giovedì 13 ottobre 2016

domenica 9 ottobre 2016

La critica e l'ex ciacchista


Questa che segue è una delle prime pubblicazioni, come critico cinematografico, di Sandro Anastasi, meglio noto come docente di diritto del lavoro. Per molti la sua garbata figura è legata, oltre che alla sua attività giornalistica, ad un momento irripetibile della cultura cinematografica messinese, gli anni sessanta/settanta del Festival Cinematografico di Messina e Taormina, stagione che egli portò avanti dapprima con la Settimana del Filmnuovo all’interno del Festival delle Nazioni e successivamente con l’esordio di Taormina Arte.
Oggi a sollevare le sue riserve al film di Sergio Leone ci hanno pensato il tempo intercorso dalla prima apparizione e le innumerevoli edizioni del film: dal 16 mm della Sanpaolo Film alle ultime edizioni in digitale.



LE PRIME DEL CINEMA
C’era una volta il West
Sergio Leone, antesignano del «western all'italiana››, si è impaniato in una narrazione complessa, involuta, sproporzionata e, se vogliamo, narcisistica: con «C'era una volta il West», infatti, il regista italiano si dilunga in uno spettacolo che si protrae per tre ore, nel quale si diluiscono (fino a scomparire)  i dati positivi della sua fatica, senza che, peraltro, emerga la impronta decisa dell'opera di valore.
Con film quali «Per un pugno di dollari» e «Per qualche dollaro in più» l'ex ciacchista di Soldati ha portato una ventata innovatrice nel genere western. Superati i moduli consolidati dalla tradizione hollywoodiana, Leone è riuscito a realizzare lavori stringenti, decisi, aggressivi, in una parola adeguati ai tempi, nel rifiuto di una  vieta retorica manieristica. Non si è trattato di opere d'arte, ma a Leone va ascritto, comunque  il merito di questa sua sostanziale e comprovata capacità di superamento dello schematismo, in un coraggioso(e riuscito) tentativo di modernizzare un parametro in sé cristallizzato dal tempo. Questo suo slancio iniziale, tuttavia, si è andato scemando; e la verifica che viene offerta da <<C'era una volta il West», trova riscontro, (a ben guardare) già ne «Il buono, il brutto, il cattivo››.
In realtà il limite di Leone (non sembri un controsenso) ci appare quello di aver tentato (specie in questa ultima fase del suo impegno cinematografico) di superare se stesso, rinunciando alla sua vocazione originaria e originale e, quindi, alla sua genuinità.
«C'era una volta il West», mentre si propone intenti di analisi psicologiche, non regge al proposito; mentre nasce come western, firmato da Sergio Leone (e ormai... «noblesse oblige»), si appesantisce involvendosi in un ritmo, esasperatamente lento; mentre propone un tema narrativo, si dissolve in piani diversi, che frazionano quella che dovrebbe essere la sostanziale unitarietà della vicenda. In definitiva le cose buone, pur presenti in questo film, vengono sommerse o non sono adeguatamente valorizzate, disperdendosi nel complesso magmatico di situazioni,fatti e figure rappresentati. Inoltre il tessuto connettivo del filmmostra l’usura delle vicende, in fondo piuttosto comuni e ricorrenti nell’epica del western.
Ci troviamo, infatti, di fronte a due temi fondamentali, dalle reciproche implicazioni: l’ansia dei cattivi di appropriarsi dei terreni, il cui valore è destinato a salire in vista del giungere della ferrovia, e il desiderio di un soggetto, «Armonica», di vendicare la morte del fratello.
Naturalmente il regista, che in effetti conosce il mestiere, sfrutta lino in fondo le possibilità offerte da questi spunti; ne nasce un intreccio elaborato che si sviluppa, giungendo infine ad una inevitabile conclusione.
Ma vediamo, un pò più dettagliatamente la trama dei soggettisti  Argento e Bertolucci, avendo cura di ricordare che in questa sede non è possibile precisare i diversi passaggi  filmici.
La vicenda è ambientata nella seconda metà del XIX secolo; una donna deve difendersi dalle mire di un individuo senza scrupoli, che vuole appropriarsi delle terre altrui, con evidenti intenti speculativi. Alla poveraccia, rimasta sola perché il marito (che l’ha sposata in seconde nozze, consentendole di rifarsi una vita) è stato ammazzato da un fuorilegge  non mancherebbero le protezioni, però non del tutto disinteressate. A sistemare la situazione ed a punire il cattivo, sopraggiungono finalmente due strani figuri, dei quali uno è << Armonica», cosi trasparentemente battezzato perché suona sempre un'armonica a bocca. Giustizia sarà fatta; molti moriranno e <<Armonica›>, per di più potrà vendicare l’impiccagione del fratello, al quale  - dopo la morte - era stata messa in bocca proprio un'armonica.
Come traspare da questi brevi cenni, relativi alla storia sviluppata in «C'era una volta il West», l’aspirazione di perfezionismo del regista non trova riscontro nel fatto filmico. La confezione elaborata  e poco spontanea, anche se elegante, non può sanare le palesi deficienze di struttura e contenuto; in sintesi, Sergio Leone può essere accusato di aver lavorato senza volgere lo sguardo al passato. In vista di una, prospettiva, indimensionata, proponendosi obiettivi di ampio respiro il regista ha reso opaco lo smalto che aveva caratterizzato sua m migliore produzione senza acquisire gli elementi di una nuova, autonoma vitalità narrativa
Gli interpreti, almeno per la maggior parte, hanno sostenuto il peso di un lavoro che, su questo piano, può essere ritenuto più che soddisfacente. Ottimo Henry Fonda, alle cui indubbie capacità si accoppia un apprezzabile senso di misura; gli specialisti (Charles Bronson, Jason Robards, Frank Woolf e Woody Stroode) hanno lavorato con inusitata sobrietà, mentre Gabriele Ferzetti e Paolo Stoppa sono incisivi quanto basta. Claudia Cardinale, invece, ci sembra legata ad un cliché dal quale - a nostro avviso - riesce a svincolarsi solo in qualche momento e con molto sforzo.
Sandro Anastasi
GAZZETTA DEL SUD, Sabato  28 dicembre 1968
Il prof. Sandro Anastasi alla destra di Roger Corman
a lui è dedicata questa che è ormai la più riuscita cover del celebre tema musicale



