge

Aka C'era una volta il West/Once Upon a Time in the West

导演 direttore 塞吉歐·李昂尼: Sergio Leone

编剧 sceneggiatori:   

達利歐·阿基多 Dario Argento

柏納多·貝托魯奇 Bernardo Bertolucci

謝爾吉歐·多納蒂 Sergio Donati

配乐 Colonna sonora:  恩尼奥·莫里科内 Ennio Morricone

摄影  fotografia:  東尼諾·戴笠·寇利 Tonino Delli Colli 

剪辑 montaggio:  尼諾·巴拉利 Nino Baragli

克勞蒂雅·卡汀娜 Claudia Cardinale - 吉尔·麦克贝恩(Jill McBain)

亨利·方达 – Henry Fonda 弗兰克(Frank)

贾森·罗巴兹 – Jason Robards 夏安(Cheyenne)

查爾斯·布朗森 – Charles Bronson 哈莫尼克(Harmonica)