La vita riprenderà ovvero Il sentiero dell'odio, girato da Sergio Grieco in Sila nel 1950 con, in ordine di apparizione, Marina Berti, Piero Lulli, Ermanno Randi e Carla Del Poggio. Il film alla sua uscita non sestò particolare interesse e tutt'ora è inediti, digitalmente parlando. Il secondo titolo fa riferimento a I pascolo dell'odio (Santa Fe Trail) di Michael Curtiz di dieci anni prima.
Mimmo Addabbo - Lolli,Ubaldo Vinci, Gianni Parlagreco,Catalfamo,Fabris, Valentino,Margareci,Crimi,Fano e i Sigilli
domenica 19 maggio 2019
giovedì 16 maggio 2019
Detective Thriller - Detective Stories
Quando la « detective story ››, con lo Sherlock Holmes
di Arthur Conan-Doyle, passò in Inghilterra, per lungo tempo in America non
ebbe altri cultori all'infuori di Mark Twain, il quale però in «Drouble-Barrellerd
Detective Story» e con il suo « amateur sleuth ›› Pudd’nhead Wilson dovette
prendere proprio distanza da Holmes (cosi .come questo ostentava disprezzo e
sufficienza nei confronti del C. Auguste Dupin).
Anche l'avvocato e «detective » dilettante Gavin
Stevens di William Faulkner, che appare per la prima volta in una serie di
racconti pubblicati sul « Saturday Evening Post », più tardi raccolti in volume
sotto il titolo « Knights Gambit ››, rappresenta il tentativo dello scrittore
di fare la pace con il Sud, l'America, il mondo intero. Anche il Quentin
Compson di « Absalom, Absalom! » si auto-torturava e si autodistruggeva,
percorrendo il vasto e profondo Sud alla ricerca di una fatidica verità.
Anch'egli non era che una specie di « detective » dilettante, ma la verità
l'avrebbe disrutto. Al contrario di Quentin Compson, il «detective » riottoso e
antagonista che sceglie il suicidio, Gavin Stevens, il<< detective ››
conciliante e socialmente utile sceglie il lieto fine. Per quanto alle prese
con questioni estreme in fatto di colpe e responsabilità Gavin Stevens in « Non
si fruga nella polvere ›› e « Requiem per una monaca ›› si ritrae dall'orrore e
scivola verso il sentimentalismo. Dal primo dei due romanzi citati nel 1949
Clanence Brown trasse una trasposizione cinematografica, Intruder in the Dust, girato quasi interamente a Oxfond, Mississippi,
città natale di Wiillliam Faulkner, che pur senza rendere tutta la materia
dello scrittore, non ne tradiva la tematica e si poneva come un « social exposé
›› contro il linciaggio, come Fury di
Fritz Lang e The Ox-bow Incident
(1943, Alba fatale) di Willialm A.
Wellmaln.
Ma la versione più appiattita e conciliante dell’archetipo
di Gavin Stevens è l'avvocato [Gregory Peck] protagonista di To Kill a Mockingb-ird {Il buio oltre la siepe] di Robert
Mulligan, dal romanzo omonimo di Harper Lee: anche qui un negro accusato di un
delitto che non ha commesso viene salvato dalla brama di vendetta pubblica
della « prude » e razzista comunità dei bianchi.
Nella storia della « detective story ›› americana non
mancano altri perdimenti al freddo rompicapo e altre capitolazioni nei
confronti della comunità borghese. Il Philo Vance di S. S. Van Dine è una
specie di esteta decadente che ei rende socialmente utiile in qualità di « amateur
seuth ››. Charlie Chan, l’investigatore cinese di Honolulu ideato dallo
scrittore Earl Derr Biggere, impersonato dall'attore Warner Oland nelle
numerose trascrizioni hollywoodiane delle sue avventure [non tutte sulla base
di storie di pugno dell'autore) segna il trionfo della totale accettazione
dell'« outsider ›. L'ombra sinistra del « chink » di Sax Rohmer, Fu Manciù, anch'essa
più volte proiettata sullo schermo, si trasforma nella panciuta e più gradevole
« silhouette › dell’orientale che mette tutta la sua saggezza, nonché tutta la
sua astuzia, al servizio della legalità, né più né meno come fanno il
giapponese signor Moto di John P. Marquanld e l'hawayano Johnny Aloha di Dray
Keene.
