Mimmo Addabbo - Lolli,Ubaldo Vinci, Gianni Parlagreco,Catalfamo,Fabris, Valentino,Margareci,Crimi,Fano e i Sigilli
giovedì 13 ottobre 2016
domenica 9 ottobre 2016
La critica e l'ex ciacchista
Questa che segue è una delle prime pubblicazioni, come critico
cinematografico, di Sandro Anastasi, meglio noto come docente di diritto del
lavoro. Per molti la sua garbata figura è legata, oltre che alla sua attività giornalistica,
ad un momento irripetibile della cultura cinematografica messinese, gli anni sessanta/settanta
del Festival Cinematografico di Messina e Taormina, stagione che egli portò
avanti dapprima con la Settimana del
Filmnuovo all’interno del Festival
delle Nazioni e successivamente con l’esordio di Taormina Arte.
Oggi a sollevare le sue riserve al film di Sergio Leone ci
hanno pensato il tempo intercorso dalla prima apparizione e le innumerevoli
edizioni del film: dal 16 mm della Sanpaolo Film alle ultime edizioni in
digitale.
LE PRIME DEL CINEMA
C’era una volta il West
Sergio Leone, antesignano del «western all'italiana››, si è
impaniato in una narrazione complessa, involuta, sproporzionata e, se vogliamo,
narcisistica: con «C'era una volta il West», infatti, il regista italiano si
dilunga in uno spettacolo che si protrae per tre ore, nel
quale si diluiscono (fino a scomparire)
i dati positivi della sua fatica, senza che, peraltro, emerga la
impronta decisa dell'opera di valore.
Con film quali «Per
un pugno di dollari» e «Per qualche dollaro in più» l'ex ciacchista di Soldati
ha portato una ventata innovatrice nel genere western. Superati i moduli consolidati
dalla tradizione hollywoodiana, Leone è riuscito a realizzare lavori
stringenti, decisi, aggressivi, in una parola adeguati ai tempi, nel rifiuto di una vieta retorica
manieristica. Non si è trattato di opere d'arte, ma a Leone va ascritto,
comunque il merito di questa sua
sostanziale e comprovata capacità di superamento dello schematismo, in un
coraggioso(e riuscito) tentativo di modernizzare un parametro in sé
cristallizzato dal tempo. Questo suo slancio iniziale, tuttavia, si è andato
scemando; e la verifica che viene offerta da <<C'era una volta il West»,
trova riscontro, (a ben guardare) già ne «Il buono, il brutto, il cattivo››.
In realtà il limite di Leone (non sembri un controsenso) ci
appare quello di aver tentato (specie in questa ultima fase del suo impegno
cinematografico) di superare se stesso, rinunciando alla sua vocazione originaria e originale e, quindi, alla sua genuinità.
«C'era una volta il West», mentre si propone intenti di
analisi psicologiche, non regge al proposito; mentre nasce come western,
firmato da Sergio Leone (e ormai... «noblesse oblige»), si appesantisce involvendosi
in un ritmo, esasperatamente lento; mentre propone un tema narrativo, si
dissolve in piani diversi, che frazionano quella che dovrebbe essere la
sostanziale unitarietà della vicenda. In definitiva le cose buone, pur presenti
in questo film, vengono sommerse o non sono adeguatamente valorizzate,
disperdendosi nel complesso magmatico di situazioni,fatti e figure
rappresentati. Inoltre il tessuto connettivo del filmmostra l’usura delle
vicende, in fondo piuttosto comuni e ricorrenti nell’epica del western.
Ci troviamo, infatti, di fronte a due temi fondamentali,
dalle reciproche implicazioni: l’ansia dei cattivi di appropriarsi dei terreni,
il cui valore è destinato a salire in vista del giungere della ferrovia, e il
desiderio di un soggetto, «Armonica», di vendicare la morte del fratello.
Naturalmente il regista, che in effetti conosce il mestiere,
sfrutta lino in fondo le possibilità offerte da questi spunti; ne nasce un
intreccio elaborato che si sviluppa, giungendo infine ad una inevitabile
conclusione.
Ma vediamo, un pò più dettagliatamente la trama dei
soggettisti Argento e Bertolucci, avendo
cura di ricordare che in questa sede non è possibile precisare i diversi
passaggi filmici.
La vicenda è ambientata nella seconda metà del XIX secolo;
una donna deve difendersi dalle mire di un individuo senza scrupoli, che vuole
appropriarsi delle terre altrui, con evidenti intenti speculativi. Alla
poveraccia, rimasta sola perché il marito (che l’ha sposata in seconde nozze,
consentendole di rifarsi una vita) è stato ammazzato da un fuorilegge non mancherebbero le protezioni, però non del
tutto disinteressate. A sistemare la situazione ed a punire il cattivo,
sopraggiungono finalmente due strani figuri, dei quali uno è <<
Armonica», cosi trasparentemente battezzato perché suona sempre un'armonica a
bocca. Giustizia sarà fatta; molti moriranno e <<Armonica›>, per di
più potrà vendicare l’impiccagione del fratello, al quale - dopo la morte - era stata messa in bocca
proprio un'armonica.
Come traspare da questi brevi cenni, relativi alla storia
sviluppata in «C'era una volta il West», l’aspirazione di perfezionismo del
regista non trova riscontro nel fatto filmico. La confezione elaborata e poco spontanea, anche se elegante, non può
sanare le palesi deficienze di struttura e contenuto; in sintesi, Sergio Leone
può essere accusato di aver lavorato senza volgere lo sguardo al passato. In
vista di una, prospettiva, indimensionata, proponendosi obiettivi di ampio
respiro il regista ha reso opaco lo smalto che aveva caratterizzato sua m
migliore produzione senza acquisire gli elementi di una nuova, autonoma
vitalità narrativa
Gli interpreti, almeno per la maggior parte, hanno sostenuto
il peso di un lavoro che, su questo piano, può essere ritenuto più che
soddisfacente. Ottimo Henry Fonda, alle cui indubbie capacità si accoppia un apprezzabile senso di misura; gli specialisti (Charles
Bronson, Jason Robards, Frank Woolf e Woody Stroode) hanno lavorato con
inusitata sobrietà, mentre Gabriele Ferzetti e Paolo Stoppa sono incisivi
quanto basta. Claudia Cardinale, invece, ci sembra legata ad un cliché dal
quale - a nostro avviso - riesce a svincolarsi solo in qualche momento e con
molto sforzo.