giovedì 6 ottobre 2016

Something - very little - about me


Opere di
 Novella Aurora Spanò e Piergiorgio Scuteri





mercoledì 5 ottobre 2016

Le Divine popolo bambino

OGGI



GIANNA MARIA CANALE  -   GRAZIA MARIA SPINA

In quel tempo in cui il cinema era il CINEMA e quando le sale adibite a quel tipo di spettacolo erano più o meno diffuse lungo la penisola e le isole, tra il pubblico vi era il popolo bambino la cui fantasia veniva eccitata da avventure di vario genere e tipo. A far nascere contese ludiche tra il popolo bambino con innocenti sogni muliebri in Totalscope ci pensavano regine principesse o popolane vestite alla moda che andava dalla mitologia alla bibbia arrivando ai tempi di Victor Hugo, Alexander Dumas, Emilio Salgari. Il gentile volto spesso corrispondeva a quello di Gianna Maria Canale contrapposto a Grazia Maria Spina, in competizione  con Ettore Manni,  Gordon Scott o a minacciosi sfidanti come Livio Lorenzon. Quelle muse ne uscivano sempre vittoriose sui loro colleghi maschi che le impalmavano, arrossando gli occhi di quel pubblico bambino non ancora contaminato, se non da Topo Gigio o dalla Nonna del Corsaro Nero.

lunedì 3 ottobre 2016

Prossimamente miracoloso



Questo che ora vedete di seguito, presentato dall' ENIC,  è più che un prossimamente al cinema. Oggi si svela come il più bell'omaggio a Vittorio De Sica (l'amico dei ragazzi) o, per lo meno, un omaggio al regista ed ai suoi film sino all'anno di uscita di Miracolo a Milano (1951). Il merito è soprattutto di Francesco Golisano, in quel celebre film interpretava Totò, che con il suo volto bonario ci introduce nei precedenti lavori del maestro De Sica e soprattutto nella sua poetica.


domenica 2 ottobre 2016

CHARLES FARREL

 Un giovanotto snello, robusto, dalle chiome increspate e dalla fisionomia dolce, un uomo semplice dal sorriso franco e ingenuo, un giovanotto dall’aria socievole e bonario, ecco in brevi parole la presentazione di Charles Farrel.
Questo attore che improvvisamente si è elevato alla categoria di “ astro ” nel firmamento cinematografico, era circa due anni fa uno dei tanti innominati che lavoravano nella settima arte, uno degli innumerevoli che aspiravano a poter circondare il proprio nome dell’aureola della fama. Gli è bastata una opportunità e ha saputo raggiungere di colpo il posto che tanti e tanti si erano sforzati invano di raggiungere e che non erano mai riusciti a conseguire. La dea fortuna ama i giovani e specialmente i giovani dal sorriso luminoso come Charles Farrel, e un bel giorno la tanta sospirata dea si è lasciata conquistare anche essa dal bel fanciullo e gli ha concesso la gloria e la ricchezza.
Ciò che colpisce la fantasia di molti aspiranti agli onori dello schermo è la facilità con cui sembra si possa raggiungere tale scopo, ma invece non è così; non basta possedere buoni muscoli, un’andatura elegante, o un viso regolare per poter riuscire, la cinematografia ha una grandezza spirituale sua propria e soltanto chi riesce ad esprimerla raggiunge la notorietà. Le complesse attitudini dell’animo umano richiedono una comprensione che solo un cervello raffinato e una sensibilità squisita possono raggiungere; la bellezza il più delle volte si accompagna con la povertà d’intelletto e quindi il successo che talvolta è facilmente raggiunto è effimero come la vita di un fiore e con eguale prestezza viene dimenticato.
Nel caso di Charles Farrel abbiamo invece un giovane pieno di naturalezza e intelligenza che ha perseguito la sua meta con pazienza, con tenacia, con sacrificio fino a che nel giorno della prova la preparazione ha dato i suoi frutti ed ecco che in Settimo Cielo segna un trionfo con la creazione di un personaggio che resterà indimenticabile in quanti hanno avuto la fortuna di vederlo. In tutte le parti del mondo il nome di Charles Farrel è passato su tutte le bocche con ammirazione, con meraviglia, con entusiasmo.
Nessun altro attore nella storia della Cinematografia ha saputo raggiungere così di colpo la fama e la notorietà conseguite da Charles Farrel nell’interpretazione di Settimo Cielo  e non è ha dirsi che il successo del giovane attore sia stato dovuto a un caso fortuito perché dopo Settimo Cielo Charles Farrel ha entusiasmato i pubblici di tutto il mondo nella sua interpretazione di Danzatrice Rossa e Angelo della Strada e ora ha riportato un grande successo nel film Il Fiume e si prepara a un nuovo trionfo nel suo grande capolavoro per la prossima stagione La stella della fortuna.
Come tutti i giovani attori celebri anche egli ha trovato una rispondenza, diremmo quasi un comunione di sentimento con Janet Gaynor, la piccola grande attrice che come nessuna altra ha saputo interpretare il film già sopra nominato, e la direzione di un uomo di nobile intelletto come Frank Borzage con fine intuito e squisita sensibilità ha saputo comprendere l’animo dei due attori appassionandoli nella interpretazione dei drammi da lui diretti.
Come Janet Gaynor si direbbe creata per interpretare i drammi cinematografici accanto a Charles Farrel così reciprocamente si potrebbe dire che Charles Farrel è l’unico uomo che può stare accanto a Janet Gaynor, e infatti a riprova di ciò basterebbe considerare l’interpretazione che Charles Farrel ha fatto accanto a un’altra grande attrice, a la Greta Nissen nel film L’oasi dell’amore.
Per quanto il successo sia stato caldo e universale ciò non pertanto tutti gli ammiratori dello schermo cercavano invano accanto alla maschia figura del giovane la piccola ombra di Janet Gaynor, si avvertiva nell’azione dell’eroe del dramma come un vuoto, una mancanza non ben definita e tutto il bellissimo film ricordava stranamente una sinfonia incompleta, una musica mirabile a cui pertanto mancava una nota, la nota della perfezione e cioè la suggestiva interpretazione di Janet Gaynor.
Charles Farrel inoltre a differenza di molti altri attori del cinematografo si è laureato regolarmente in legge presso l’Università di Boston e molto probabilmente avrebbe seguitato la sua regolare professione se il richiamo di Hollywood non fosse stato più forte e più invitante di quello delle pratiche legali.
Come ogni giovane americano che si rispetti è anch’egli uno sportivo eccellente, tira di boxe con rara abilità; prima di cominciare la sua carriera vinse parecchi tornei studenteschi, anche il foot-ball esercita una grande attrattiva per il giovane attore e indubbiamente conferisce al suo corpo la elasticità di cui egli è orgoglioso.
Con l’avvento della cinematografia sonora Charles Farrel è uno dei pochi attori della scena muta che ha superato con successo la prova del film parlato e non è probabile che nella prossima stagione i suoi ammiratori possano sentire la sua voce calda e armoniosa; la sua giovine età (egli è appena  ventisettenne) gli assicura un avvenire luminoso e per molti anni ancora egli seguiterà a interpretare sullo schermo la figura del giovane buono e innamorato un po’ ingenuo e un pò sentimentale: l’eterna figura dell’eroe romantico e dell’amante appassionato.
Bollettino della Fox Film Corp. 1 giugno 1929 (VII), numero 8

