giovedì 19 dicembre 2019

After all, there is nothing to beat American movies

 


In your line do you have to face problems of export and import?
Yes we do. After all it's also a business.
I have seen in Japan that they are very advanced.
America was already very advanced.
This time it appears that the movie industry there is in a slump.
The studios and equipment are lying idle. Television dominates.
I felt bad about the whole thing.
After all, there is nothing to beat American movies.
Yes, whatever acting we have learned is from them.
Please forgive my saying so.
We don't seem to be bothered about quality.
Our motto has always been to produce more and produce rubbish.
Yes. Probably that is why we have to resort to family planning.

Anche voi dei film avete problemi di esportazione e di importazioni?
Oh sì. Come ogni altra industria.
Ho notato che l'industria cinematografica giapponese è in crescita.
L'America, ovviamente, è sempre molto avanti.
Ma questa volta ho notato un crollo.
Gli studi sono tutti inattivi. Oppure, girano film per la televisione.
Mi ha reso triste.
Dopotutto, non c'è niente di meglio dei film americani.
Sì ha ragione. Abbiamo imparato a recitare da loro.
Non si offenda, signore, ma non abbiamo ancora imparato a curare la qualità.
Il nostro motto sembra essere: Produrre di più e produrre spazzatura!
Sì. Ecco perché la pianificazione familiare è così importante.
Satyajit Ray, Nayak, 1966

mercoledì 18 dicembre 2019

Un leone a Culver City - He Who Gets Slapped


Il prestigio della regia
Nonostante l'impostazione programmatica della produzione, che assegnava all'"executive producer" la maggiore responsabilità, il prestigio della regia aveva ancora, specie agli inizi, il suo innegabile peso. E' il momento in cui si chiamano dall'Europa i registi tedeschi e svedesi, i cui film - specie a partire dall'immediato dopoguerra - ottenevano un inspiegabile successo di pubblico anche negli Stati Uniti. Uno dei nomi accolti con maggior rispetto dall'ambiente hollywoodiano, dove poco per volta le ragioni dell’arte venivano sopraffatte da quelle dell'industria, fu senza dubbio quello dello svedese Victor Sjostrom, anche se della sua precedente attività si conosceva si e no - soltanto il Kéirkarlen (Il carrettiere della morte, 1919). Egli venne ribattezzato - per facilitare al pubblico la lettura del suo nome - in Seastrom, e tenuto a lungo sotto contratto in attesa che si trovasse un soggetto adatto alla sua sensibilità. Dopo un film di minore impegno (Name the Man, 1924) gli venne finalmente affidata la ·riduzione cinematografica del dramma di Andrejev, He Who Gets Slapped (Quello che prende gli schiaffi, 1924), che fu anzi il primo film presentato con l'intera sigla della nuova ditta. Non era certo una delle cose migliori del grande Sjostrom, ma in compenso, grazie anche ad una forte interpretazione di Lon Chaney nel ruolo del protagonista, piacque al pubblico e le azioni del regista salirono immediatamente. A John Gilbert e a Norma Shearer era demandato il compito di tenere alto il morale degli spettatori con le scene d'amore. (continua)
Fausto Montesanti
CINEMA QUINDICINALE DI DIVULGAZIONE CINEMATOGRAFICA ANNO VII - 1954 10 NOVEMBRE 
Nella foto Norma Shearer e Lon Chaney in He Who Gets Slapped, 1924

lunedì 16 dicembre 2019

A stage



Are your anger, hatred, desire for revenge.
The pain of defeat.
I have given you only.
A stage.

