Mimmo Addabbo - Lolli,Ubaldo Vinci, Gianni Parlagreco,Catalfamo,Fabris, Valentino,Margareci,Crimi,Fano e i Sigilli
giovedì 29 gennaio 2026
Glamour: Sylvia, Marlene, 2 Jean , Joan, Ida, Loretta
domenica 25 gennaio 2026
木下惠介 映画本 - Kinoshita Keisuke film book
martedì 6 gennaio 2026
Yasuzō Masumura - Storia del cinema nipponico dal 1896 al 1954 - 2, La fase di espansione
Il
secondo periodo del cinema giapponese comincia con la costituzione della «Nikkatsu
Motion Pictures Company*», grossa società nata dalla fusione di-quattro
importanti case produttrici. La Nikkatsu costruì «ex novo» due grandi studi, a
Tokyo e a Kyoto, equipaggiati con gli apparecchi più moderni, ed iniziò con
impegno la produzione di pellicole di maggiore lunghezza e di maggior pregio
artistico di quelle precedenti. Per esempio, lo studio della Nikkatsu di Tokyo nel
sollo 1913 realizzò 155 film di circa mille metri di lunghezza ciascuno.
Lo studio di
Tokyo collaborò con la moderna scuola del teatro giapponese denominata «Shin-pa»
(Nuova Scuola).
La Shin-pa era
costituita da un gruppo di ambiziosi attori e registi, che audacemente rifiutavano
il rigido formalismo del teatro Kabuki, battendosi per una libera e realistica
espressione nella interpretazione e nella scenografia. II teatro Kabuki, essi
sostenevano, era il prodotto della società feudale, che imperversava prima
della rivoluzione Meiji‘ ed aveva già perduto la sua vitalità. «Ora viviamo in un
mondo completamente nuovo, nel quale tutto viene modificato e incivilito senza
posa. Dobbiamo esprimere con mano realistica questo dinamismo. Il formalismo
ormai morto non può adattarsi a questo rapido svolgersi degli eventi».
Ma il realismo
della Shin-pa era teatrale, non cinematografico. Di conseguenza, i film diretti
ed interpretati dagli appartenenti a quel gruppo erano tutti pervasi dal clima
teatrale e molto lontani da quella che è la genuina espressione cinematografica.
Tuttavia essi trattarono con impegno i problemi sociali, con una
interpretazione ben chiara, e riuscirono a creare alcuni film non privi di
qualit artistiche, che suscitarono una viva impressione nel pubblico in genere.
Lo studio di
Kyoto intendeva collaborare con il teatro Kabuki nella produzione di film in
costume, ma il Kabuki declinò freddamente tale proposta ritenendo disdicevole
la recitazione davanti alla macchina da presa. Un vecchio attore proclamò con
orgoglio «Meglio morire che recitare senza spettatori». Questo rifiuto ebbe
conseguenze negative tanto per il cinema giapponese che per il Kabuki.
Quest’ultimo perdette una preziosa occasione di rinvigorirsi con quel nuovo mezzo
di espressione che era il cinema e sprofondò in una rigida fossilizzazione del
suo stile. Il cinema, a sua volta, venne escluso dalla splendida tradizione e
dalla tecnica raffinata del Kabuki, rimanendoabbandonato, dal punto di vista del perfezionamento
artistico, in una condizione primitiva.