lunedì 26 settembre 2016

To Iginio Lardani: "Regards."


Realtime Conf 2013 Opening Credits from &yet on Vimeo.

Credit sequence by Robbie Augspurger featuring drawings by Jaime H. Robles. Realtime Conference collateral designed by Amy Lynn Taylor. An &yet production. To Iginio Lardani: "Regards."

domenica 25 settembre 2016

Una congiunzione astrale

ATTORE O REGISTA
di  A. Consiglio e G. Debenedetti

L’evoluzione di una grande attrice, non come pretesto all’aneddoto o al pettegolezzo, ma come tema per indagare i rapporti tra regia ed interpretazione. Fino a qual punto l’attore si riduce a materia plastica nelle mani del regista. E con quali risultati nel campo artistico, sociale e di costume.
1. Una piccola attrice di varietà. Ruolino di marcia: non particolarmente bella, non particolarmente promettente. Nessuno punterebbe su di lei. Perché un grande regista come Tourneur le affida una parte di protagonista senza importanza nella Nave degli uomini perduti?
2.  Una congiunzione stellare: l’incontro con Sternberg in un Caffè-Concerto. S’inventa una stella. Il divismo esclusivo e schiacciante di Jannings è finalmente equilibrato dalla presenza non meno autoritaria e realistica della nuova diva. L’Angelo Azzurro. Quale il segreto di Sternberg? Risolvere in poesia tragica e magia l’ambiente originario di Marlene e l’appello un po’ torbido della sua femminilità.
3. Il tema pareva inesauribile. Ma già l’invenzione minaccia di spezzare i polsi dell’inventore. Sternberg si tormenta per modulare in forme inedite quella roca e perversa seduzione. La riesplora in nuovi climi. Marocco. Ma tra il lusso dei colori e dei pimenti esotici, si intravvedono le prime stanchezze del poeta.
4.  Nello sforzo di rinnovarsi, Sterberg corre faticosamente verso l’insuccesso. Angelo Azzurro lo ossessiona. Evadere dal capolavoro: ecco il problema! Anche a costo di ispirazioni abusate (guerra, spionaggio; Crepuscolo di Gloria). In realtà siamo in una fase di pure esperienze plastiche. Per strappare Marlene al suo ambiente inevitabile, il regista approda ad una illusione: che basti cambiarle di veste e d’acconciatura. Disonorata.
5. A questo punto, come accade, non rimaneva che l’oriente. Incantesimo di maniera. Seduzione di continenti dove l’avventura sembra legge. Paradisi artificiali. Fatale luogo di convegno per tutti i naufraghi. E l’ostinata Lola-Lola dei bassifondi amburghesi prende lo Shanghai-Express per la Cina dei banditi, dei bolscevichi, dei missionari e degli umanitari.
6. Per il momento Sternberg rinuncia a nuove esplorazioni. Entra in campo l’autore di Vie della Città con le sue supposte risorse di osservazione dal vero. Ma l’astuto Mamoulian non fa che derivare, in un grave e raccogliticcio mosaico di stili, le scoperte di Sternberg: nelle sue mani la vagheggiata Marlene – l’etera, la contadina rifoderata di ingenuità, la sirena del prof. Unrath – diventa la statua, il calco di gesso. Falsa poesia di luoghi comuni. Il Cantico dei Cantici.
7. Su quel calco, il divismo si fabbrica un nuovo ideale, la bellezza femminile un nuovo modello- Il figurino di Marlene, ormai irrigidito nello stucco di Mamoulian, ossessiona la fantasia degli uomini, la volontà di seduzione delle donne, la scelta degli arruola tori di “ stelle “ per il cinema. I produttori vedono in quel tipo una sicura certezza di successo e di lucro. Il mondo della realtà, e non solo quello dello schermo, formicola di Marlene speciose e senza contenuto.
8. Sternberg ritorna. L’inventore spezza il calco. Ma non torna il poeta. Con fallace alchimia egli si prova a trasfigurare la venere degli angiporti nella casta ed “ eroica “ madre di famiglia. Ma se le dolci linee del volto di Marlene obbediscono alla virtuosità del fotografo, le leggi incoercibili di una materia fissata per sempre in un capolavoro riprendono il loro dominio.
9. In una sorta di esasperazione Sternberg ricorre agli ultimi espedienti. Sottilizza la sua modella in una ingenua principessina. Tenta di riscattare la cortigiana nell’equivoco di una vita romanzata: e fa della selvaggia e sensuale imperatrice rossa la fragile vittima d’una corte di mostri e di fantasmi. Sontuoso trionfo di uno sterile cerebralismo. Il film non raggiunge che una larva di coesione nella continuità della cifra fotografica e decorativa. Ridondante poema sinfonico, trova un filo soltanto nelle prolisse didascalie. E l’eroina affoga nell’irta decorazione barocca.
10. Ultima prova, perduta in anticipo. Sterberg non ha più animo per forzare una via nuova: ritenta con la Spagna l’esperimento fallitogli con la Russia. La Spagna delle gitane, delle galline che razzolano per strada, dei pettini, dei patios, e del sole convenzionale. E mendica un tema di maniera dal decadente estetismo di Pierre Louis (La femme et le pantin). Dal rococò moscovita al barocchismo dei merletti: affogare per affogare. Capriccio Spanuolo!
11. Subentra Lubitsch che, influenzando maliziosamente la regia di Borzage, svuota il mito. Fa della Circe mondiale una donna come tutte le altre, che porta il suo romanzetto alla Jeannette Mac Donald tra galanterie alla viennese, spiagge alla moda, romitaggi sentimentali, operetta europea, ragazzoni all’americana. Maniera di risolvere? o maniera di concludere? o semplicemente maniera?