Sandro Anastasi
GAZZETTA DEL SUD, Sabato 28 dicembre 1968
Il prof. Sandro Anastasi alla destra di Roger Corman
a lui è dedicata questa che è ormai la più riuscita cover del celebre tema musicale
giovedì 6 ottobre 2016
mercoledì 5 ottobre 2016
Le Divine popolo bambino
OGGI
GIANNA MARIA
CANALE - GRAZIA MARIA SPINA
In quel tempo in cui il cinema era il CINEMA e quando le sale adibite a
quel tipo di spettacolo erano più o meno diffuse lungo la penisola e le isole,
tra il pubblico vi era il popolo bambino la cui fantasia veniva eccitata da
avventure di vario genere e tipo. A far nascere contese ludiche tra il popolo
bambino con innocenti sogni muliebri in Totalscope ci pensavano regine principesse o popolane
vestite alla moda che andava dalla mitologia alla bibbia arrivando ai tempi di
Victor Hugo, Alexander Dumas, Emilio Salgari. Il gentile volto spesso
corrispondeva a quello di Gianna Maria Canale contrapposto a Grazia Maria Spina,
in competizione con Ettore Manni, Gordon Scott o a minacciosi sfidanti come
Livio Lorenzon. Quelle muse ne uscivano sempre vittoriose sui loro colleghi
maschi che le impalmavano, arrossando gli occhi di quel pubblico bambino non
ancora contaminato, se non da Topo Gigio o dalla Nonna del Corsaro Nero.
lunedì 3 ottobre 2016
Prossimamente miracoloso
Questo che ora vedete di seguito, presentato dall' ENIC, è più che un prossimamente al cinema. Oggi si svela come il più bell'omaggio a Vittorio De Sica (l'amico dei ragazzi) o, per lo meno, un omaggio al regista ed ai suoi film sino all'anno di uscita di Miracolo a Milano (1951). Il merito è soprattutto di Francesco Golisano, in quel celebre film interpretava Totò, che con il suo volto bonario ci introduce nei precedenti lavori del maestro De Sica e soprattutto nella sua poetica.
domenica 2 ottobre 2016
CHARLES FARREL
Un giovanotto snello, robusto, dalle chiome increspate e dalla
fisionomia dolce, un uomo semplice dal sorriso franco e ingenuo, un giovanotto
dall’aria socievole e bonario, ecco in brevi parole la presentazione di Charles
Farrel.
Questo attore che improvvisamente si è elevato alla categoria di “
astro ” nel firmamento cinematografico, era circa due anni fa uno dei tanti
innominati che lavoravano nella settima arte, uno degli innumerevoli che
aspiravano a poter circondare il proprio nome dell’aureola della fama. Gli è
bastata una opportunità e ha saputo raggiungere di colpo il posto che tanti e
tanti si erano sforzati invano di raggiungere e che non erano mai riusciti a
conseguire. La dea fortuna ama i giovani e specialmente i giovani dal sorriso
luminoso come Charles Farrel, e un bel giorno la tanta sospirata dea si è
lasciata conquistare anche essa dal bel fanciullo e gli ha concesso la gloria e
la ricchezza.
Ciò che colpisce la fantasia di molti aspiranti agli onori dello
schermo è la facilità con cui sembra si possa raggiungere tale scopo, ma invece
non è così; non basta possedere buoni muscoli, un’andatura elegante, o un viso
regolare per poter riuscire, la cinematografia ha una grandezza spirituale sua
propria e soltanto chi riesce ad esprimerla raggiunge la notorietà. Le
complesse attitudini dell’animo umano richiedono una comprensione che solo un
cervello raffinato e una sensibilità squisita possono raggiungere; la bellezza
il più delle volte si accompagna con la povertà d’intelletto e quindi il
successo che talvolta è facilmente raggiunto è effimero come la vita di un
fiore e con eguale prestezza viene dimenticato.
Nel caso di Charles Farrel abbiamo invece un giovane pieno di
naturalezza e intelligenza che ha perseguito la sua meta con pazienza, con
tenacia, con sacrificio fino a che nel giorno della prova la preparazione ha
dato i suoi frutti ed ecco che in Settimo
Cielo segna un trionfo con la creazione di un personaggio che resterà
indimenticabile in quanti hanno avuto la fortuna di vederlo. In tutte le parti
del mondo il nome di Charles Farrel è passato su tutte le bocche con
ammirazione, con meraviglia, con entusiasmo.
Nessun altro attore nella storia della Cinematografia ha saputo
raggiungere così di colpo la fama e la notorietà conseguite da Charles Farrel
nell’interpretazione di Settimo Cielo e non è ha dirsi che il successo del giovane
attore sia stato dovuto a un caso fortuito perché dopo Settimo Cielo Charles Farrel ha entusiasmato i pubblici di tutto il
mondo nella sua interpretazione di Danzatrice
Rossa e Angelo della Strada e ora
ha riportato un grande successo nel film Il
Fiume e si prepara a un nuovo trionfo nel suo grande capolavoro per la
prossima stagione La stella della fortuna.
Come tutti i giovani attori celebri anche egli ha trovato una
rispondenza, diremmo quasi un comunione di sentimento con Janet Gaynor, la
piccola grande attrice che come nessuna altra ha saputo interpretare il film
già sopra nominato, e la direzione di un uomo di nobile intelletto come Frank
Borzage con fine intuito e squisita sensibilità ha saputo comprendere l’animo
dei due attori appassionandoli nella interpretazione dei drammi da lui diretti.
Come Janet Gaynor si direbbe creata per interpretare i drammi
cinematografici accanto a Charles Farrel così reciprocamente si potrebbe dire
che Charles Farrel è l’unico uomo che può stare accanto a Janet Gaynor, e
infatti a riprova di ciò basterebbe considerare l’interpretazione che Charles
Farrel ha fatto accanto a un’altra grande attrice, a la Greta Nissen nel film L’oasi dell’amore.
Per quanto il successo sia stato caldo e universale ciò non pertanto
tutti gli ammiratori dello schermo cercavano invano accanto alla maschia figura
del giovane la piccola ombra di Janet Gaynor, si avvertiva nell’azione
dell’eroe del dramma come un vuoto, una mancanza non ben definita e tutto il
bellissimo film ricordava stranamente una sinfonia incompleta, una musica
mirabile a cui pertanto mancava una nota, la nota della perfezione e cioè la
suggestiva interpretazione di Janet Gaynor.
Charles Farrel inoltre a differenza di molti altri attori del
cinematografo si è laureato regolarmente in legge presso l’Università di Boston
e molto probabilmente avrebbe seguitato la sua regolare professione se il
richiamo di Hollywood non fosse stato più forte e più invitante di quello delle
pratiche legali.
