mercoledì 13 febbraio 2019

LA CITTA' E LO SPAZIO in Vittorio De Sica - Reclusione/Libertà

 Specificamente, il cinema di De Sica si offre, in termini spaziali, come un’opera strutturata su una serie di opposizioni sostanzialmente tutte riconducibili ad una fondamentale: Spazio aperto/Spazio chiuso (o, se si vuole, “reclusione “/” libertà”). Fin da Sciuscià (1946), i cui titoli di testa si snodano sullo sfondo immobile della prigione per ragazzi e la cui prima sequenza presenta, al contrario, una immagine di libertà campestre, di spazi aperti e naturali (della quale la corsa fra i cavalli è il vistoso emblema), l'opposizione e la dominante che polarizza ogni singola opera ed insieme tutto il “corpus” dell’intero periodo in questione. D'altro canto, non va dimenticato che essa già si intravedeva in opere precedenti: si pensi a Teresa Venerdì (1941) o allo stesso Un garibaldino al convento (1942). Se la città, e ciò che le si oppone, e, come vedremo, Io sfondo generale dei cinema di De Sica, l’ossessione della reclusione ne è un'immagine rappresentativa e significante. Il cellulare che trasporta in Sciuscià i due amici — mentre, si noti, all'esterno un gruppo di bambini corre felice nel gioco — tornerà anche in Miracolo a Milano [195O] e per certi versi nello stesso Umberto D. [1952], quando il protagonista si avventura nella penosa odissea del canile. Collegio, cellulare o prigione, il luogo della reclusione è senza dubbio un'ossessione costante. Ma essa trova altre immagini per esprimersi oltre a quelle, per così dire, istituzionali. In Sciuscià, dopo il processo, gli imputati ormai ritenuti colpevoli lasciano sotto scorta |'ampio cortile del tribunale per incanalarsi in una sorta di buio cunicolo che li porterà di nuovo nella prigione. In Stazione Termini [1953] i due amanti, scortati da poliziotti e ferrovieri, vengono condotti, dopo essere stati sorpresi nel vagone vuoto, al commissariato della stazione attraverso quella specie di discesa agli inferi  che è il buio sottopassaggio. in un certo senso, e con implicazioni ben più ampie, lo stesso avviene all’inizio di Umberto D. quando le jeep  della celere costringono i dimostranti, spauriti e disorganizzati, ad imboccare un vicolo stretto e in ombra abbandonando la piazza soleggiata della dimostrazione, ormai preclusa dai veicoli della polizia che di traverso ne sbarrano l’entrata.
Si noterà che collegio, cellulare o prigione, cosi come polizia e tribunale, sono comunque luoghi o fatti istituzionali, emanazioni <<sociali » tese in un modo o nell’altro a limitare la libertà di individui spesso profondamente  liberi. La città, insomma, nella sua organizzazione e nei suoi aspetti “reclusivi” diventa termine di opposizione nei confronti dell'individuo. In questo senso, forse, non è casuale che in Ladri di biciclette [1948] gli unici ad aiutare fattivamente, anche se inutilmente, il derubato siano proprio i netturbini, là dove praticamente nessuno presta attenzione al suo dramma. Anzi, proprio in Ladri di biciclette tutta la seconda parte del film è giocata sull'opposizione fra la disperazione del protagonista e l’atmosfera festosa catalizzata dalla partita di calcio cui in più di un momento dell'opera vien fatto esplicito riferimento (ne accennerà lo stesso Ricci chiedendo al figlio informazioni sulla squadra del Modena: ottimo correlative oggettivo della sua estraneità all'avvenimento e all‘atmosfera rilassata e festosa che esso comporta. (continua)

Franco La Polla, BN BIANCO NERO, MENSILE DI STUDI SUL CINEMA E LO SPETTACOLO 9/12, 1975


giovedì 7 febbraio 2019

Gratitude



As the day breaks we look to the sun in gratitude for the evening.
As the sun sets we look to the moon in gratitude for the day.