CINEMA Quindicinale di divulgazione cinematografica, Anno I, Luglio Dicembre 1936-XV

venerdì 23 settembre 2016

Quando verrà Natale




Gazzetta del Sud 24 dicembre 1966 e 24 dicembre 1968



giovedì 22 settembre 2016

Don Camillo secondo Vittorio Cramer

Il film più interessante dell'attuale momento cinematografico (era il 1952)





martedì 20 settembre 2016

Iginio Lardani, quasi un addio


Con questo prossimamente del 1968 per il film di Enzo G. Castellari si conclude la ricerca sulle fatiche di Iginio Gigi Lardani. La filmografia su di lui è ancora incompleta, avendo operato egli, dagli anni sessanta agli ottanta, sia come titolista, title designer, sia, molto più spesso, come artefice di prossimamente. 



Qui di seguito un breve cenno biografico tratto da:
http://www.artofthetitle.com/designer/iginio-lardani/


Iginio Lardani was a graphic and film titles designer best known for his iconic title design work in the Spaghetti Western genre.
Born in Áscoli Piceno, Italy, on December 24, 1924, Lardani was a European contemporary of title design titans Saul Bass and Maurice Binder. He was an autodidact with a great interest in painting. He moved to Rome at the age of 25 and entered the world of film through poster design. After creating the Italian posters for films like High Noon, he designed the title sequences to Sergio Leone’s Dollars Trilogy  A Fistful of Dollars (1964), For a Few Dollars More(1965), and The Good, The Bad and The Ugly (1966). Often allowed an entirely free hand when designing titles and trailers, he worked from his study in Via Reno, Rome. He also designed the opening titles for Face to Face (1967), The Mercenary (1969), and Tepepa (1969).
Outside of the Spaghetti Western genre, Lardani designed the openings forCasanova ’70 (1965), Il compagno Don Camillo (1965), Queimada (1969), and A Special Day (1977). Often affectionaltely referred to as “Gigi” and sometimes mistakenly called “Eugenio”, he also designed and edited film trailers, most notably those of Mogliamante (1977) by Marco Vicario and Una Gionata Particolare (1977) by Ettore Scola, which were awarded first and second place at Cannes in 1978.

lunedì 12 settembre 2016

A red ball out in the fields



Io sono una rossa palla nei campi.
Quando il vento soffia forte, io volo
Come un angelo alto nel cielo.
Forza vento, col tuo respiro.
Forza vento, colpiscimi, la palla rossa.

I'm a red ball out in the fields.
When the wind blows hard, I fly
Like an eagle high up in the sky.
Come on wind, with your breath.
Come on wind, strike me, the red ball.


Mikio Naruse, Cronaca di un vagambondaggio, A Wanderer's Notebook (Huorou-ki), 1962

domenica 11 settembre 2016

Schatten Ombre Shadows



I cineasti tedeschi preoccupati di forzare le profondità dello schermo e della vita con l'uso delle ombre sono riusciti a dar vita alle superfici.
Lotte Eisner, Lo specchio scuro, ed. Bianco e Nero, 1951

mercoledì 7 settembre 2016

Vittorio Cramer interprete

Vittorio Cramer tra Pino Locchi, Franco & Ciccio
dankescemo, bittescemo....

martedì 6 settembre 2016

Fuoco di gioia


I violoncelli e le viole dovrebbero suonare come fiamme!
E' una questione di gioia, vedete.
Non la gioia espressa da risa, o la gioia di quando dite "Sono felice."
Ciò che intendo è una gioia così grande, così speciale, che giace dietro il dolore e scompare senza un confine.
E' una gioia al di là di ogni comprensione.
E'... Bene, io...
Non riesco a spiegarlo meglio.