Dopo il
rifiuto del Kabuki, lo studio di Kyoto si rivolse ad attori modesti e
sconosciuti dei teatri locali di terza categoria e trovò un giovane ed ignorato
attore a nome Matsunosuke Onoe*. Questi non era stato sottoposto troppo alla
disciplina del rigido stile Kabuki e poteva facilmente adeguarsi alle esigenze
della interpretazione cinematografica. Cogliendo la preziosa occasione, egli si
dedicò alla creazione di un nuovo stile adatto per la macchina da presa. Il suo
modo di recitare fu grezzo e violento, ma vivace e dinamico; i suo ruoli consueti
furono quelli dei famosi eroi delle leggende nipponiche, i quali venivano in
soccorso dei poveri, salvavano le belle principesse e punivano i malvagi. Da
allora in poi, interpretò spesso il protagonista della «Ninjitsu». «Ninjitsu» é
l’arte leggendaria del modo di rendersi invisibile praticata nell’antico
Giappone. Il protagonista della «Ninjitsu» poteva trasformarsi in acqua, terra, fuoco
e aria oppure in un animale, in un uccello, in un pesce e perfino in un essere
fantastico come il dragone. Nei suoi film Matsunosuke Onoe si trasformava in fumo
bianco quando doveva sfuggire ad un pericolo, in un’aquila audace o in un
feroce leone quando doveva battersi contro forti nemici, e improvvisamente
rivelava sé stesso nel momento in cui la principessa stava per essere presa dal
malvagio, portandola via con sé verso il cielo. Il cinematografo possedeva i
mezzi più indicati per esprimere gli effetti magici della «Ninjitsu» e questa
sua attitudine era stata mirabilmente mostrata da Méliès nei suoi fantastici film;
essa avvinse completamente gli spettatori.
La interpretazione
semplice e vigorosa, il racconto popolare ed avventuroso nonché l’intervento
del soprannaturale costituivano le tre caratteristiche dei film di Matsunosuke,
che vennero entusiasticamente ammirati dal grosso pubblico che per censo e per
cultura, non era in grado di apprezzare il complicato e raffinato Kabuki e le
altre espressioni artistiche tradizionali. Tutti i cinema del Giappone erano zeppi
di spettatori che applaudivano entusiasticamente Matsunosuke.
Può bene affermarsi dunque che egli sia stato il primo
«divo» della cinematografia nipponica, colui che contribuì a far sì che il
cinema ed il popolo giapponese diventassero grandi amici.
mercoledì 17 dicembre 2025
鬼畜 [The Demon] 1978 - 出典: フリー百科事典 French Connection II] 1975
野村 芳太郎 Yoshitarō Nomura 鬼畜, The Demon, 1978
本名 John Frankenheimer, 出典: フリー百科事典『ウィキペディア, French Connection II, 1975
岩下志麻, Iwashita Shima
緒形 明伸 Ken Ogata
本名はユージーン・アレン・ハックマン Gene Hackman
mercoledì 26 novembre 2025
Cine Margherita (RC) & Aurora (ME) 1954
venerdì 21 novembre 2025
We tell the truth and write the lies
for being hungry, or having an imagination.
But it can also be dangerous unless we learn how to use it.
Our everyday lives are real and true, aren't they?
came out of someone's imagination.
So, if we tell the truth and write the lies,
then they aren't lies anymore.
They become stories.
O perché hai fantasia.
Sai, è una cosa molto rara.
E' molto preziosa.
Ma può anche essere pericolosa, se non si impara ad usarla.
escono dalla fantasia di qualcuno.
non sono più bugie.
Diventano delle storie.
giovedì 13 novembre 2025
Yasuzō Masumura* - Storia del cinema nipponico dal 1896 al 1954 - 1, gli albori
Il primo film
che il popolo giapponese ebbe occasione di-vedere fu uno dei cortometraggi
della «Vitascope» di Edison, proiettato nel 1896 nella città portuale di Kobe.
L’anno successive venne importato in Giappone il proiettore cinematografico dei
Lumiére. Questa meravigliosa invenzione della scienza moderna venne entusiasticamente
accolta dal popolo giapponese che, dopo la vittoria riportata sulla Cina nel
1895, era particolarmente avido di aggiornarsi sulle conquiste della civiltà occidentale.
Un giornale del tempo scrisse: «I misteri del XX secolo, caratterizzati dalla magia
della scienza, le città del mondo occidentale, simili a fantasiosi paesaggi di
sogno, vennero con somma evidenza mostrati agli spettatori comodamente seduti
nella sala di proiezione».
Il primo film
giapponese venne realizzato nel I898 da un fotografo di Tokyo: era un cortometraggio
che riproduceva la vita quotidiana di questa città. Il primo dilm con un
intreccio e dei protagonisti apparve nel 1899. Portava sullo schermo un episodio
di cronaca, un coraggioso poliziotto che arrestava un feroce assassino dopo un
conflitto sanguinoso. L’anno dopo venne girato a Kyoto, l’antica capitale del
Giappone, un film che riproduceva alcune scene dell’antico teatro «Kabuki». Da allora
in poi vennero successivamente prodotti molti film di poco meno di 150 metri
ciascuno. Nel 1904 venne costruito a Tokyo il primo studio cinematografico del
Giappone e l’anno successivo sorse il secondo a Kyoto.