Come ogni giovane americano che si rispetti è anch’egli uno sportivo
eccellente, tira di boxe con rara abilità; prima di cominciare la sua carriera
vinse parecchi tornei studenteschi, anche il foot-ball esercita una grande
attrattiva per il giovane attore e indubbiamente conferisce al suo corpo la
elasticità di cui egli è orgoglioso.
Con l’avvento della cinematografia sonora Charles Farrel è uno dei
pochi attori della scena muta che ha superato con successo la prova del film
parlato e non è probabile che nella prossima stagione i suoi ammiratori possano
sentire la sua voce calda e armoniosa; la sua giovine età (egli è appena ventisettenne) gli assicura un avvenire
luminoso e per molti anni ancora egli seguiterà a interpretare sullo schermo la
figura del giovane buono e innamorato un po’ ingenuo e un pò sentimentale:
l’eterna figura dell’eroe romantico e dell’amante appassionato.
Bollettino della Fox Film Corp.
1 giugno 1929 (VII), numero 8
lunedì 26 settembre 2016
To Iginio Lardani: "Regards."
Realtime Conf 2013 Opening Credits from &yet on Vimeo.
Credit sequence by Robbie Augspurger featuring drawings by Jaime H. Robles. Realtime Conference collateral designed by Amy Lynn Taylor. An &yet production. To Iginio Lardani: "Regards."
domenica 25 settembre 2016
Una congiunzione astrale
ATTORE O REGISTA
di A. Consiglio e G. Debenedetti
L’evoluzione di una grande attrice, non come pretesto all’aneddoto o al
pettegolezzo, ma come tema per indagare i rapporti tra regia ed
interpretazione. Fino a qual punto l’attore si riduce a materia plastica nelle
mani del regista. E con quali risultati nel campo artistico, sociale e di
costume.
1. Una piccola attrice di
varietà. Ruolino di marcia: non particolarmente bella, non particolarmente
promettente. Nessuno punterebbe su di lei. Perché un grande regista come
Tourneur le affida una parte di protagonista senza importanza nella Nave degli uomini perduti?
2. Una congiunzione stellare: l’incontro con
Sternberg in un Caffè-Concerto. S’inventa una stella. Il divismo esclusivo e schiacciante
di Jannings è finalmente equilibrato dalla presenza non meno autoritaria e
realistica della nuova diva. L’Angelo
Azzurro. Quale il segreto di Sternberg? Risolvere in poesia tragica e magia
l’ambiente originario di Marlene e l’appello un po’ torbido della sua
femminilità.
3. Il tema pareva
inesauribile. Ma già l’invenzione minaccia di spezzare i polsi dell’inventore.
Sternberg si tormenta per modulare in forme inedite quella roca e perversa
seduzione. La riesplora in nuovi climi. Marocco. Ma tra il lusso dei colori e
dei pimenti esotici, si intravvedono le prime stanchezze del poeta.
4. Nello sforzo di rinnovarsi, Sterberg corre
faticosamente verso l’insuccesso. Angelo
Azzurro lo ossessiona. Evadere dal capolavoro: ecco il problema! Anche a
costo di ispirazioni abusate (guerra, spionaggio; Crepuscolo di Gloria). In realtà siamo in una fase di pure
esperienze plastiche. Per strappare Marlene al suo ambiente inevitabile, il
regista approda ad una illusione: che basti cambiarle di veste e d’acconciatura.
Disonorata.
5. A questo punto, come
accade, non rimaneva che l’oriente. Incantesimo di maniera. Seduzione di
continenti dove l’avventura sembra legge. Paradisi artificiali. Fatale luogo di
convegno per tutti i naufraghi. E l’ostinata Lola-Lola dei bassifondi
amburghesi prende lo Shanghai-Express per la Cina dei banditi, dei bolscevichi,
dei missionari e degli umanitari.
6. Per il momento Sternberg
rinuncia a nuove esplorazioni. Entra in campo l’autore di Vie della Città con le sue supposte risorse di osservazione dal
vero. Ma l’astuto Mamoulian non fa che derivare, in un grave e raccogliticcio
mosaico di stili, le scoperte di Sternberg: nelle sue mani la vagheggiata
Marlene – l’etera, la contadina rifoderata di ingenuità, la sirena del prof.
Unrath – diventa la statua, il calco di gesso. Falsa poesia di luoghi comuni. Il Cantico dei Cantici.
7. Su quel calco, il divismo
si fabbrica un nuovo ideale, la bellezza femminile un nuovo modello- Il
figurino di Marlene, ormai irrigidito nello stucco di Mamoulian, ossessiona la
fantasia degli uomini, la volontà di seduzione delle donne, la scelta degli
arruola tori di “ stelle “ per il cinema. I produttori vedono in quel tipo una
sicura certezza di successo e di lucro. Il mondo della realtà, e non solo
quello dello schermo, formicola di Marlene speciose e senza contenuto.
8. Sternberg ritorna.
L’inventore spezza il calco. Ma non torna il poeta. Con fallace alchimia egli
si prova a trasfigurare la venere degli angiporti nella casta ed “ eroica “
madre di famiglia. Ma se le dolci linee del volto di Marlene obbediscono alla
virtuosità del fotografo, le leggi incoercibili di una materia fissata per
sempre in un capolavoro riprendono il loro dominio.
9. In una sorta di
esasperazione Sternberg ricorre agli ultimi espedienti. Sottilizza la sua
modella in una ingenua principessina. Tenta di riscattare la cortigiana
nell’equivoco di una vita romanzata: e fa della selvaggia e sensuale
imperatrice rossa la fragile vittima d’una corte di mostri e di fantasmi.
Sontuoso trionfo di uno sterile cerebralismo. Il film non raggiunge che una
larva di coesione nella continuità della cifra fotografica e decorativa.
Ridondante poema sinfonico, trova un filo soltanto nelle prolisse didascalie. E
l’eroina affoga nell’irta decorazione barocca.
10. Ultima prova, perduta in
anticipo. Sterberg non ha più animo per forzare una via nuova: ritenta con la
Spagna l’esperimento fallitogli con la Russia. La Spagna delle gitane, delle
galline che razzolano per strada, dei pettini, dei patios, e del sole convenzionale. E mendica un tema di maniera dal
decadente estetismo di Pierre Louis (La
femme et le pantin). Dal rococò moscovita al barocchismo dei merletti:
affogare per affogare. Capriccio Spanuolo!