Victor Sjöström in Verso la gioia (Till glädje),  di Ingmar Bergman (1949)


lunedì 29 agosto 2016

Cinema Nazionale Italiano

Superfilms
“ Gli ultimi giorni di Pompei “
Gli “Ultimi giorni di Pompei “ è uno di quei film che fa onore alla cinematografia del mondo intero, ed è bene che quest’onore l’Italia detenga; i nostri artisti e i nostri direttori di scena mantengono nella fedeltà della ricostruzione storica, un primato indiscutibile e ciò è già molto in un periodo di abulìa e di rinuncia per la cinematografia italiana. In questo films hanno profuso la valentìa, l’abilità grande artisti come Rina de Liguoro e Maria Corda, Emilio Ghione, Victor Varkony e Bernard Goetzke e ne sono stati metteurs-en scene Amleto Palermi e Carmine Gallone.
Al Cinema Reale di Milano questo films – come in altri lussuosi locali d’Italia – ha ottenuto un successo senza pari; ne diamo un brevissimo riassunto per chi non avesse avuto la fortuna di vederlo. Le patrti sono così distribuite: Jone (contessa Rina de Liguoro), Nydia (Maria Corda), Glauco (Victor Varkony), Arbace (Bernard Goetzke). Calemus (Emilio Ghione).
Ed ecco ora la trama della superba ricostruzione storica:
Nel ’79 dopo Cristo, dolcemente distesa nella lussureggiante pianura Campana, Pompei, città di delizia di Roma imperiale, viveva la sua vita di ozi e di piaceri, ignara della sorte tremenda a cui era destinata dal fato.
Nelle terme stabiane …
Con “Gli ultimi giorni di Pompei “, di cui abbiamo dato un succinto riassunto, la cinematografia italiana – industria e arte – rimerita quel posto d’onore che la famosa annosa crisi le aveva precluso. Noi ci auguriamo di poter salutare da queste colonne, la completa resurrezione di un’attività nazionale che fu vanto ed onore dell’Italia, che fu – per l’Italia – nobile primato nel mondo.
Spectator

Cine-Cinema Anno II -N. 7, Aprile 1926


mercoledì 27 luglio 2016

Strada senza fine






Mikio Naruse,  限りなき舗道 (Kagirinaki Hodo), 1934

lunedì 4 luglio 2016

Like a thunderbolt


Michael Cimino (1939 - 2016)
al tempo di Thunderbolt and Lightfoot -1974
Sette film, Seven masterpieces, come Andrej Arsen'evič Tarkovskij e Sergio Leone

martedì 28 giugno 2016

Erano donne






il mio video l'hanno bannato ma lo potete vedere qui:

domenica 26 giugno 2016

ARES di Rodi



Mimmo Palmara
1928 - 2016
in
Il Colosso di Rodi (1961)

mercoledì 22 giugno 2016

Cinecittà al Quadrato



Ed eccoci ormai giunti ai teatri di posa, in numero complessivo di nove. Non ideati tutti con una dimensione standard e neanche diversi l’uno dall’altro, presentano tipi (3. 6, 7. 10) che possono corrispondere a lavorazione di scene dalle dimensioni modeste e sono stati studiati perla percezione dei rumori e dei suoni più delicati e difficilmente riproducibili; altri, più vasti e con i primi collegati (4. 5. 8. 9), corrispondono bene alla lavorazione di scene di complesso abbastanza importanti; mentre l’immenso teatro centrale [11] è riservato alle riprese che richiedano un imponente complesso di masse, ovvero importanti movimenti da eseguirsi al coperto. Dimensioni rispettive dei tre tipi: 15 x 30, 20 x 40, 36 X 60.
La costruzione dei teatri è stata prevista, sotto I'aspetto tecnico, non con la comune intravatura metallica dei soliti studii cinematografici - e che trasmette le vibrazioni daIl'uno all'altro estremo -, ma con tre materiali costruttivi diversi, in maniera da isolare e spezzare ogni e qualsiasi vibrazione; mentre la struttura delle coperture, in base ai medesimo principio,risulterà di ben cinque diversi materiali antifonici: un aereo potrà passare rombando a soli 5 metri di distanza dal letto senza che la minima vibrazione sia avvertita all'interno. Tutti i teatri saranno provvisti di modernissimi servizi di ventilazione, raffreddamento e riscaldamento: servizi non solo centrali ma particolari ai singoli teatri; anche per evitare le costose dispersioni, inevitabili con lunghe condutture. Opportune passerelle entreranno in funzione per il completamento minuto del lavoro, divenendo – mercé speciali argani elettrici - più rapida, ed economica la parte più pesante, tanto per il trasporto e il montaggio del materiale scenico quanto per lo spostamento delle singoli lampade o dei complessi di lampade per l'illuminazione delle scene dall'alto.

Lungo i fianchi dei teatri corrono paralleli due caseggiati (12, 13) a due piani: nell’inferiore si troveranno fondali e materiale standardizzato e i laboratorii di allestimento scene; nel superiore i camerini degli attori, suddivisi in reparto maschile e femminile. Così per via sotterranea o livello-terra affluirà al teatro di posa tutto quanto deve esservi condotto per arredamento, costruzioni sceniche, ecc.: dal di sopra affluiranno direttamente ai teatri gli artisti principali.
Il teatro maggiore è aperto verso la campagna, dove vi sarà una larga piscina capace di 2.500 mc. di acqua, così da permettere qualsiasi ripresa che richieda uno specchio d'acqua notevole. La piscina rappresenta altresì un mezzo ausiliario di sicurezza, consentendo l’uso immediato, mediante appositi congegni, di una imponente massa d'acqua in caso di incendio. Tutti i servizii, del resto, sono muniti di sistemi d’idranti comandabili con estrema agevolezza.
E giacché parliamo di elementi sussidiarii, val la pena di dare un'occhiata alla serra [20), destinata ad accogliere le più svariate qualità di piante nostrane ed esotiche; a una bella vasca d’acqua a cristallo per le prese subacquee (23); anche, perché no, ad un angolo caratteristico del terreno, lasciato selvaggio e arricchito di grandi grotte naturali di tufo e pozzolana. Atte a servire per ogni figurazione di terreno, specialmente montagnoso.
Ma riprendiamo il giro degli edifici. Sulla destra, dei teatri, e in prossimità dell'ingresso secondario, si scorgono i caseggiati (14) per falegnameria, scenografi, formatori; e i magazzini generali. Attiguo ['I6) è il reparto ingrandimenti fotografici.
Passando ora sulla sinistra degli studiì, cioè a dire dalla parte opposta rispetto all'asse principale della Città, vediamo subìto innalzarsi verso il cielo (17) una grande torre-pozzo, che per gli impianti di raffreddamento e per ì casi d'incendio possa fornire la considerevole massa d'acqua necessaria con una pressione di 3-4 atmosfere. Alla sommità della torre è una piattaforma girante per grandiose prese dall’alto, verso il vasto terreno libero circostante.
Retrocediamo verso l'ingresso principale; ecco apparirci, in posizione appartata e protetta per le particolari condizioni ed esigenze di lavoro, cinti da mura come una vera torre d'acciaio sottratta ad ogni curiosità e ad ogni intervento di estranei, i fabbricati contenenti gli impianti di sviluppo e stampa (18) e i laboratorii di montaggio [19], i più moderni c completi d'Europa. Anche qui, come d’ovunque, separazione e coordinamento delle lavorazioni, secondo un criterio logico e rigoroso.
Tornando verso il centro del parco-giardino, s'incontra l’edificio tecnico del suono e della proiezione; la parte essenziale cioè, il cuore stesso di tutto il complesso degli impianti, e che richiede in conseguenza lo studio più attento e la cura più delicata. L'edificio (21) consiste di quattro studii, con cabine ed impianti fissi Il più importante verrà eseguito con originale struttura interna 'a campana', a perfetta tenuta acustica, e servirà per le registrazioni sonore speciali ce per il missaggio. Altri due saranno adibiti alla sincronizzazione (con pareti mobili onde permettere la variazione delle riverberazioni e raggiungere le diverse tonalità richieste): e l'ultimo, il più vasto, sarà dedicato alle grandi orchestre.
In prossimità di questo padiglione quadripartito si erge, costruito secondo le più perfette regole dell'acustica, un bel fabbricato modernissimo (22)., una  sala di proiezione modello: cioè un cinematografo non diverso sostanzialmente da quelli destinati al pubblico, ma concepito e realizzato in guisa da consentire una riproduzione sonora assolutamente perfetta e quindi da dar modo di giudicare con decisione assoluta sul valore conclusivo del film realizzato, dal duplice punto di vista del rendimento fotografico e sonoro.
Altri edifici degni di rilievo, e coi quali concluderemo il nostro troppo rapido giro, quello (24) destinato alla Direzione Generale ed agli uffici dei reparti costruzione, lavorazione, approvvigionamenti e personale; il ristorante principale (25}; il fabbricato (26) per operatori, macchinario speciale da presa, trucks sonori per esterni, ecc.
A vantaggio dei curiosi si può aggiungere che sono inoltre previsti: un reparto con teatro miniature-trucchi e cartoni animali, dotato di piattaforma girevole per film a corto metraggio di propaganda e pubblicità; nonché un teatro di ripresa speciale dei trucchi per la riproduzione senza scenografia.
Come si vede, lo strumento è pronto.
Auguriamo che altrettanto pronto ed adeguato sia lo spirito, a renderci anche in questo campo un primato che fu nostro.
Frattanto dobbiamo segnalare, ad onore e ad auspicio della grande iniziativa, il provvido ausilio della Direzione Generale della Cinematografia, che mostra, ancora una volta, di essere all’altezza dei tempi e del suo compito, e la salda intraprendenza dell’on. Roncoroni, che reca in questo non facile e non semplice mondo cinematografico la presenza operante e la garenzia di un industriale serio ed esperto. (Fine)
G. PAOLUCCI DI CALBOLI, in CINEMA, Anno I,Luglio Dicembre 1936, XV