In base alla
tendenza generale lo studio di Tokyo produsse film tratti da avvenimenti contemporanei,
interpretati da attori senza esperienza teatrale; viceversa, lo studio di Kyoto
realizzava pellicole che riproducevano alcuni drammi famosi del Kabuki, con
attori di teatro. I film prodotti a Tokyo vennero chiamati «Gendaigeki» (film
contemporanei) e quelli di Kyoto «Jidaigeki» (rappresentazioni in costume). Questa
suddivisione avrebbe costituito una rigida tradizione dellacinematografica nipponica, dovuta al fatto che la
vecchia città di Kyoto rappresentava il luogo più adatto, dal punto di vista
artistico ed economico, alla produzione di film in costume, mentre la nuova
capitale, Tokyo, era tutta protesa verso il progresso.
Alla fine dell’Era
Meiji* (1912), il Giappone era dotato di cinque teatri, di posa e di
innumerevoli sale cinematografiche: soltanto a Tokyo ve n’erano settecento. Ma
tutti i film prodotti in questo periodo erano delle opere assolutamente
primitive, riproduzioni semplici e dirette di episodi di vita reale o di scene
del teatro drammatico, lontane da qualsiasi interpretazione artistica.
*https://ja.wikipedia.org/wiki/%E5%A2%97%E6%9D%91%E4%BF%9D%E9%80%A0
*https://it.wikipedia.org/wiki/Yasuz%C5%8D_Masumura
*https://en.wikipedia.org/wiki/Yasuz%C5%8D_Masumura
*https://it.wikipedia.org/wiki/Periodo_Meiji
lunedì 10 novembre 2025
安部 公房, Kōbō Abe, 武満 徹 Takemitsu Tōru, 勅使河原 宏, Teshigahara Hiroshi 1962 - 1964 with Walz
martedì 28 ottobre 2025
giovedì 16 ottobre 2025
The Sunflowers of Iginio Lardani
martedì 14 ottobre 2025
1967: Cassio, Iago, Roderigo, PPP, Otello
giovedì 14 agosto 2025
若松孝二 会う 塞吉歐·李昂尼 - Koji Wakamatsu meet Sergio Leone
Screenshot from: 現代好色伝 テロルの季節 Season of Terror (1969) Koji Wakamatsu
狂沙十萬里 1968年12月21日: Diecimila miglia di
sabbie selvagge
Aka C'era una volta il West/Once
Upon a Time in the West
导演 direttore 塞吉歐·李昂尼: Sergio Leone
编剧 sceneggiatori:
柏納多·貝托魯奇 Bernardo Bertolucci
配乐 Colonna sonora: 恩尼奥·莫里科内 Ennio Morricone
摄影 fotografia: 東尼諾·戴笠·寇利 Tonino Delli Colli
剪辑 montaggio: 尼諾·巴拉利 Nino Baragli
克勞蒂雅·卡汀娜 Claudia
Cardinale - 吉尔·麦克贝恩(Jill McBain)
亨利·方达 – Henry
Fonda 弗兰克(Frank)
贾森·罗巴兹 – Jason Robards 夏安(Cheyenne)
查爾斯·布朗森 – Charles
Bronson 哈莫尼克(Harmonica)
venerdì 16 maggio 2025
martedì 7 gennaio 2025
会田 昌江 alias 原節子
HARA SETSUKO
(1920-2015)
By Tony
Rayns
ONE OF JAPAN’S BEST-LOVED FILMED ACTRESSES since
her teenage years, Hara Setsuko left the film industry in 1963 at the age of
forty-three—a few months after the death of Ozu Yasujiro, for whom she’d acted
memorably in six features. She withdrew completely from public life, living
outside Tokyo in Kamakura, refusing to be photographed and declining requests
for interviews. This Garbo-like retreat inevitably fostered a powerful
mystique, which endured until her death last September, itself kept secret by
her relatives for two months after her funeral. The Togeki Theater in Tokyo’s
Higashi-Ginza district happened to be presenting newly restored Ozu films in
the week her passing became known, and a large, uncaptioned photo of her was
posted front-of-house. The sixty-two-year-old image (from Ozu’s Tokyo
Story, 1953) alone was enough to trigger grief and nostalgia.