11. Subentra Lubitsch che,
influenzando maliziosamente la regia di Borzage, svuota il mito. Fa della Circe
mondiale una donna come tutte le altre, che porta il suo romanzetto alla
Jeannette Mac Donald tra galanterie alla viennese, spiagge alla moda, romitaggi
sentimentali, operetta europea, ragazzoni all’americana. Maniera di risolvere?
o maniera di concludere? o semplicemente maniera?
CINEMA Quindicinale di
divulgazione cinematografica, Anno I, Luglio Dicembre 1936-XV
venerdì 23 settembre 2016
giovedì 22 settembre 2016
martedì 20 settembre 2016
Iginio Lardani, quasi un addio
Con questo prossimamente del 1968 per il film di Enzo G. Castellari si conclude la ricerca sulle fatiche di Iginio Gigi Lardani. La filmografia su di lui è ancora incompleta, avendo operato egli, dagli anni sessanta agli ottanta, sia come titolista, title designer, sia, molto più spesso, come artefice di prossimamente.
Qui di seguito un breve cenno biografico tratto da:
http://www.artofthetitle.com/designer/iginio-lardani/
Iginio Lardani was a graphic and film titles designer best known for his
iconic title design work in the Spaghetti Western genre.
Born in Áscoli Piceno, Italy, on December 24, 1924, Lardani was
a European contemporary of title design titans Saul Bass and Maurice Binder. He
was an autodidact with a great interest in painting. He moved to Rome at the
age of 25 and entered the world of film through poster design. After creating
the Italian posters for films like High
Noon, he designed the title sequences to Sergio Leone’s Dollars
Trilogy — A Fistful of Dollars (1964), For a Few Dollars More(1965), and The Good, The Bad and The Ugly (1966). Often
allowed an entirely free hand when designing titles and trailers, he worked
from his study in Via Reno, Rome. He also designed the opening titles for Face to Face (1967), The Mercenary (1969), and Tepepa (1969).
Outside of the
Spaghetti Western genre, Lardani designed the openings forCasanova ’70 (1965), Il compagno Don Camillo (1965), Queimada (1969), and A Special Day (1977). Often
affectionaltely referred to as “Gigi” and sometimes mistakenly called
“Eugenio”, he also designed and edited film trailers, most notably those
of Mogliamante (1977) by Marco
Vicario and Una Gionata Particolare (1977) by Ettore
Scola, which were awarded first and second place at Cannes in 1978.
lunedì 12 settembre 2016
A red ball out in the fields
Io sono una rossa palla nei campi.
Quando il vento soffia forte, io volo
Come un angelo alto nel cielo.
Forza vento, col tuo respiro.
Forza vento, colpiscimi, la palla rossa.
I'm a red ball out in
the fields.
When the wind blows
hard, I fly
Like an eagle high up
in the sky.
Come on wind, with
your breath.
Come on wind, strike
me, the red ball.
Mikio Naruse, Cronaca di un vagambondaggio, A Wanderer's Notebook (Huorou-ki), 1962
domenica 11 settembre 2016
Schatten Ombre Shadows
I cineasti tedeschi preoccupati di forzare le profondità dello schermo e della vita con l'uso delle ombre sono riusciti a dar vita alle superfici.
Lotte Eisner, Lo specchio scuro, ed. Bianco e Nero,
1951
mercoledì 7 settembre 2016
Vittorio Cramer interprete
Vittorio Cramer tra Pino Locchi, Franco & Ciccio
dankescemo, bittescemo....
dankescemo, bittescemo....
martedì 6 settembre 2016
Fuoco di gioia
I violoncelli e le viole dovrebbero suonare come fiamme!
E' una questione di gioia, vedete.
Non la gioia espressa da risa, o la gioia di quando dite "Sono
felice."
Ciò che intendo è una gioia così grande, così speciale, che giace
dietro il dolore e scompare senza un confine.
E' una gioia al di là di ogni comprensione.
E'... Bene, io...
Non riesco a spiegarlo meglio.
Victor
Sjöström in Verso la gioia (Till glädje), di Ingmar Bergman (1949)
lunedì 29 agosto 2016
Cinema Nazionale Italiano
Superfilms
“ Gli
ultimi giorni di Pompei “
Gli “Ultimi giorni di Pompei
“ è uno di quei film che fa onore alla cinematografia del mondo intero, ed è
bene che quest’onore l’Italia detenga; i nostri artisti e i nostri direttori di
scena mantengono nella fedeltà della ricostruzione storica, un primato
indiscutibile e ciò è già molto in un periodo di abulìa e di rinuncia per la
cinematografia italiana. In questo films hanno profuso la valentìa, l’abilità
grande artisti come Rina de Liguoro e Maria Corda, Emilio Ghione, Victor
Varkony e Bernard Goetzke e ne sono stati metteurs-en scene Amleto Palermi e
Carmine Gallone.
Al Cinema Reale di Milano questo films – come in altri lussuosi locali
d’Italia – ha ottenuto un successo senza pari; ne diamo un brevissimo riassunto
per chi non avesse avuto la fortuna di vederlo. Le patrti sono così
distribuite: Jone (contessa Rina de Liguoro), Nydia (Maria Corda), Glauco
(Victor Varkony), Arbace (Bernard Goetzke). Calemus (Emilio Ghione).
Ed ecco ora la trama della superba ricostruzione storica:
Nel ’79 dopo Cristo, dolcemente distesa nella lussureggiante pianura
Campana, Pompei, città di delizia di Roma imperiale, viveva la sua vita di ozi
e di piaceri, ignara della sorte tremenda a cui era destinata dal fato.
Nelle terme stabiane …
Con “Gli ultimi giorni di Pompei
“, di cui abbiamo dato un succinto riassunto, la cinematografia italiana –
industria e arte – rimerita quel posto d’onore che la famosa annosa crisi le
aveva precluso. Noi ci auguriamo di poter salutare da queste colonne, la
completa resurrezione di un’attività nazionale che fu vanto ed onore dell’Italia,
che fu – per l’Italia – nobile primato nel mondo.
Spectator
Cine-Cinema Anno II -N. 7,
Aprile 1926
mercoledì 27 luglio 2016
lunedì 4 luglio 2016
Like a thunderbolt
Michael Cimino (1939 - 2016)
al tempo di Thunderbolt and Lightfoot -1974
Sette film, Seven masterpieces, come Andrej Arsen'evič Tarkovskij e Sergio Leone
martedì 28 giugno 2016
domenica 26 giugno 2016
mercoledì 22 giugno 2016
Cinecittà al Quadrato
La costruzione dei teatri è stata prevista, sotto I'aspetto tecnico, non con la comune intravatura metallica dei soliti studii cinematografici - e che trasmette le vibrazioni daIl'uno all'altro estremo -, ma con tre materiali costruttivi diversi, in maniera da isolare e spezzare ogni e qualsiasi vibrazione; mentre la struttura delle coperture, in base ai medesimo principio,risulterà di ben cinque diversi materiali antifonici: un aereo potrà passare rombando a soli 5 metri di distanza dal letto senza che la minima vibrazione sia avvertita all'interno. Tutti i teatri saranno provvisti di modernissimi servizi di ventilazione, raffreddamento e riscaldamento: servizi non solo centrali ma particolari ai singoli teatri; anche per evitare le costose dispersioni, inevitabili con lunghe condutture. Opportune passerelle entreranno in funzione per il completamento minuto del lavoro, divenendo – mercé speciali argani elettrici - più rapida, ed economica la parte più pesante, tanto per il trasporto e il montaggio del materiale scenico quanto per lo spostamento delle singoli lampade o dei complessi di lampade per l'illuminazione delle scene dall'alto.
Lungo i fianchi dei teatri corrono paralleli due caseggiati (12, 13) a
due piani: nell’inferiore si troveranno fondali e materiale standardizzato e i
laboratorii di allestimento scene; nel superiore i camerini degli attori,
suddivisi in reparto maschile e femminile. Così per via sotterranea o
livello-terra affluirà al teatro di posa tutto quanto deve esservi condotto per
arredamento, costruzioni sceniche, ecc.: dal di sopra affluiranno direttamente
ai teatri gli artisti principali.
Il teatro maggiore è aperto verso la campagna, dove vi sarà una larga
piscina capace di 2.500 mc. di acqua, così da permettere qualsiasi ripresa che
richieda uno specchio d'acqua notevole. La piscina rappresenta altresì un mezzo
ausiliario di sicurezza, consentendo l’uso immediato, mediante appositi
congegni, di una imponente massa d'acqua in caso di incendio. Tutti i servizii,
del resto, sono muniti di sistemi d’idranti comandabili con estrema agevolezza.
E giacché parliamo di elementi sussidiarii, val la pena di dare
un'occhiata alla serra [20), destinata ad accogliere le più svariate qualità di
piante nostrane ed esotiche; a una bella vasca d’acqua a cristallo per le prese
subacquee (23); anche, perché no, ad un angolo caratteristico del terreno,
lasciato selvaggio e arricchito di grandi grotte naturali di tufo e pozzolana.
Atte a servire per ogni figurazione di terreno, specialmente montagnoso.
Ma riprendiamo il giro degli edifici. Sulla destra, dei teatri, e in
prossimità dell'ingresso secondario, si scorgono i caseggiati (14) per
falegnameria, scenografi, formatori; e i magazzini generali. Attiguo ['I6) è il
reparto ingrandimenti fotografici.
Passando ora sulla sinistra degli studiì, cioè a dire dalla parte
opposta rispetto all'asse principale della Città, vediamo subìto innalzarsi
verso il cielo (17) una grande torre-pozzo, che per gli impianti di raffreddamento
e per ì casi d'incendio possa fornire la considerevole massa d'acqua necessaria
con una pressione di 3-4 atmosfere. Alla sommità della torre è una piattaforma
girante per grandiose prese dall’alto, verso il vasto terreno libero
circostante.
Retrocediamo verso l'ingresso principale; ecco apparirci, in posizione
appartata e protetta per le particolari condizioni ed esigenze di lavoro, cinti
da mura come una vera torre d'acciaio sottratta ad ogni curiosità e ad ogni
intervento di estranei, i fabbricati contenenti gli impianti di sviluppo e
stampa (18) e i laboratorii di montaggio [19], i più moderni c completi
d'Europa. Anche qui, come d’ovunque, separazione e coordinamento delle
lavorazioni, secondo un criterio logico e rigoroso.
Tornando verso il centro del parco-giardino, s'incontra l’edificio
tecnico del suono e della proiezione; la parte essenziale cioè, il cuore stesso
di tutto il complesso degli impianti, e che richiede in conseguenza lo studio
più attento e la cura più delicata. L'edificio (21) consiste di quattro studii,
con cabine ed impianti fissi Il più importante verrà eseguito con originale
struttura interna 'a campana', a perfetta tenuta acustica, e servirà per le registrazioni
sonore speciali ce per il missaggio. Altri due saranno adibiti alla
sincronizzazione (con pareti mobili onde permettere la variazione delle
riverberazioni e raggiungere le diverse tonalità richieste): e l'ultimo, il più vasto, sarà
dedicato alle grandi orchestre.
In prossimità di questo padiglione quadripartito si erge, costruito
secondo le più perfette regole dell'acustica, un bel fabbricato modernissimo
(22)., una sala di proiezione modello:
cioè un cinematografo non diverso sostanzialmente da quelli destinati al
pubblico, ma concepito e realizzato in guisa da consentire una riproduzione
sonora assolutamente perfetta e quindi da dar modo di giudicare con decisione
assoluta sul valore conclusivo del film realizzato, dal duplice punto di vista
del rendimento fotografico e sonoro.
Altri edifici degni di rilievo, e coi quali concluderemo il nostro
troppo rapido giro, quello (24) destinato alla Direzione Generale ed agli
uffici dei reparti costruzione, lavorazione, approvvigionamenti e personale; il
ristorante principale (25}; il fabbricato (26) per operatori, macchinario
speciale da presa, trucks sonori per
esterni, ecc.
A vantaggio dei curiosi si può aggiungere che sono inoltre previsti: un
reparto con teatro miniature-trucchi e cartoni animali, dotato di piattaforma
girevole per film a corto metraggio di propaganda e pubblicità; nonché un
teatro di ripresa speciale dei trucchi per la riproduzione senza scenografia.
Come si vede, lo strumento è pronto.
Auguriamo che altrettanto pronto ed adeguato sia lo spirito, a renderci
anche in questo campo un primato che fu nostro.