lunedì 20 giugno 2016

Cinecittà al Quadrato

Sono ormai lontanissimi i tempi, da noi e altrove, nei quali il problema dell’impianto di uno stabilimento per riprese cinematografiche si esauriva nella semplice costruzione di uno o più studi con servizi annessi. Tutti ricordano l'epoca in cui nelle principali città italiane, a Roma, Milano, Torino. Firenze ecc. sorsero qua e là, senza un piano prestabilito, senza collegamento alcuno tra di loro, senza un esame accurato del terreno e dell’ubicazione, i tipici capannoni dell’età d'oro della nostra cinematografia tra l’anteguerra e il dopoguerra.
In Europa, gli stabilimenti dell’Ufa a Neubabelsberg; in America, i tantissimi di Hollywood e Los Angeles, vennero poi a dare il senso delle molteplici necessità d'ogni ordine che un centro di produzione cinematografica deve tenere presenti, se vuol conciliare - come è necessario - le ragioni sottili dell’arte con quelle imperiose ed estremamente complesse della vitalità industriale, nonché con le esigenze sempre crescenti della tecnica.
Mettendo mano ai nuovi grandiosi stabilimenti della Cines - ideati dall’architetto Peresutti - e che saranno pronti nel giorno del Natale di Roma dell'Anno XV - l' Italia può dirsi certa di aver soddisfatto con visione organica e totalitaria all'insieme di codeste esigenze. E' lecito anzi dire che il progetto è stato concepito con tale larghezza di vedute e modernità di criteri da porre la Città del Cinema, dal lato dell’attrezzatura industriale, all’avanguardia degli stabilimenti maggiori del mondo.
Pensiamo che possa riuscire interessante per il vasto pubblico amante dello schermo, ma ignaro generalmente dei formidabili quesiti d'ogni genere connessi alla produzione filmistica, compiere in nostra compagnia un rapido giro per il sonante cantiere del Quadrato.
Ma ecco subito la prima domanda del lettore: “ Perché il Quadrato? “ E un secondo chiederà: « Non sarebbe stata più comoda una località più prossima al centro? ›› Ma un terzo: Non era meglio, allora, andare anche più lontani, staccarsi completamente dal traffico e dal rumore di Roma? “
A questi interrogativi conviene rispondere con un interrogativo: “Perché è stata scelta una zona proprio al limite del piano regolatore? “
Bisogna tenere presente che ben ideato e ben situato e prima di tutto quel centro cinematografico che può provvedere senza il minimo impaccio a|l'approvvigionamento rapido, semplice, economico di mezzi e di uomini. Coloro che hanno qualche pratica della lavorazione e ne conoscono i mille continui svariati bisogni, ci possono dire come sia essenziale potersi procurare nel più breve tempo ce senza soverchia spesa di trasporto i materiali occorrenti, e far giungere fresco e riposalo sul posto il “ materiale umano “ (attori, tecnici, maestranze. ecc.). Se questo punto di vista, consiglierebbe la scelta di un luogo centrale in una grande città, la gente del mestiere sa d'altra parte tutti gli inconvenienti insormontabili di una simile scelta (i vecchi stabilimenti Cines di via Vejo, benché non centralissimi, soffrivano molto di questo difetto). La Città del Cinema al Quadrato, posta proprio al limite del piano regolatore della Grande Roma, consente i più agevoli e fulminei trasporti di masse dal centro in pochi minuti e con dispendio minimo. E si capisce cosa significa avere alle spalle una grande città come Roma: serbatoio inesauribile per tutto ciò che possa occorrere, da un contorsionista a un pappagallo ammaestrato, da una colubrina a un competente di storia del Rinascimento, da uno strabico a un cassone intagliato: per tutto quanto riguarda, in due parole, arredamento, tipi, masse, artigiani specializzati, mezzi tecnici, ausiliari e via dicendo. Non ultimo vantaggio. quello di consentire ad artisti, tecnici, comparse, operai, di raggiungere immediatamente, e in qualunque ora del giorno e della notte, il posto di lavoro senza per questo restar estraniati totalmente dall’ambiente familiare, come accade fatalmente là dove la distanza dalla città sia di 30, 40 o 50 chilometri. Si pensi infine, per fare un esempio significativo, alle possibilità che offre una Città come la Capitale, nel campo musicale, d'impiego collettivo e singolo per lavori cinematografici, senza che i vari esecutori debbano interrompere od annullare i loro contratti o le loro posizioni di impiego. In due ore essi possono raggiungere la località, compiere la parte, tornar liberi per le loro normali attività. Concludendo, i nuovi stabilimenti Cines sono dentro la città, e in pari tempo totalmente isolati da essa; sono alle porte di Roma, ed hanno intorno un immenso respiro di terreni, cosi da consentire qualunque possibilità in fatto di “esterni“.
Il centro sorge sulla via Tuscolana al settimo chilometro e copre un'area di circa 600.000 metri quadrati. ll complesso degli stabilimenti ed edifici collegati e giardini occuperà a sua volta un'area di circa 120.000 mq., rimanendo cosi circa 480.000 mq. di terreno a disposizione per costruzioni di esterni e movimento di grandi masse. Queste semplici cifre bastano a suggerire la grandiosità dell'opera. (continua)
G. PAOLUCCI DI CALBOLI, in CINEMA, Anno I,Luglio Dicembre 1936, XV