Quando il sole sorge guardiamo il sole in segno di gratitudine verso la sera.
Quando il sole tramonta guardiamo alla luna in segno di gratitudine verso il giorno.
Momoko Andō0.5 mm (0.5ミリ2014 

mercoledì 6 febbraio 2019

Cine-Teatro Peloro



Il Teatro Peloro
riprende il suo clclo di vita artistica

Nelle immediate vicinanze di piazza Cairoli e, propriamente di Via dei Mille e via Tommaso Cannizzaro, si erge nella maestosità delle sue linee architettoniche, il Cinema-Teatro Peloro, uno dei locali preferiti dal pubblico messinese.
Costruito con criteri dettati dalla tecnica moderna non molti anni prima della guerra, il bel teatro rimase semidistrutto nel corso delle violentissime incursioni aeree. Oggi è ritornato a nuova vita e conferisce, nel suo complesso architettonico, una nota di dignità e di eleganza alla nostra risorgente Messina. Con la vasta sala, con gli eleganti palchi, con la sua tribuna e la sua galleria, il Peloro costituisce quanto di meglio e di più moderno si possa avere nel campo delle costruzioni teatrali. Ha una capacità di complessivi 1200 posti e una acustica che, bene a ragione, può definirsi perfetta.
Sin dal 16 novembre 1945 giorno della sua riapertura sul suo schermo sono stai proiettati numerosi film italiani ed esteri, tra cui il tecnicolor Il Fantasma dell’Opera, La schiava del male, Quella di cui si mormora, Il sapore del delitto, L’agente confidenziale, Ombre malesi, Addio per sempre, Il passatore, e L’on. Angelina, che tanto successo di pubblico e di critica ha ottenuto al Festival di Venezia.
Per quanto riguarda il teatro, poi, l'attuale crisi teatrale peserà anche sulla nostra città. Malgrado ciò, il Peloro, che in passato ci ha dato la possibilità di vedere la compagnia di prosa di Guglielmo Giannini e le compagnie di rivista di Carlo Campanini e di Nello Ascoli (Becco Giallo N. 2), farà di tutto per assicurarsi delle ottime compagnie anche se ciò comporterà, il sostenere sacrifici non indifferenti.Questo il programma per la stagione in corso del Cinema-Teatro Peloro, tanto caro ai messinesi, e che, egregiamente diretto dal dott. Torta, sarà sempre degno della vecchia tradizione artistica della nostra città.
Assa

Gazzettino Peloritano  ARTISTICO MONDANO LETTERARIO APOLITICO  Anno 1  N. 1 Messina Giovedì 16 Ottobre 1947



lunedì 4 febbraio 2019

A beautifully purposeless process|of society suicide




Modern science.
Rampant technology.
Conscience by computer.
Modern art.
Dispassionate draftsmen.
Foreign policy.|- Brave new weapons.
Today's youth.|- Joyless, guideless.
- Today's religion.|- Preachment by popularity polls.
Standard of living.|- A TV in every room.
Education.|- A TV in every room!
The world's future, Mr. Gordon.
Brave new hates, brave new bombs,|brave new wars.
The coming generation.|- Test-tube conception, laboratory birth...
TV education, brave new dreams,|brave new hates, brave new wars...
a beautifully purposeless process|of society suicide.

La scienza moderna?
Aggressiva tecnologia.
Coscienza meccanizzata.
L’arte moderna?
Abbozzi senza anima.
La politica estera?
Ancora nuove armi.
La gioventù …  di oggi?
Desolata! Negletta!
La religione di oggi!
Prediche per comizi popolari.
Il tenore di vita?
La TV in ogni camera.
L’istruzione?
La TV in ogni camera.
Io mondo del futuro Signor Gordon.
Certo nuovi odi. Certo nuove bombe. Certo nuove guerre
La prossima generazione?
Concepimento in vitro. Nascita in laboratorio. Istruzione televisiva. Certo nuovi sogni. Certo nuovi odi. Certo nuove guerre!
Un processo stupendamente vano di suicidio collettivo!
Ralph Nelson, Cliff Robertson, CHARLY (I due mondi di Charly), 1968

domenica 3 febbraio 2019

Has man truly realized his dream?


Has man truly realized his dream?
To answer that, we must isolate the dream.
Was the dream to attain the ability to fly?
Or was the dream the freedom that true flight seemed to offer man?
We may also touch on the mortal damage man is doing to birds' environment in comparison to the piddling nuisance birds cause man.
It may someday be necessary to build enormous environmental enclosures to protect both man and birds.
But if so, it is questionable whether man will allow birds in or out, as the case may be.