Frattanto dobbiamo segnalare, ad onore e ad auspicio della
grande iniziativa, il provvido ausilio della Direzione Generale della
Cinematografia, che mostra, ancora una volta, di essere all’altezza dei tempi e
del suo compito, e la salda intraprendenza dell’on. Roncoroni, che reca in
questo non facile e non semplice mondo cinematografico la presenza operante e
la garenzia di un industriale serio ed esperto. (Fine)
G. PAOLUCCI DI CALBOLI, in CINEMA, Anno I,Luglio Dicembre 1936, XV
lunedì 20 giugno 2016
Cinecittà al Quadrato
Sono ormai lontanissimi i tempi, da noi e altrove, nei quali il problema dell’impianto di uno stabilimento per riprese cinematografiche si esauriva nella semplice costruzione di uno o più studi con servizi annessi. Tutti ricordano l'epoca in cui nelle principali città italiane, a Roma, Milano, Torino. Firenze ecc. sorsero qua e là, senza un piano prestabilito, senza collegamento alcuno tra di loro, senza un esame accurato del terreno e dell’ubicazione, i tipici capannoni dell’età d'oro della nostra cinematografia tra l’anteguerra e il dopoguerra.
In Europa, gli stabilimenti dell’Ufa a Neubabelsberg; in America, i tantissimi di Hollywood e Los Angeles, vennero poi a dare il senso delle molteplici necessità d'ogni ordine che un centro di produzione cinematografica deve tenere presenti, se vuol conciliare - come è necessario - le ragioni sottili dell’arte con quelle imperiose ed estremamente complesse della vitalità industriale, nonché con le esigenze sempre crescenti della tecnica.
Mettendo mano ai nuovi grandiosi stabilimenti della Cines - ideati dall’architetto Peresutti - e che saranno pronti nel giorno del Natale di Roma dell'Anno XV - l' Italia può dirsi certa di aver soddisfatto con visione organica e totalitaria all'insieme di codeste esigenze. E' lecito anzi dire che il progetto è stato concepito con tale larghezza di vedute e modernità di criteri da porre la Città del Cinema, dal lato dell’attrezzatura industriale, all’avanguardia degli stabilimenti maggiori del mondo.
Pensiamo che possa riuscire interessante per il vasto pubblico amante dello schermo, ma ignaro generalmente dei formidabili quesiti d'ogni genere connessi alla produzione filmistica, compiere in nostra compagnia un rapido giro per il sonante cantiere del Quadrato.
Ma ecco subito la prima domanda del lettore: “ Perché il Quadrato? “ E un secondo chiederà: « Non sarebbe stata più comoda una località più prossima al centro? ›› Ma un terzo: Non era meglio, allora, andare anche più lontani, staccarsi completamente dal traffico e dal rumore di Roma? “
A questi interrogativi conviene rispondere con un interrogativo: “Perché è stata scelta una zona proprio al limite del piano regolatore? “
Bisogna tenere presente che ben ideato e ben situato e prima di tutto quel centro cinematografico che può provvedere senza il minimo impaccio a|l'approvvigionamento rapido, semplice, economico di mezzi e di uomini. Coloro che hanno qualche pratica della lavorazione e ne conoscono i mille continui svariati bisogni, ci possono dire come sia essenziale potersi procurare nel più breve tempo ce senza soverchia spesa di trasporto i materiali occorrenti, e far giungere fresco e riposalo sul posto il “ materiale umano “ (attori, tecnici, maestranze. ecc.). Se questo punto di vista, consiglierebbe la scelta di un luogo centrale in una grande città, la gente del mestiere sa d'altra parte tutti gli inconvenienti insormontabili di una simile scelta (i vecchi stabilimenti Cines di via Vejo, benché non centralissimi, soffrivano molto di questo difetto). La Città del Cinema al Quadrato, posta proprio al limite del piano regolatore della Grande Roma, consente i più agevoli e fulminei trasporti di masse dal centro in pochi minuti e con dispendio minimo. E si capisce cosa significa avere alle spalle una grande città come Roma: serbatoio inesauribile per tutto ciò che possa occorrere, da un contorsionista a un pappagallo ammaestrato, da una colubrina a un competente di storia del Rinascimento, da uno strabico a un cassone intagliato: per tutto quanto riguarda, in due parole, arredamento, tipi, masse, artigiani specializzati, mezzi tecnici, ausiliari e via dicendo. Non ultimo vantaggio. quello di consentire ad artisti, tecnici, comparse, operai, di raggiungere immediatamente, e in qualunque ora del giorno e della notte, il posto di lavoro senza per questo restar estraniati totalmente dall’ambiente familiare, come accade fatalmente là dove la distanza dalla città sia di 30, 40 o 50 chilometri. Si pensi infine, per fare un esempio significativo, alle possibilità che offre una Città come la Capitale, nel campo musicale, d'impiego collettivo e singolo per lavori cinematografici, senza che i vari esecutori debbano interrompere od annullare i loro contratti o le loro posizioni di impiego. In due ore essi possono raggiungere la località, compiere la parte, tornar liberi per le loro normali attività. Concludendo, i nuovi stabilimenti Cines sono dentro la città, e in pari tempo totalmente isolati da essa; sono alle porte di Roma, ed hanno intorno un immenso respiro di terreni, cosi da consentire qualunque possibilità in fatto di “esterni“.
Il centro sorge sulla via Tuscolana al settimo chilometro e copre un'area di circa 600.000 metri quadrati. ll complesso degli stabilimenti ed edifici collegati e giardini occuperà a sua volta un'area di circa 120.000 mq., rimanendo cosi circa 480.000 mq. di terreno a disposizione per costruzioni di esterni e movimento di grandi masse. Queste semplici cifre bastano a suggerire la grandiosità dell'opera. (continua)
In Europa, gli stabilimenti dell’Ufa a Neubabelsberg; in America, i tantissimi di Hollywood e Los Angeles, vennero poi a dare il senso delle molteplici necessità d'ogni ordine che un centro di produzione cinematografica deve tenere presenti, se vuol conciliare - come è necessario - le ragioni sottili dell’arte con quelle imperiose ed estremamente complesse della vitalità industriale, nonché con le esigenze sempre crescenti della tecnica.
Mettendo mano ai nuovi grandiosi stabilimenti della Cines - ideati dall’architetto Peresutti - e che saranno pronti nel giorno del Natale di Roma dell'Anno XV - l' Italia può dirsi certa di aver soddisfatto con visione organica e totalitaria all'insieme di codeste esigenze. E' lecito anzi dire che il progetto è stato concepito con tale larghezza di vedute e modernità di criteri da porre la Città del Cinema, dal lato dell’attrezzatura industriale, all’avanguardia degli stabilimenti maggiori del mondo.
Pensiamo che possa riuscire interessante per il vasto pubblico amante dello schermo, ma ignaro generalmente dei formidabili quesiti d'ogni genere connessi alla produzione filmistica, compiere in nostra compagnia un rapido giro per il sonante cantiere del Quadrato.
Ma ecco subito la prima domanda del lettore: “ Perché il Quadrato? “ E un secondo chiederà: « Non sarebbe stata più comoda una località più prossima al centro? ›› Ma un terzo: Non era meglio, allora, andare anche più lontani, staccarsi completamente dal traffico e dal rumore di Roma? “
A questi interrogativi conviene rispondere con un interrogativo: “Perché è stata scelta una zona proprio al limite del piano regolatore? “
Bisogna tenere presente che ben ideato e ben situato e prima di tutto quel centro cinematografico che può provvedere senza il minimo impaccio a|l'approvvigionamento rapido, semplice, economico di mezzi e di uomini. Coloro che hanno qualche pratica della lavorazione e ne conoscono i mille continui svariati bisogni, ci possono dire come sia essenziale potersi procurare nel più breve tempo ce senza soverchia spesa di trasporto i materiali occorrenti, e far giungere fresco e riposalo sul posto il “ materiale umano “ (attori, tecnici, maestranze. ecc.). Se questo punto di vista, consiglierebbe la scelta di un luogo centrale in una grande città, la gente del mestiere sa d'altra parte tutti gli inconvenienti insormontabili di una simile scelta (i vecchi stabilimenti Cines di via Vejo, benché non centralissimi, soffrivano molto di questo difetto). La Città del Cinema al Quadrato, posta proprio al limite del piano regolatore della Grande Roma, consente i più agevoli e fulminei trasporti di masse dal centro in pochi minuti e con dispendio minimo. E si capisce cosa significa avere alle spalle una grande città come Roma: serbatoio inesauribile per tutto ciò che possa occorrere, da un contorsionista a un pappagallo ammaestrato, da una colubrina a un competente di storia del Rinascimento, da uno strabico a un cassone intagliato: per tutto quanto riguarda, in due parole, arredamento, tipi, masse, artigiani specializzati, mezzi tecnici, ausiliari e via dicendo. Non ultimo vantaggio. quello di consentire ad artisti, tecnici, comparse, operai, di raggiungere immediatamente, e in qualunque ora del giorno e della notte, il posto di lavoro senza per questo restar estraniati totalmente dall’ambiente familiare, come accade fatalmente là dove la distanza dalla città sia di 30, 40 o 50 chilometri. Si pensi infine, per fare un esempio significativo, alle possibilità che offre una Città come la Capitale, nel campo musicale, d'impiego collettivo e singolo per lavori cinematografici, senza che i vari esecutori debbano interrompere od annullare i loro contratti o le loro posizioni di impiego. In due ore essi possono raggiungere la località, compiere la parte, tornar liberi per le loro normali attività. Concludendo, i nuovi stabilimenti Cines sono dentro la città, e in pari tempo totalmente isolati da essa; sono alle porte di Roma, ed hanno intorno un immenso respiro di terreni, cosi da consentire qualunque possibilità in fatto di “esterni“.
Il centro sorge sulla via Tuscolana al settimo chilometro e copre un'area di circa 600.000 metri quadrati. ll complesso degli stabilimenti ed edifici collegati e giardini occuperà a sua volta un'area di circa 120.000 mq., rimanendo cosi circa 480.000 mq. di terreno a disposizione per costruzioni di esterni e movimento di grandi masse. Queste semplici cifre bastano a suggerire la grandiosità dell'opera. (continua)
G. PAOLUCCI
DI CALBOLI, in CINEMA, Anno I,Luglio Dicembre 1936, XV
mercoledì 15 giugno 2016
FRONTE CALABRO- SICULO DEL CINEMA
CIRCOLI DEL CINEMA
F.I.C.C.
Il giorno 21ottobre 1954 si è svolto a Messina il primo Convegno dei
Circoli del Cinema calabresi e siciliani.
Erano presenti i Circoli del Cinema di Reggio Calabria (promotore del
Convegno) di Palermo, di Bagheria, di Siracusa, di Milazzo, di Messina, dl
Catania, di Caltanissetta.
I lavori si sono svolti sulla base del seguente ordine del giorno:
1) Reperimento film: scambio di notizie sulle varie fonti (case di
noleggio, privati, ecc.) e aggiornamento reciproco degli elenchi di film a
disposizione di ciascun Circolo.
2) Programma: studio delle possibilità concrete di organizzare
programmi comuni al fine di diminuire le spese di noleggio, trasporto. ecc.
3) Organizzazione di programmi, scambio di conferenze e dibattiti (in
occasione di proiezioni e no) tenute o presiedute da dirigenti degli stessi
Circoli calabresi e siciliani.
4) Illustrazione dei film: scambi di proposte sulla redazione di una
scheda – tipo. Studio della possibilità di redigere uniche per le proiezioni
organizzate in comune.
5) Creazioni di sezioni circolistiche aventi scopo di sviluppare
energie culturali collaterali.
6) Pubblicazione di un periodico su cui dibattere i problemi dei
Circoli calabresi e siciliani (e meridionali in genere).
7) Rapporti tra Circoli e SIAE.
8) Manifestazione riguardante “ II Mezzogiorno nel cinema "; suggerimenti
e proposte per l’organizzazione di proiezioni e dibattiti con carattere di
organicità su tale argomento.
9) Rapporti tra Circoli Meridionali e F.I.C.C.
10) Rapporti tra Circoli alla F.I.C.C.. e associazioni cinematografiche
aderenti ad altri organismi nazionali.
11) Pubblicazione di saggi, studi, ecc.
Essi hanno portato i seguenti risultati:
Punto 1. - La Commissione all'uopo incaricata ha presentato un elenco
provvisorio di film, redatto in base agli elenchi particolari presentati dai
singoli Circoli. Il Circolo di Reggio Calabria, incaricato di raccogliere gli
ulteriori dati, curerà di compilare l’elenco definitivo generale da inviare ai
Circoli interessati.
Punto 2. - Ogni Circolo comunicherà a tutti gli altri proprio programma
di massima per il prossimo anno sociale, al fine di stabilire il numero di
eventuali passaggi di uno stesso film e di condurre così trattative in comune con
il noleggio. Ciò renderà possibile una riduzione delle spese di trasporto, ecc.