Sono la vostra rabbia, l'odio, il desiderio di vendetta... il dolore della sconfitta.
Io vi ho dato soltanto... un palco.
Kim Ki-Duk,  일대일Il-dae-il (One on One), 2014

domenica 15 dicembre 2019

Valentina Cortese


Una lettera di Alessandro Blasetti

DIFENDO VALENTINA

Caro Doletti, ti devo un grandissimo grazie, da tempo: per essere stato tu il primo a segnalare quale diversa impressione abbia fatto, in sede critica, all’estero, «La corona di ferro». Fu un gesto di coraggio, quello lì, da sembrare addirittura una spavalderia, data l'aria che tirò da Venezia.
Ma stetti zitto. E per la stessa ragione che m i sconsigliò di rispondere agli inviti più o meno espliciti del nostro caro e bravo Dino Falconi e del mio affettuoso stroncatore Eugenio Giovannetti. Ad aprir bocca sull'argomento, specialmente allora, 'per quanto mi fossi riproposto di frenarmi, sarebbe stato come spalancare il malsicuro sportello di una diga: e chissà quante fesserie sarei stato trascinato a dire. Ma oggi che il tempo è passato, il grazie te lo posso mandare, e pgrosso, cumulativo: per oggi e per allora. Per oggi, soprattutto, per la stessa ragione: il tuo coraggio di contrastare con il parere dei più e dei più grossi e proposito di Valentina Cortese.
'La carriera di tutti i «miei» attori (mi illudo che siano «miei» gli attori a i quali voglio più bene) è stata sempre stranamente partecipe della mia sorte: che è quella, per fortuna, d 'essere sempre aspramente, violentemente - ma, in fondo, affettuosamente - contrastata. 
Da Cervi a Valenti, dalla Morelli alla Cegani, e perfino alla mia carissima Luisa Ferida, il loro cammino non è stato, e per alcuni non è ancora, tutto cosparso di allori e di petali di rose: ma è un buon segno.
E, tanto più la prima ostilità è forte, tanto maggiore io credo (e i fatti mi hanno dato finora ragione) è più entusiastica, poi, a quel determinato giorno, l'affermazione.
Questo volevo dirli: che l'ostilità palese con ' la quale è stata accolta oggi la piccola Valentina è, per mebuon segno: e che il tuo gesto di coraggio ti porterà, ancora una volta, ad avere avuto ragione fra i primi.
Questa può sembrare magra vittoria perché costa molto (forse la serenità degli anni migliori) e rende poco (perché, poi, perduta la loro attualità vitale, alle cose resta ben poco calore); ma per uomini come te e me, è più che sufficiente per indurci quando è il caso - a scendere in campo
Ti abbraccio.
Alessandro Blasetti
film SETTIMANALE DI CINEMATOGRAFO TEATRO E RADIO ANNO V - N. 10  7 MARZO 1942 XX
Nella foto Valentina Cortese (1923 - 2019) durante una pausa delle riprese di  La cena delle beffe, 1942 di Alessandro Blasetti