Much Japanese cinema of the 1930s was lost in the Allied
fire-bombing of Tokyo, but one of Hara’s earliest featured performances
miraculously survives. She plays the market stall-holder Onami in Yamanaka
Sadao’s excellent Kochiyama Soshun (1936), a young woman
worried about the increasing delinquency of her brother. It’s clear that she
was cast not only for her sweet-sixteen-ness (she seems credibly older), but
also because she responded to Yamanaka’s demand for a naturalistic acting
style, quite removed from the kabuki conventions that dominated period dramas
of the time. A year later she was cast in a then-prestigious Japanese-German
co-production as a young woman pushed away by her fiancé on his return from
Nazi Germany, and she went on to appear in several wartime propaganda films,
all designed to bolster the military government’s call for self-sacrifice and
loyalty to the codes of bushido, “the way of the warrior.”
Her reluctance to give interviews even during her heyday
leaves us unsure how Hara felt about the roles she was asked to play, but her
radiance in postwar Ozu and Naruse pictures—almost always playing unmarried
daughters, widows, or unhappy wives, internalizing unspoken emotional pain and
disappointment—suggests a high degree of consonance between her off-screen life
and feelings and her frequent on-screen roles. Like Ozu, Hara herself never
married. She chose to live alone after her early retirement; her countless
Japanese fans dubbed her “the eternal virgin,” partly because she had no
reported romantic attachments, partly because she made such a mark as Noriko,
the daughter who chooses to look after her widower father rather than get
married and move out in Ozu’s Late Spring (1949).
She was born Aida Masae, one of eight children in a Yokohama
family, and used family connections to get an acting contract with the
production company Nikkatsu in 1935, when she was just fifteen. (Her elder
sister was married to the then-leftist director Kumagai Hisatora, a Nikkatsu
employee.) We’ll never know what ambitions she had in her mid-teens, but she
would certainly have seen Japanese movies in which women protagonists, played
by the likes of Yamada Isuzu and Tanaka Kinuyo, protested loudly against the
social, moral, and economic constraints on women’s lives. The distinguished
Japanese critic Sato Tadao argues that Hara’s postwar status reflects her
embodiment of the silent sufferings of Japanese people in general as they
struggled to reconcile traditional values with the adjustment to
“modernization” under the US occupation.
Ozu and Naruse, in their formalized melodramas, used Hara’s smiling-through-adversity persona as a subtle signifier of hidden social pressures. Their slightly younger contemporary Kurosawa Akira, more comfortable with full-blown melodrama, had her star in two movies that plunged into the strains and contradictions of postwar life much more explicitly. In No Regrets for Our Youth (1946) she plays Yukie, the complacently bourgeois daughter of a liberal professor who is punished for his anti-war views in the ’30s; she has a torrid affair with an anti-war activist who dies in police custody and enters peacetime as a proudly dishevelled farmer, working to support her late partner’s peasant parents. And in The Idiot (1951), in which Kurosawa transposes Dostoyevsky’s novel to post-war Hokkaido, she plays Taeko (Dostoyevsky’s Nastasya), a kept woman since her mid-teens, who refuses to be ashamed of her past and mocks the various suitors who think they can buy her as a wife. These assertive, proto-feminist roles are the flip-side of Hara’s usual reticence; they hint at what lies behind her “eternal virgin” image. They also help us understand why Hara Setsuko was so revered in Japan, and around the world.
https://www.artforum.com/columns/tony-rayns-on-hara-setsuko-1920-2015-227761/

































%20Koji%20Wakamatsu%20D.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
%20-.jpg)
..jpg)
_.jpg)
1940.jpg)