martedì 6 gennaio 2026

Yasuzō Masumura - Storia del cinema nipponico dal 1896 al 1954 - 2, La fase di espansione


Nikkatsu Logo 1926


Matsunosuke Onoe (尾上 松之助Onoe Matsunosuke;1875 –1926

  Il secondo periodo del cinema giapponese comincia con la costituzione della «Nikkatsu Motion Pictures Company*», grossa società nata dalla fusione di-quattro importanti case produttrici. La Nikkatsu costruì «ex novo» due grandi studi, a Tokyo e a Kyoto, equipaggiati con gli apparecchi più moderni, ed iniziò con impegno la produzione di pellicole di maggiore lunghezza e di maggior pregio artistico di quelle precedenti. Per esempio, lo studio della Nikkatsu di Tokyo nel sollo 1913 realizzò 155 film di circa mille metri di lunghezza ciascuno.
  Lo studio di Tokyo collaborò con la moderna scuola del teatro giapponese denominata «Shin-pa» (Nuova Scuola).
  La Shin-pa era costituita da un gruppo di ambiziosi attori e registi, che audacemente rifiutavano il rigido formalismo del teatro Kabuki, battendosi per una libera e realistica espressione nella interpretazione e nella scenografia. II teatro Kabuki, essi sostenevano, era il prodotto della società feudale, che imperversava prima della rivoluzione Meiji‘ ed aveva già perduto la sua vitalità. «Ora viviamo in un mondo completamente nuovo, nel quale tutto viene modificato e incivilito senza posa. Dobbiamo esprimere con mano realistica questo dinamismo. Il formalismo ormai morto non può adattarsi a questo rapido svolgersi degli eventi».
  Ma il realismo della Shin-pa era teatrale, non cinematografico. Di conseguenza, i film diretti ed interpretati dagli appartenenti a quel gruppo erano tutti pervasi dal clima teatrale e molto lontani da quella che è la genuina espressione cinematografica. Tuttavia essi trattarono con impegno i problemi sociali, con una interpretazione ben chiara, e riuscirono a creare alcuni film non privi di qualit artistiche, che suscitarono una viva impressione nel pubblico in genere.
  Lo studio di Kyoto intendeva collaborare con il teatro Kabuki nella produzione di film in costume, ma il Kabuki declinò freddamente tale proposta ritenendo disdicevole la recitazione davanti alla macchina da presa. Un vecchio attore proclamò con orgoglio «Meglio morire che recitare senza spettatori». Questo rifiuto ebbe conseguenze negative tanto per il cinema giapponese che per il Kabuki. Quest’ultimo perdette una preziosa occasione di rinvigorirsi con quel nuovo mezzo di espressione che era il cinema e sprofondò in una rigida fossilizzazione del suo stile. Il cinema, a sua volta, venne escluso dalla splendida tradizione e dalla tecnica raffinata del Kabuki, rimanendoabbandonato, dal punto di vista del perfezionamento artistico, in una condizione primitiva.
  Dopo il rifiuto del Kabuki, lo studio di Kyoto si rivolse ad attori modesti e sconosciuti dei teatri locali di terza categoria e trovò un giovane ed ignorato attore a nome Matsunosuke Onoe*. Questi non era stato sottoposto troppo alla disciplina del rigido stile Kabuki e poteva facilmente adeguarsi alle esigenze della interpretazione cinematografica. Cogliendo la preziosa occasione, egli si dedicò alla creazione di un nuovo stile adatto per la macchina da presa. Il suo modo di recitare fu grezzo e violento, ma vivace e dinamico; i suo ruoli consueti furono quelli dei famosi eroi delle leggende nipponiche, i quali venivano in soccorso dei poveri, salvavano le belle principesse e punivano i malvagi. Da allora in poi, interpretò spesso il protagonista della «Ninjitsu». «Ninjitsu» é l’arte leggendaria del modo di rendersi invisibile praticata nell’antico Giappone. Il protagonista della «Ninjitsu» poteva trasformarsi in acqua, terra, fuoco e aria oppure in un animale, in un uccello, in un pesce e perfino in un essere fantastico come il dragone. Nei suoi film Matsunosuke Onoe si trasformava in fumo bianco quando doveva sfuggire ad un pericolo, in un’aquila audace o in un feroce leone quando doveva battersi contro forti nemici, e improvvisamente rivelava sé stesso nel momento in cui la principessa stava per essere presa dal malvagio, portandola via con sé verso il cielo. Il cinematografo possedeva i mezzi più indicati per esprimere gli effetti magici della «Ninjitsu» e questa sua attitudine era stata mirabilmente mostrata da Méliès nei suoi fantastici film; essa avvinse completamente gli spettatori. 
  La interpretazione semplice e vigorosa, il racconto popolare ed avventuroso nonché l’intervento del soprannaturale costituivano le tre caratteristiche dei film di Matsunosuke, che vennero entusiasticamente ammirati dal grosso pubblico che per censo e per cultura, non era in grado di apprezzare il complicato e raffinato Kabuki e le altre espressioni artistiche tradizionali. Tutti i cinema del Giappone erano zeppi di spettatori che applaudivano entusiasticamente Matsunosuke.
  Può bene affermarsi dunque che egli sia stato il primo «divo» della cinematografia nipponica, colui che contribuì a far sì che il cinema ed il popolo giapponese diventassero grandi amici.


BIANCO e NERO ANNO XV - 1954, n. 11-12


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