lunedì 11 luglio 2011

Andrej Arsen'evič Tarkovskij, Zavrazie, 4 aprile 1932 – Parigi, 29 dicembre 1986


 Andrej Tarkovskij non c’è più da quindici anni. Di questi tempi probabilmente non avrebbe più trovato nessuno per finanziare un qualsiasi suo soggetto cinematografico.
 Vista col senno di poi L’infanzia di Ivan rappresenta uno di quei debutti le cui immagini fanno presagire un futuro maestro. La  tematica lascerebbe intendere che il regista si muoverà sulle direttive dei dirigenti sovietici di quegli anni, ma le successive critiche di calligrafismo e formalismo alieneranno , si può dire per sempre, il futuro di Tarkovskij agli occhi bendati dei capi partito.
Il film vinse nel 1962 il leone d’oro alla mostra di Venezia, ex-aequo con Cronaca familiare di Valerio Zurlino.
Il suo espressionismo e simbolismo svilupparono una tecnica molto usata successivamente dai registi di video-clip negli anni ’80 e la sua visione dell’infanzia è da associare con I 400 colpi di François Truffaut, Zazie nel metrò di Louis Malle e, qualche tempo dopo,  Incompreso di Luigi Comencini.
A  questo punto mi auguro che Giuseppe Tornatore , un altro che dà l’anima quando dirige i bambini, porti sullo schermo Il sentiero dei nidi di ragno il più bel libro di Italo Calvino, prima che lo deturpino un  Soldini o Sorrentino di turno.

1 commento: