È
quanto succede nella Casa del corvo (sceneggiato
dallo scrittore di romanzi polizieschi John
Dickson Carr, in cui il
protagonista (Joseph Cotten] accoglie in sé i caratteri di Edgar Allan Poe e
del C. Auguste Dupin. Anche lo stesso Poe è stato costretto a dissolvere
completamente la barriera tra arte e vita, tra lo scrittore e l'investigatore,
provvedendo nel « Mistero di Marie Roget ›› a dare soluzione a un caso
criminale dell’epoca rimasto insoluto. Ma è soprattutto in « Eureka ›› che
Edgar Allan Poe ha tentato di liberarsi della propria maschera, dando risposta
al più sconcertante «whodunit» il «chi è stato?›› possibile e immaginabile: il
caso della Creazione. In questa «detective story» cosmogonica Poe cerca di dimostrare
che il mondo deve ritornare a Dio, il Creatore, il Maestro, l'Ingegnere - Architetto,
a prezzo del sacrificio della creatura. «Cerchiamo di capire, egli afferma, che
la Natura tende a scomparire, e che Dio solo deve rimanere, intero, unico e
completo». L'essenziale di «Eureka›› consiste nel tentativo di far convergere
compulsione della ricerca e strutture dell'universo. Ma questo tentativo
non e che un'auto-difesa. Edgar Allan Poe mira in realtà a dimostrare che non
vi sono né maniaci, né artefici persecutori ma soltanto spettatori della loro
ritirata e della loro estromissione, postulando una perfetta sintesi tra
conoscenza, natura e poesia. Le ultime due creano le loro forme per scopi
comuni. Spetta poi alla conoscenza prospettare questa unità d’azione e
d'indirizzo, in vista dello scioglimento risanatore di ogni tensione dolorosa. (continua)
Franco Ferrini, I GENERI CLASSICI DEL CINEMA
AMERICANO, BIANCO E NERO, 1974 Fascicolo ¾