Ma il contributo essenziale della cultura americana
alla « detective story » è indiscutibilmente uno strano rampollo della
letteratura sulla violenza urbana che imperava negli anni venti e trenta: una
quanto mai realistica descrizione della corruzione nella grande città il cui
supporto è dato dalle peripezie del «private eye››. Questi non ha più nulla in
comune con il «dandy » «diventato «almateur sleuth ››: la moderna « detective
story » americana non rappresenta più simbolicamente la capitolazione ai
dettami del sentimentalismo, del freddo rompicapo e del lieto fine, ma ci dà la più piena affermazione dell'orrore
sociale della società capitalistica americana. Geograficamente il « private eye
››, il « detective », lo « shaimus ››, lo « sleuth », l'« operator » delle
varie agenzie investigative, eredi della famosa Pinkerton, è uno «easterner ››
›[anche se spesso le sue azioni hanno luogo in California] ma la
sua derivazione ideologica e mitopoietica è quella del « westerner ››, l’incarniazione
dell'innocenza dell'uomo che è sempre vissuto a contatto della natura, al
cospetto della frontiera, e che adesso si muove cercando di restare senza macchia
attraverso la corruzione che abita la grande città. Tale parentela non è
sfuggita a Dashiell Hammett: che nel racconto « Corkiscrew » ha fatto del suo
tarchiato « operator ›› lo sceriffo di una cittadina del West. Né è sfuggito a
Donald C. Siegel che in Coogan's Bluff
(1968, L'uomo dalla
cravatta di cuoio)
dapprima manda il suo «deputy » di contea [Clint Eastwood) ad arrestare un capo
indiano fuggito dalla riserva e successivamente lo spedisce in jet in trasferta
a New York, dove prendere in consegna un malfattore da estradare (Don Stroud).
Nel film di Donald C. Siegel le disavventure del ,«
westener › gettato nel calderone rutilante della società urbana, industriale e
permissiva si prestano a diventare supporto di un’apologia della società
agricola che non è lontana dal fascismo alla Goldwater. Nel racconto di
Dashiell Hammett invece [e in generale in tutta l'opera sua) lo «shamus
›› irreprensibile è l'onesto proletario che si guadagna da vivere con il suo
duro lavoro e illumina per contrasto la spietata e perversa società dei ricchi;
ed egli non parla o si muove con la pedantesca condiscendenza del C. Auguste
Dupin ma nel linguaggio del popolo. (continua)
Franco Ferrini, I GENERI CLASSICI DEL CINEMA
AMERICANO, BIANCO E NERO, 1974 Fascicolo ¾
mercoledì 15 maggio 2019
Лари́са
"I'm giving you my word
that there's nothing, there's no frame in my film, not a single one, that
doesn't come from me as a
woman. I've never engaged in copycatting, never tried to imitate men, because I
know very well that all the efforts of my girlfriends, both older and younger than
me, to imitate men's cinema were just nonsensical, because all this is
secondary. But I make a distinction between ladies, and men's cinema. There's
no women's and men's cinema. There's ladies, cinema and there's men's cinema.
Men, too, can do perfectly well the ladies, sentimental needlework. But a
woman, as one half of the humankind origin, can tell the world,
reveal to the world some amazing things. No man can so intuitively discern some
phenomena in human psyche, in nature as a woman can".
"Vi do la mia parola che niente, nemmeno un’inquadratura del mio film,
che riguardi me o le donne, è stato copiato da nessuno. Non ho mai tentato di
imitare gli uomini, perché so che tutti i tentativi delle mie colleghe più
giovani o più anziane di imitare il cinema maschile sono privi di senso perché
sono secondari. Voglio fare, però, una distinzione tra il cinema delle donne e
quello degli uomini perché non esiste un cinema femminile e un cinema maschile.
Anche gli uomini sono capaci di rappresentare gli affari sentimentali delle
donne. Mentre le donne, intese come la metà del genere umano, riescono a
raccontare il mondo e tutte le cose straordinarie. Nessun uomo è in grado di
intuire i fenomeni della psiche e della natura umana come riesce a fare una donna".
Larisa Efimovna Shepitko (1938 - 1979)
lunedì 13 maggio 2019
Men & Networks
This might just do nobody any good.