giovedì 12 dicembre 2019

Richard Widmark colliquated







André De Toth, Slattery's Hurricane (Furia ai tropici), 1949

mercoledì 11 dicembre 2019

Emilio "el Indio" Fernández - Lirico ed ingenuo

Si è dunque visto che la nota più genuina dell’ispirazione di Fernandez è nella scoperta d'un paesaggio. Questo paesaggio in tutte le sue accezioni - è da Fernandez sentito in una dimensione essenzialmente lirica. Fernandez tende spontaneamente a parlare per miti, a trasporre la materia narrativa su un piano lirico. Anche i dati razionali della sua ispirazione si avvolgono d'un'aria di favola e si risolvono in un disegno semplicistico che ha il colore del mito: assunti etici, sociali, pedagogici, si congelano in uno schematismo insistito ed ingenuo (di qua i buoni, di là i cattivi, i ricchi e i poveri, ecc.) che risponde ad un' impulso di semplificazione d'ordine essenzialmente fantastico tipico del temperamento indio. Un volta Figueora a chi gli obbiettava questo lirismo mitico di cui si caricano nei suoi film certi contenuti rivoluzionari o, come si suole dire da noi, progressivi, rispose che solo così si può far vibrare l’anima sognante degli indios. E' una risposta scultorea che dovrebbe dar da pensare a certi propagandisti politici, avvezzi a far d’ogni erba un fascio.
Il mondo di Fernandez è un mondo di romanticismo primitivo, legato a motivi elementari di umanità la bellezza, la bontà, la ricchezza, la miseria, ecc., un mondo attento ai movimenti istintivi dell'animo: l'amore, l’odio, la gelosia, la pietà, ecc., C'è un tema che ricorre con particolare insistenza nella sua opera ed è il tema di dedizione totale d'amore: in Las abandonadas, in Flor silvestre, in Maria Candelaria, in Maclovia, ma soprattutto in Enamorada c'è un uomo o una donna che si sacrificano per amore.
I personaggi di Fernandez sussistono solo come supporti di questa sua tematica mitica. Non si trova in Fernandez una definizione organica e razionale della materia psicologica. Se si eccettua il personaggio
di Maria Felix in Enamorada, reso con una intensità e una delicatezza che per certi aspetti ricordano il “Kamrnerspiel” - non c'è nei suoi film un carattere compiutamente delineato.
Anche l’immagine del Messico che egli ci dà è, in fondo, un'immagine mitica e fuori del tempo, è un paesaggio interiore, sentito come assoluto. Si cercherebbe invano in Fernandez, non diciamo una presentazione realistica del suo paese, ma nemmeno un paesaggio posto in termini di efficienza narrativa (e si pensi, per contrasto, al ruolo della natura in certo cinema scandinavo), “Un arbre et un âne se detachant sur le ciel - diceva ancora Figueroa ad André Camp (1) -  et vous avez tout le Méxique”. In Fernandez il paesaggio rimane sostanzialmente avulso dall'azione narrativa. Tutta la sua opera risente di questo squilibrio di impostazione e, più generalmente, di una certa imperizia di racconto che deriva proprio dai suoi interessi prevalentemente lirici. (continua)
Franco Venturini in BIANCO E NERO ANNO XII – N. 4 -  APRILE 1951


lunedì 9 dicembre 2019

Isa "Z 3" Miranda


UN FILM “ATTUALE”
Documento Z 3 con Isa Miranda
Isa Miranda nelle vesti di un agente segreto italiano in Jugoslavia 
Il primo film sugli “eroi senza gloria”.

