domenica 16 ottobre 2016

In Hoc Signo Vinces

OGGI


Al suo primo apparire il cinema o, per intenderci, i film, dal mondo cristiano in generale furono identificati con il Diavolo. Era inevitabile però che chi metteva in scena i lavori visionati dai pubblici più disparati facesse ricorso a storie bibliche, alla vita del Salvatore ed a qualche casta fanciulla. A deprimere i sospetti delle alte gerarchie ecclesiastiche intervennero da subito Enrico Guazzoni  e David W. Griffith.  In Italia videro la luce la censura e il Centro Cattolico Cinematografico. Quest’ ultimo non erano altro che la versione aggiornata del tribunale della Santa Inquisizione che apponeva i suoi sigilli sulle opere che venivano date in pasto ad un pubblico sempre più numeroso:  E – escluso per tutti -, A – adulti, T – tutti. Col tempo le gerarchie vennero a patti con i produttori  concedendo abbondanti scollature, vestiti aderenti, approcci amorosi espliciti con dissolvenza in chiusura. A patto che tutto venisse suggellato da un’enorme Croce - vera o in trasparenza, di legno o incandescente – finale: in hoc signo vinces. Tra i primi beneficiari ci furono, tra i registi, Mario Bonnard e la nota ditta Ponti-De Laurentis i cui dirigenti in mattinata visionavano i giornalieri nelle sale messe  a disposizione dagli studi di Cinecittà, di notte frequentavano i bordelli della capitale, per scoprire nuovi talenti.



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