At the end of this discourse a few people may accuse
this reporter ... of fouling his own comfortable nest ... and your organization
may be accused of having given hospitality ...to heretical and even dangerous
ideas.
But the elaborate structure of networks, advertising
agencies and sponsors ... will not be shaken or altered.
It is my desire, if not my duty, to try to talk to you
journeymen with some candor ... about what is happening to radio and
television.
And if what I say is responsible... I alone am
responsible for the saying of it.
Our history will be what we make of it.
And if there are any historians about 50 or 1 00 years
from now ... and there should be preserved the kinescopes ... of one week of
all three networks ... they will there find, recorded in black and white and in
color ... evidence of decadence, escapism and insulation ... from the realities
of the world in which we live.
We are currently wealthy, fat, comfortable and
complacent.
We have a built-in allergy to unpleasant or disturbing
information.
Our mass media reflect this.
But unless we get up off our fat surpluses and
recognize that television in the main ... is being used to distract, delude,
amuse and insulate us ... then television and those who finance it ... those
who look at it
and those who work at it ...may see a totally
different picture too late.
Quello che sto per dire a molti non
piacerà.
Alla fine del mio discorso ...alcuni
accuseranno questo reporter di sputare nel piatto in cui mangia ...e la vostra
organizzazione potrà essere accusata di aver ospitato ...delle idee eretiche e
addirittura pericolose.
Ma la struttura articolata di network,
agenzie di pubblicità e sponsor ...non subirà scossoni, né sarà alterata.
E' mio desiderio mio dovere parlare
a tutti voi ...di ciò che sta accadendo alla radio e alla televisione.
E se ciò che dico è responsabile
...allora io solo sono da ritenere responsabile.
La nostra storia sarà quella che noi
vogliamo che sia.
E se fra 50-100 anni degli storici vedranno
le registrazioni settimanali ...dei nostri tre network ...si ritroveranno di
fronte a immagini in bianco e nero, o a colori...prova della decadenza, della
vacuità e dell'isolamento dalla realtà...del mondo in cui viviamo.
Ora siamo tutti grassi, benestanti, compiaciuti
e compiacenti.
C'è un'allergia insita in noi alle
notizie spiacevoli o disturbanti.
E i nostri mass media riflettono
questa tendenza.
Ma se non decidiamo di scrollarci di
dosso l'abbondanza ...e non riconosciamo
che la TV soprattutto ...viene
utilizzata per distrarci, ingannarci, divertirci e isolarci ...chi la finanzia,
chi la guarda e chi ci lavora ...si renderà conto di questa realtà ...quando
ormai sarà troppo tardi per
rimediare.
George Clooney, David Strathaim, Good Night, and Good Luck, 2005
domenica 12 maggio 2019
LA CITTA' E LO SPAZIO in Vittorio De Sica - Vita di Umberto
Non per nulla ad Umberto, tornato dall'ospedale e in
cerca del cane e della servetta, compare invece sulla vetrata nel fondo del corridoio
l'ombra minacciosa della padrona: un momento figurativo che, come a volte
capita nel cinema di De Sica - e un altro lo abbiamo ricordato più sopra per
quel che riguarda i ricchi borghesi di Miracolo
a Milano - sembra attinto a certa iconografia disneyana. Il corridoio,
insomma, è il teatro emblematico del calvario morale del protagonista all'interno
dello spazio chiuso e ostile della casa.
Il nucleo di base della corsia dell'ospedale, invece,
rende un'effimera impressione di ordine, di serenità, di pacificazione.
Naturalmente, l'impressione e falsa. La vita dell'ospedale poggia sulla
menzogna, sull’ipocrisia, e il bianco che ne è il colore dominante, se da un lato
attenua il rigore arcigno del primario e della suora, mostra bene d'altro canto
la sua funzione di copertura tutt'altro che efficiente. La corsia si allunga
verso la fine dell'ampia sala, mostrando una successione ordinata di lettini e
malati. Ma l'indifferenza e la meschinità vi allignano non meno che negli altri
spazi di Umberto: due figli in visita mostrano apparente cordoglio davanti al
padre morente, ma appena rimasti soli si lanciano in una discussione di interessi
economici, il vicino insegna al protagonista l'importanza della menzogna
melliflua, la suora raccomanda i devoti per un prolungamento dell'ambito
soggiorno distribuendo rosari e biscotti, ecc. , ecc.