Torino, febbraio
Uno dei modi più facili per iniziare un articolo è “Non è da oggi che si scrive”; o “non è da oggi che si agita il tale problema” oppure “non è da oggi che si dice”.
Se me lo consentite, anch’io così comincio il mio articolo.
Non è da oggi che le storie -imperniate su oscuri delitti, sulla ricerca di colpevoli, su presunti assassini, sulla innocente che su per finire sul patibolo riescono ad' attrarre, con intensità mai diminuita, l’attenzione delle folle o degli spettatori.
Lo stesso dicasi per tutte le vicende concernenti lo spionaggio e il controspionaggio; dopo la guerra del '15, molti libri sono usciti, scritti da agenti dello spionaggio o del controspionaggio delle nazioni allora, e oggi in lotta tra loro. Questi libri sollevarono un velo su un'attività che era ignota alle folle; e dimostrarono che, oltre in Mata Hari, una legione di altri esseri avevano, giorno per giorno, rischiato la fucilazione pur di rendere edotta la propria nazione di notizie interessanti il raggiungimento della vittoria. Questi libri hanno suscitato, al loro apparire, una curiosità senza limiti, essendo imperniati su vicende e su uomini realmente esistiti, al contrario dei romanzi polizieschi.
Per in prima volta, in Italia, viene realizzato un film che mostra l’opera oscura, da “eroi senza gloria” che i nostri agenti segreti hanno svolto in Jugoslavia per smascherare la doppiezza squisitamente serba, doppiezza che si concretava nella politica bifronte della Jugoslavia che mentre sorrideva all'Asse stilava un documento segreto con la Russia staliniana.
Il film è imperniato sull’opera svolta dai nostri 'agenti segreti in Jugoslavia, alla vigilia dello scoppio del Conflitto che spazzo re e governo di un paese ibrido. Le vicende si svolgono, sotto la regia di Alfredo Guarini, con un ritmo serrato, senza pausa; l’attenzione dello spettatore viene ravvivata con situazioni impreviste quanto imprevedibili; e viene accentuata dalla lotta sorda quanto accanita che si svolge tra la polizia belgradese e i nostri agenti. L’agente più abile è impersonato da Isa Miranda che, in questo film, riesce a dimostrare la sua poliedricità di attrice, sapendo, di volta in volta, essere una ragazza comune, una signora elegante, una modesta contadina, una donna che ama, l’agente segreto senza pietà verso sé stessa oltre che verso gli altri pur di svolgere in pieno la missione affidatale.
Le alterne vicende sfociano nella sottrazione al commissario bolscevico del documento “Z. 3” e nella furia devastatrice della teppaglia belgradese che assalta e distrugge i negozi e le case degli italiani e dei tedeschi.
In un gruppo di scene di un abile realismo, i rossi serbi, esasperati da un sadismo collettivo, assaltano il negozio di apparecchi radio e dischi di un italiano; irrompono sfondando vetrine, distruggono a colpi di bastone radio, dischi, lampadari, mobili; svuotano la cassa e uccidono a rivoltellate il proprietario, finché la polizia belgradese, avvertita dal commissario sovietico non si getta all'inseguimento dell'agente segreto Sandra Morini.
Alfredo Guarini nel produrre questo film per conto degli “Artisti Associati”, ha voluto riunire un complesso -artistico e tecnico omogeneo chiamando attori e tecnici di riconosciuto valore. Infatti, accanto a lsa Miranda, troviamo Claudio Gora che si è affermato recentemente in Amori imperiali e che qui recita la sua parte con singolare sobrietà. Carlo Tamberlani che tutti ormai conosciamo e che apprezziamo come ottimo attore di teatro e come ottimo attore di cinema; Luis Hurtado, attore spagnolo dalla forte personalità, -dalla maschera inconfondibile, che abbiamo veduto come 'fra Cristoforo” ne I Promessi Sposi; Tina Lattanzi in una parte breve ma di rilievo; Aroldo Tieri, il quale si sta affermando come attore giovanissimo di avvenire; Guglielmo Barnabò che vedremo in una parte sobria, senza comicità, dopo tanti film comici.
L’operatore del film è Gabor Pogåny, che con questo film, ha collaudato le sue indiscutibili qualità di operatore intelligente e scrupoloso.
Nei quadri tecnici, inoltre, abbiamo Giorgio Genesi direttore di produzione, Alessandra Befani ispettore di produzione, Boris Bilinsky per la scenografia del film.
Il film è entrato ormai nella sua fase finale: nella prima decade di febbraio, con alcune scene da girarsi in un aeroporto, la fatica artistica di Alfredo Guarini potrà dirsi completata.
Dal complesso delle scene che ho potuto visionare, molte sono le considerazioni che sorgono spontanee.
Anzitutto sulla interpretazione di Isa Manda. Non desidero fare delle anticipazioni per lasciare ai lettori intatta la sorpresa di vedere Isa Miranda in una inconsueta recitazione, semplice, lineare in molte scene, a seconda delle esigenze del film. Ma alla semplicità e disinvoltura di alcune scene, fa contrasto la tragicità della maschera assunta dall'attrice: maschera che, attraverso una singolare compostezza, riesce a tradurre lo sgomento interno e l’angoscia.
La regia di Alfredo Guarini ha voluto abilmente associare semplicità, ritmo serrato e attenta cura nelle inquadrature. Il film, pur essendo condotto con una chiarezza esemplare, non dimentica che le inquadrature devono essere «funzionali» e cioè in funzione dello spirito dell'azione, degli atteggiamenti dei personaggi, delle particolari esigenze richieste dal momento drammatico o comico. Tutto ciò Guarini, ha tenuto presente; e la sua regia può dirsi veramente indovinate. A conclusione, possiamo dire che Documento Z. 3, che verrà presentato dagli «Artisti Associati» nel prossimo marzo, ha tutti i requisiti per essere oltre che un film interessante, anche e soprattutto un bel film.
Alessandro Ferraù
 film SETTIMANALE DI CINEMATOGRAFO TEATRO E RADIO ANNO V - N. 7  14 FEBBRAIO 1942 XX

Alessandro Ferraù, messinese di nascita, è stato un giornalista cinematografico che si interessò soprattutto degli incassi dei film su testate come Il Giornale dello Spettacolo, Cinema d'oggi e Cinespettacolo.