mercoledì 15 giugno 2016

FRONTE CALABRO- SICULO DEL CINEMA

CIRCOLI DEL CINEMA
F.I.C.C.
Il giorno 21ottobre 1954 si è svolto a Messina il primo Convegno dei Circoli del Cinema calabresi e siciliani.
Erano presenti i Circoli del Cinema di Reggio Calabria (promotore del Convegno) di Palermo, di Bagheria, di Siracusa, di Milazzo, di Messina, dl Catania, di Caltanissetta.
I lavori si sono svolti sulla base del seguente ordine del giorno:
1) Reperimento film: scambio di notizie sulle varie fonti (case di noleggio, privati, ecc.) e aggiornamento reciproco degli elenchi di film a disposizione di ciascun Circolo.
2) Programma: studio delle possibilità concrete di organizzare programmi comuni al fine di diminuire le spese di noleggio, trasporto. ecc.
3) Organizzazione di programmi, scambio di conferenze e dibattiti (in occasione di proiezioni e no) tenute o presiedute da dirigenti degli stessi Circoli calabresi e siciliani.
4) Illustrazione dei film: scambi di proposte sulla redazione di una scheda – tipo. Studio della possibilità di redigere uniche per le proiezioni organizzate in comune.
5) Creazioni di sezioni circolistiche aventi scopo di sviluppare energie culturali collaterali.
6) Pubblicazione di un periodico su cui dibattere i problemi dei Circoli calabresi e siciliani (e meridionali in genere).
7) Rapporti tra Circoli e SIAE.
8) Manifestazione riguardante “ II Mezzogiorno nel cinema "; suggerimenti e proposte per l’organizzazione di proiezioni e dibattiti con carattere di organicità su tale argomento.
9) Rapporti tra Circoli Meridionali e F.I.C.C.
10) Rapporti tra Circoli alla F.I.C.C.. e associazioni cinematografiche aderenti ad altri organismi nazionali.
11) Pubblicazione di saggi, studi, ecc.
Essi hanno portato i seguenti risultati:
Punto 1. - La Commissione all'uopo incaricata ha presentato un elenco provvisorio di film, redatto in base agli elenchi particolari presentati dai singoli Circoli. Il Circolo di Reggio Calabria, incaricato di raccogliere gli ulteriori dati, curerà di compilare l’elenco definitivo generale da inviare ai Circoli interessati.
Punto 2. - Ogni Circolo comunicherà a tutti gli altri proprio programma di massima per il prossimo anno sociale, al fine di stabilire il numero di eventuali passaggi di uno stesso film e di condurre così trattative in comune con il noleggio. Ciò renderà possibile una riduzione delle spese di trasporto, ecc.
Punto 3. - La Commissione all’uopo incaricata ha presentato un elenco provvisorio di conferenze e
dibattiti-scambio, redatto sulla base delle proposte  avanzate dal singoli Circoli. Il programma e il seguente: “ ll Mezzogiorno nel cinema italiano dal dopo-guerra “  (reI. F. Zannino); “Rapporti tra la letteratura siciliana calabrese e la visione cinematografica nel Mezzogiorno (rel. F. Piscitello del C. di Palermo); “ La musica nel
film (rel. N. Cacia del C. di Milazzo);  “ Visconti e Zavattini “ (rel. E.Fidora del C. di Palermo); “ Rapporti tra cinema italiano e storia del costume “ (rel. N. Salanitro del C.U.C. di Catania.
Punto 4. – Ogni circolo si atterrà ai criteri che riterrà più opportuni nella redazione delle proprie schede illustrative. Per le manifestazioni in comune verrà presa in considerazione opportunità di redigere un opuscolo illustrativo unico.
Punto 5. - Ogni Circolo curerà la collaborazione con gli altri organismi culturali operanti nel proprio ambito, istituendo all'uopo sezioni circolistlche composte di soci dello stesso Circolo del Cinema, i quali facciano anche parte delle altre organizzazioni. Ciò naturalmente tenuto conto delle particolari condizioni in cui opera ogni Circolo.
 Puma 6. – Stabilisce di dare vita ad un bollettino possibilmente mensile, comprendente una parte documentativa dell’attività dei Circoli ed una parte a carattere monografico dedicata prevalentemente ai problemi cinematografici riguardanti il Mezzogiorno. La Direzione e la Redazione avranno sede presso il Circolo dal Cinema di Reggio Calabria. Il Comitato di Redazione sarà composto dai responsabili dei singoli Circoli. La stampa e la dissuasione saranno curate dal Circolo del Cinema di Palermo.
Punto 7. – Si stabilisce che nella mozione conclusiva del Convegno sia dato mandato alla F.I.C.C. di trovare al più presto una soluzione definitiva dell’importante problema dei rapporti tra Circoli e la SIAE. Tale soluzione dovrebbe essere preceduta da un’inchiesta su scala nazionale, intesa ad accertare i singoli accordi esistenti localmente tra i Circoli e la SIAE. Nell’accordo comunque non dovrebbe più figurare la suddivisione in categorie perché dannosa per i Circoli economicamente più deboli.
Punta 8. – Ogni Circolo organizzerà una mostra comprendente i seguenti film, tutti reperibili in comune mercato: 1860 di Blasetti, Anni difficili di Zampa, La terra  trema di Visconti,Il cammino della speranza di Germi, Due soldi di speranza di Castellani, Un marito per Anna Zaccheo di De Santis, oltre ai seguenti documentari: Cristo non si è fermato ad Eboli di Gandin, Viaggio nel sud e Nel mezzogiorno qualcosa è cambiato di Lizzani. La manifestazione sarà completata dalla compilazione dl un opuscolo dedicata all’argomento e corredato da filmografia e bibliografia.
Punta 9. - Viene auspicata una sempre più stretta collaborazione tra I Circoli calabresi e siciliani e la F.I.C.C.
Punto 10. – Ogni farà il possibile per stabilire contatti di carattere organizzativo e culturale con le associazioni cinematografiche aderenti agli altri organismi circolistici nazionali.
Puto 11. - Di dare vita ad un Centro di Coordinamento calabro-siculo con sede presso il Circolo del Cinema di Reggio Calabria e con i seguenti compiti: rapporti tra i Circoli calabresi e siciliani e di questi con la F.I.C.C.
Punto 12. – Verrà curata una pubblicazione comprendente : 1) una Introduzione riguardante il movimento circolistico nel Mezzogiorno (origini, sviluppi, prospettive); 2) cenni illustrativi dell’attività svolta e da svolgere dei singoli Circoli Meridionali; 3) resoconto delle iniziative più importanti prese dai Circoli dal Cinema meridionali; 4) nota sul cinema del Mezzogiorno (film, pubblicazioni, mostre, ecc); 5) inchiesta sul pubblico cinematografico meridionale (città e provincia) 6) inchiesta sulla stampa cinematografica nel Mezzogiorno; 7) rapporti tra cinema e scuola nel Mezzogiorno; 8) rapporti tra cultura cinematografica e cultura generale nel Mezzogiorno.
A chiusura dei lavori si è deciso di tenere ogni anno un Convegno dei Circoli del Cinema calabresi e siciliani abbinandolo possibilmente ad una manifestazione di particolare rilievo.
 I Circoli presenti al Convegno hanno infine approvata la seguente mozione:
Premesso che l’approvvigionamento del film nel Mezzogiorno è particolarmente difficile, a causa, soprattutto, dello scarso numero di Agenzie di distribuzione e di fonti di reperimento in genere; che la preparazione del materiale critico illustrativo dei film presenta gravi difficoltà a causa dell’insufficienza economica dei Circoli del Cinema calabresi e siciliani (e meridionali in genere), causata soprattutto dall’alto costo dei film, rende estremamente gravoso il pagamento dei diritti erariali;
 raccomandano al nuovo Consiglio Direttivo della F.I.C.C.: 1) di allestire, per il corrente anno sociale, un congruo numero di programmi ai quali i Circoli Meridionali possano largamente attingere, sopperendo così alle deficienze di reperimento sul piano locale e di distribuire comunque, al più presto, un ampio catalogo di film reperibili anche su normale mercato; 2) di fornire ai Circoli un adeguato materiale documentario sul quale essi possano basarsi per la preparazione dal materiale critico-illustrativo dei film; 3) di promuovere una inchiesta sui rapporti intercorrenti tra i singoli Circoli e le Agenzie della SIAE che serva da piano nazionale alle condizioni più favorevoli;
raccomandano inoltre che il nuovo Consiglio Direttivo dedichi particolare attenzione ai Circoli del Cinema  Meridionali e applichi nei loro confronti tutti quei provvedimenti che ne possano facilitare il funzionamento;
si impegnano, da parte loro, ad una collaborazione sempre più stretta con gli organi direttivi della F.I.C.C., così come a promuovere, ciascuno nel proprio ambito di attività, intese di carattere organizzativo e culturale con le associazioni  cinematografiche aderenti ad altri organismi nazionali, al fine di contribuire al superamento dell’attuale stato li divisione e in armonia con quanto auspicato al VII Congresso di Venezia ".

Pubblicato su CINEMA n. 144 del 10 novembre 1954