Punto 3. - La Commissione all’uopo incaricata ha presentato un elenco
provvisorio di conferenze e
dibattiti-scambio, redatto sulla base delle proposte avanzate dal singoli Circoli. Il programma e
il seguente: “ ll Mezzogiorno nel cinema italiano dal dopo-guerra “ (reI. F. Zannino); “Rapporti tra la
letteratura siciliana calabrese e la visione cinematografica nel Mezzogiorno
(rel. F. Piscitello del C. di Palermo); “ La musica nel
film (rel. N. Cacia del C. di Milazzo);
“ Visconti e Zavattini “ (rel. E.Fidora del C. di Palermo); “ Rapporti
tra cinema italiano e storia del costume “ (rel. N. Salanitro del C.U.C. di
Catania.
Punto 4. – Ogni circolo si atterrà ai criteri che riterrà più opportuni
nella redazione delle proprie schede illustrative. Per le manifestazioni in
comune verrà presa in considerazione opportunità di redigere un opuscolo
illustrativo unico.
Punto 5. - Ogni Circolo curerà la collaborazione con gli altri organismi
culturali operanti nel proprio ambito, istituendo all'uopo sezioni circolistlche
composte di soci dello stesso Circolo del Cinema, i quali facciano anche parte
delle altre organizzazioni. Ciò naturalmente tenuto conto delle particolari
condizioni in cui opera ogni Circolo.
Puma 6. – Stabilisce di dare
vita ad un bollettino possibilmente mensile, comprendente una parte documentativa
dell’attività dei Circoli ed una parte a carattere monografico dedicata prevalentemente
ai problemi cinematografici riguardanti il Mezzogiorno. La Direzione e la
Redazione avranno sede presso il Circolo dal Cinema di Reggio Calabria. Il
Comitato di Redazione sarà composto dai responsabili dei singoli Circoli. La
stampa e la dissuasione saranno curate dal Circolo del Cinema di Palermo.
Punto 7. – Si stabilisce che nella mozione conclusiva del Convegno sia
dato mandato alla F.I.C.C. di trovare al più presto una soluzione definitiva
dell’importante problema dei rapporti tra Circoli e la SIAE. Tale soluzione
dovrebbe essere preceduta da un’inchiesta su scala nazionale, intesa ad
accertare i singoli accordi esistenti localmente tra i Circoli e la SIAE.
Nell’accordo comunque non dovrebbe più figurare la suddivisione in categorie
perché dannosa per i Circoli economicamente più deboli.
Punta 8. – Ogni Circolo organizzerà una mostra comprendente i seguenti
film, tutti reperibili in comune mercato: 1860
di Blasetti, Anni difficili di
Zampa, La terra trema di Visconti,Il cammino della speranza di Germi, Due soldi di speranza di Castellani, Un marito per Anna Zaccheo di De Santis, oltre ai seguenti
documentari: Cristo non si è fermato ad
Eboli di Gandin, Viaggio nel sud
e Nel mezzogiorno qualcosa è cambiato
di Lizzani. La manifestazione sarà completata dalla compilazione dl un opuscolo
dedicata all’argomento e corredato da filmografia e bibliografia.
Punta 9. - Viene auspicata una sempre più stretta collaborazione tra I
Circoli calabresi e siciliani e la F.I.C.C.
Punto 10. – Ogni farà il possibile per stabilire contatti di carattere
organizzativo e culturale con le associazioni cinematografiche aderenti agli
altri organismi circolistici nazionali.
Puto 11. - Di dare vita ad un Centro di Coordinamento calabro-siculo
con sede presso il Circolo del Cinema di Reggio Calabria e con i seguenti
compiti: rapporti tra i Circoli calabresi e siciliani e di questi con la
F.I.C.C.
Punto 12. – Verrà curata una pubblicazione comprendente : 1) una
Introduzione riguardante il movimento circolistico nel Mezzogiorno (origini,
sviluppi, prospettive); 2) cenni illustrativi dell’attività svolta e da svolgere
dei singoli Circoli Meridionali; 3) resoconto delle iniziative più importanti
prese dai Circoli dal Cinema meridionali; 4) nota sul cinema del Mezzogiorno (film,
pubblicazioni, mostre, ecc); 5) inchiesta sul pubblico cinematografico
meridionale (città e provincia) 6) inchiesta sulla stampa cinematografica nel
Mezzogiorno; 7) rapporti tra cinema e scuola nel Mezzogiorno; 8) rapporti tra
cultura cinematografica e cultura generale nel Mezzogiorno.
A chiusura dei lavori si è deciso di tenere ogni anno un Convegno dei
Circoli del Cinema calabresi e siciliani abbinandolo possibilmente ad una
manifestazione di particolare rilievo.
I Circoli presenti al Convegno
hanno infine approvata la seguente mozione:
”Premesso che
l’approvvigionamento del film nel Mezzogiorno è particolarmente difficile, a
causa, soprattutto, dello scarso numero di Agenzie di distribuzione e di fonti
di reperimento in genere; che la preparazione del materiale critico
illustrativo dei film presenta gravi difficoltà a causa dell’insufficienza
economica dei Circoli del Cinema calabresi e siciliani (e meridionali in
genere), causata soprattutto dall’alto costo dei film, rende estremamente
gravoso il pagamento dei diritti erariali;
raccomandano al nuovo Consiglio Direttivo
della F.I.C.C.: 1) di allestire, per il corrente anno sociale, un congruo
numero di programmi ai quali i Circoli Meridionali possano largamente
attingere, sopperendo così alle deficienze di reperimento sul piano locale e di
distribuire comunque, al più presto, un ampio catalogo di film reperibili anche
su normale mercato; 2) di fornire ai Circoli un adeguato materiale documentario
sul quale essi possano basarsi per la preparazione dal materiale
critico-illustrativo dei film; 3) di promuovere una inchiesta sui rapporti
intercorrenti tra i singoli Circoli e le Agenzie della SIAE che serva da piano
nazionale alle condizioni più favorevoli;
raccomandano inoltre che il
nuovo Consiglio Direttivo dedichi particolare attenzione ai Circoli del
Cinema Meridionali e applichi nei loro
confronti tutti quei provvedimenti che ne possano facilitare il funzionamento;
si impegnano, da parte loro,
ad una collaborazione sempre più stretta con gli organi direttivi della
F.I.C.C., così come a promuovere, ciascuno nel proprio ambito di attività,
intese di carattere organizzativo e culturale con le associazioni cinematografiche aderenti ad altri organismi
nazionali, al fine di contribuire al superamento dell’attuale stato li
divisione e in armonia con quanto auspicato al VII Congresso di Venezia ".
Pubblicato su CINEMA n. 144
del 10 novembre 1954
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