Infine, il giardino pubblico, ritmato sul lato destro
dell'inquadratura dall'intermittenza delle panchine e da un filare di alberi.
Il giardino è il teatro della risoluzione finale del protagonista, del suo vero
e proprio testamento, che però viene rifiutato con un sorriso sprezzante dall’istitutrice
della bambina cui Umberto vorrebbe affidare il cane, per lui l'unico amico
fedele, per la donna soltanto un grattacapo e un’occasione di lavoro in più.
Passato il ponticello — una mitologica porta sulla morte — e fallito il suo
tentativo di suicidio, Umberto tornerà ad inserirsi nella prospettiva del
giardino, nel suo verde animato e strillante, perdendosi per una volta in essa
mentre uno sciame di ragazzini vocianti invade lo schermo. Per un momento
brevissimo e assoluto Umberto ha trovato una sua pace dimentica in un surrogate
di natura, in uno spazio infinito perché infinita è la dimensione prospettica
che ce lo porge *.
Solo a quel punto Umberto e veramente morto, alla vita
ed al film. Nessuna caduta dalla finestra sul selciato percorso dalle rotaie del
tram, nessun treno che travolga in un vortice di polvere e di fumo un vecchio
ed il suo bastardo dagli «occhi intelligenti »: soltanto un campo lunghissimo
nel quale l'immagine ludica della loro triste vita sfuma nelle mille
possibilità della morte. (continua)
giovedì 9 maggio 2019
Andrej Tarkovskij in Sicily - Rondi's fight
July, 23, 1980 Taormina
Lay in the sun. Was interviewed
by two journalists. Tilda has arrived from Rome but still
hasn't telephoned me. Early to bed.
July, 24, 1980 Taormina
Narymov has arrived with a very
pretty daughter. Surikov wired to tell me to come a day earlier.
To hell with them. I shan't have time to do anything in Rome.
There was a big, fairly boring
press conference, and after it Rondi congratulated me on my success.
Incidentally, in the evening, at
supper, Rondi almost had a fight (! ?) with the waiter
because he wouldn't bring him coffee from the bar. There was quite a little
scene.
I rang
Franco in Rome. And Brigitte Fossey's agent rang
to say that Fossey is prepared to
drop everything to come and film
with me. (Discuss it with Norman, urgently. Tomorrow I'll ask Rondi
to talk it over with Fichera, he is arriving here tomorrow;
Golumbino is already here.)
Larochka! Tyapus! Dakus! How I
miss you all! Please God we shall see each other soon.
Tomorrow morning I'll try and ring Moscow.
Andrej Tarkovskij, The Diaries, 1970-1986
mercoledì 8 maggio 2019
Isa Miranda interamente calabrese
ISA MIRANDA CI PARLA DI
“Patto col diavolo”
Isa Miranda e un'attrice
assai cara al pubblico italiano. Il suo nome è legato a quello di
innumerevoli film, da lei interpretali
in Italia ed in America. Oggi Isa
Miranda è in piena attività ha
appena terminato il film « le Mura dei Malapaga», ha già partecipato al primo
colpo di manovella del film « Patto
col diavolo », di cui sarà regista Luigi Chiarini.
«L'interesse maggiore che assume per me questo film — ci dice Isa Miranda
— sta nel fatto che esso costituisce una esperienza nuova nella mia carriera di attrice: per la prima volta, cioè, io ho
preso contatto con un personaggio non convenzionale, ma semplice, sincero ed umano"... l'azione del film si svolge interamente
in Calabria. Protagonisti —
naturalmente — un uomo ed una
donna, figli di ricchi
possidenti in lotta tra loro
per il predominio sulla zona. I due giovani sono attratti da reciproco amore, ma il contrasto delle loro famiglie che culmina con l'uccisione del padre della
ragazza da parte di un sicario del giovane, li separa il giorno stesso del matrimonio.
«E allora? — chiediamo
con curiosità a questo punto.
«Allora — risponde
scherzosamente la Miranda —
succede i quel che capita sempre nelle storie del genere. I due giovani decidono di uccidersi. Lo strumento scelto per darsi la
morte è il treno. Il film ha
quindi una specie di finale
alla Anna Karenina, ma doppio».
Testo: l’UNITA’, Domenica 13 febbraio 1949
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