Ha l’uomo veramente realizzato il suo sogno?
Per rispondere dobbiamo analizzare il sogno.
Il sogno era raggiungere la capacità di volare?
O era invece il sogno della libertà, che il vero volo sembrava offrire all’uomo.
Potremmo anche accennare ai danni mortali che l’uomo sta recando all’habitat degli uccelli confrontandoli con i pochi fastidi che gli uccelli recano all’uomo.
Un giorno, chissà, potrà rendersi necessaria la costruzione di immense riserve per la protezione delle condizioni ambientali dell’uomo e degli uccelli.
Ma in tal caso, è lecito chiedersi, se l’uomo permetterà agli uccelli di entrarvi.
Robert AltmanRené Auberjonois, Brewster McCloud, 1970

giovedì 31 gennaio 2019

Lovely Rita


a Nitto Scaglione Rita Hayworth



Gazzettino Peloritano  ARTISTICO MONDANO LETTERARIO APOLITICO  Anno 1  N. 1 Messina Giovedì 16 Ottobre 1947

mercoledì 30 gennaio 2019

LA CITTA' E LO SPAZIO in Vittorio De Sica - & Zavattini


Senza ovviamente voler togliere nulla al cinema di De Sica come una certa critica ce lo ha porto e commentato, potrebbe rivelarsi utile una lettura in questa chiave nel senso in cui Freud proponeva una lettura del sogno che tenesse ampiamente in conto quel che del sogno usualmente si perde per il puro fatto che già lo si possiede: sfondo o particolare, il contenuto latente è dietro di esso, pronto a parlare, solo che si voglia decifrare l'elementare linguaggio dell'evidenza.
Che nel decennio indicato — ma in certo modo anche al di qua e al di là di esso — ii cinema di De Sica sia un cinema urbano è un fatto incontestabile. Pure, non va dimenticato che la matrice di quella poetica che per comodità definiremo brevemente neorealista mostra spesso un'evidente << coté » rurale: da Vergano a De Santis non poche volte è la campagna a dominare la scena, un ambiente per lo più semplice, immediato, dimesso, a volte dialetticamente evidenziato da un termine oppositivo  (vedi, ad esempio, i signori di campagna — del resto non a caso compromessi con i nazisti — in II sole sorge ancora). Lo stesso film di Visconti più direttamente assimilabile ai neorealismo (ma che al tempo stesso lo supera in modo decisivo), La terra trema, si svolge in un ambiente del genere. E la campagna ritorna più di una volta in un altro regista dagli interessi preminentemente urbani come Rossellini, da Paisà a Francesco giullare di Dio.
Ma quel che più importa è il fatto che in questi registi ii tema urbano, quando compare, è affrontato con il sospetto e la sfiducia di una cultura, di una visione dei mondo i cui affetti sono decisamente legati a una ricerca di semplicità e di valori che la città non può dare. E persino in un film la risoluzione positiva del cui problema sembra connessa a uno sfondo urbano come Viaggio in Italia, in realtà è una cultura sostanzialmente tradizionale e rurale che catalizza la riconciliazione dei due protagonisti {pensiamo naturalmente alla sequenza della processione]. Il discorso è grosso e investe un campo che va oltre l'opera di De Sica e che coinvolge non tanto la poetica quanto la matrice culturale del neorealismo 4.
E purtroppo dobbiamo fermarci a questo punto.
Ora, non crediamo vi sia dubbio — e proprio questo tenteranno di dimostrare queste pagine — che la persistente immagine della città nel cinema di De Sica partecipi, con stilemi, temi e sfumature tutte particolari, di questa più ampia sfiducia nei confronti della morale, della cultura e in genere della sociologia urbana caratteristiche del cinema neorealista. Poco importano qui le ragioni individuali del fenomeno, anche se non a caso sia De Sica che Zavattini provenivano originariamente da ambienti certo più vicini a una cultura rurale (Sora e Luzzara) che cittadina. Rossellini, ai contrario, era romano e Visconti milanese. IL problema, Io si vede, va ben oltre ii singolo caso. (continua)

4 Ci sembra quindi che Bazin non colga il bersaglio ponendo il rapporto fra città e campagna, nel cinema neorealista, in termini cronologici, quando invece ii problema va comunque affrontato in termini contestuali. Ibid., p. 46.

Franco La Polla, BN BIANCO NERO, MENSILE DI STUDI SUL CINEMA E LO SPETTACOLO 9/12, 1975

La foto originale e qui: