mercoledì 22 luglio 2026

Cinema on the screen - Italia 1959 - 1970



La rimpatriata
Damiano Damiani, 1963 
Hiroshima mon amour
Alain Resnais, 1959



 

La strategia del ragno
Bernardo Bertolucci, 1970
The Last sunset (L'occhio caldo del cielo)
Robert Aldrich, 1961
Valley of Mistery (La valle del mistero)
Joseph Lejtes, 1967










 

mercoledì 15 luglio 2026

Yasuzō Masumura - Storia del cinema nipponico dal 1896 al 1954 - 4, Kisaburō Kurihara (栗原喜三郎)

Kisaburō Kurihara (栗原喜三郎) AKA Thomas Kurihara
(1885 .1926)



Kisaburo Kurihara on set of Amateur Club 
(Amateur Kurabu アマチュア倶楽部 1920)

  Nel 1921 vennero create tre nuove Case cinematografiche: Teikoku-Kinema, Taisho-Katsuei e-Shochiku-Kinema. Ciascuna di esse ebbe una parte importante nella storia del cinema nipponico.

  La Taisho-Katsuei iniziò l’importazione di scelti film artistici direttamente dalle principali case americane, come la First National, la Metro, ecc. e nello stesso tempo costruì molte belle e lussuose sale cinematografiche, nelle quali questi film venivano proiettati con le migliori macchine americane o tedesche di recente importazione. Fino a quel momento, il cinema era stato soltanto uno spettacolo a buon prezzo per la gente povera e ignorante, ma da allora in poi divenne ilprincipale divertimento dei ricchi e delle persone istruite.
  La società anzidetta si propose anche di riformare l’arte cinematografica ed invitò come regista Thomas Kurihara il quale lavorava come attore con Tomas H. Ince ed era amico del famoso Sessyu Hayakawa. Egli diresse due film importanti: Amateur Club (1920) e Ja-sei no in (La seduzione del serpente, 1921), ispirati a due ottimi lavori teatrali di Junichiro Tanizaki, uno dei migliori autori della letteratura giapponese. Con questi due lavori, Kurihara realizzò una importante rivoluzione.
  In primo luogo introdusse nel mondo cinematografico nipponico la vera regia. In quei tempi, la. vera importanza e l’effettiva funzione del regista erano sconosciute ai produttori ed i registi non erano altro che dei «manager», degli intermediari o dei suggeritori; completamente succubi degli attori famosi. Kurihara, il quale aveva osservato da vicino in America il comportamento dei più famosi registi americani, ripudiò questa assoluta subordinazione del regista all’attore e si impose con tutta la sua autorità agli interpreti. Seppe inculcate nei cineasti nipponici il principio che è impossibile realizzare film d’arte senza aver prima affermato il prestigio del regista.
  In secondo luogo egli introdusse numerose innovazioni alla moderna tecnica della regia che aveva appreso ad Hollywood, ed una grande abbondanza di termini tecnici che ancora oggi sono usati nella produzione cinematografica in Giappone.
  In terzo luogo, si servi di molti interpreti non professionisti allo scopo di escludere completamente l’influenza del teatro, insegnando loro un tipo di recitazione spontanea, adatta per il cinema. In effetti egli fu la prima persona che seppe organizzare, dirigere e guidare la produzione dii un film con sistemi moderni. Fu colui che modernizzò il film giapponese.
  Ma nemmeno egli riuscì a produrre dei film d’arte. Amateur Club non era altro che una imitazione superficiale delle commedie brillanti americane e Ja-sei no in, ricavato da una vecchia leggenda giapponese, era sotto la più evidente influenza americana; le attrici agivano e si comportavano come ragazze americane, i costumi e gli arredamenti seguivano lo stile yankee. Ma, malgrado Lutta questa superficialità, le sue opere erano pensate da una sensibilità fresca e vivace e diedero senz’altro scacco a centinaia di altri film comuni realizzati nell’assurdo vecchio stile.
BIANCO e NERO ANNO XV - 1954, n. 11-12

 

Sessue Hayakawa, Kisaburō Kurihara, and Myrtle Stedman in The Soul of Kura San (1916)

Kisaburō Kurihara:

domenica 5 luglio 2026

Susan Sontag in 1969 - Cannibal or Tarantola

Io veggio ben come ti tira
uno e altro disio, sí che tua cura

se stessa lega sí che fuor non spira.
Dante Alighieri, Paradiso, canto IV





While preparing [the] second version of the script [Duet for Cannibals] I was also choosing the locations and completing the casting. Agneta Ekmanner, who plays Ingrid, had already agreed to take part in the film in May, during my first, brief visit to Stockholm, when I only had a rough idea of the story in my head. I had asked Adriana Asti to be in the film in July, when I was in Rome, and the part of Francesca was written for her. Gösta Ekman, who plays Tomas, and Lars Ekborg, who plays Bauer, were cast in September.
Filming took place on locations in and around Stockholm in October and November, over a period of six weeks. We had thirty-four shooting days. The film was shot in black and white 35mm film with one Arriflex camera; all the dialogue and most of the effects were recorded direct with a Nagra. Since Duet for Cannibals was, as the expression goes, edited in camera, the actual editing, done in February and March 1969, went fairly smoothly. The first screening was at the Cannes Film Festival, under the auspices of the Quinzaine des Réalisateurs, in May 1969.
Susan Sontag, Duett för kannibaler, 1969














giovedì 25 giugno 2026

American [Splendor] in Comics





The words, the pictures, they could be more of an art form.

You know, like those French movies... or De Sica over in Italy.


Parole, disegni, possono essere più che una forma d'arte.

Sai, come quei film francesi... o De Sica là in Italia.

American Splendor,  Shari Springer Berman, Robert Pulcini 
& Paul Giamatti, Harvey Pekar, Robert Crumb, 2003






 







 

lunedì 15 giugno 2026

A shark if it walks out of the water




You might wanna go easy on the sharks.
Why?
Don't scare the tourists.
The rule is, it's a shark if it walks out of the water, stops traffic, and bites a cop.
If they're just swimming , call them fish.
Okay. Fish-infested waters.
 
Dovresti andarci caIma con gIi squaIi.
Perché?
Non spaventare i turisti.
La regoIa è: è uno squaIo se esce daII'acqua e morde un poIiziotto.
Se nuotano soIamente intorno, si chiamano pesci.
Ok. ''Acque infestate da pesci.''


Sidney Pollack, Absence of Malice (Diritto di cronaca), 1981


 

sabato 6 giugno 2026

The rich win, the poor are powerless. We become... tired of hearing people lie.





Well ...
You know, so much of the time, we're just lost.
We say "Please, God ... tell us what is right, tell us what is true."
I mean, there is no justice.
The rich win, the poor are powerless.
We become... tired of hearing people lie.
And after a time we become dead.
A little dead. We think of ourselves ... as victims. And we become victims.
We become... we become weak.
We doubt ourselves, we doubt our beliefs. We doubt our institutions.
And we doubt the law.
But today you are the law. You are the law.
Not some book, not the lawyers.
Not a marble statue ... or the trappings of the court.
See, those are just symbols ... of our desire ... to be just.
They are ... they are, in fact, a prayer.
I mean, a fervent and a frightened prayer.
In my religion ... they say "Act as if ye had faith ... and faith will be given to you."
If ... if we are to have faith in justice ... we need only to believe in ourselves ... and act with justice.
See, I believe there is justice in our hearts.
 
Bene …
Per la maggior parte del tempo siamo smarriti.
Chiediamo: "Ti prego, Signore, indicaci cos'è giusto, qual è la verità".
Non c'è giustizia.
I ricchi vincono e i poveri sono impotenti.
Siamo stanchi di sentire menzogne.
E cominciamo a morire dentro. A morire un po'.
Pensiamo a noi stessi come a delle vittime. E lo diventiamo.
Diventiamo ... Diventiamo deboli.
Dubitiamo di noi stessi, e di ciò in cui crediamo. Dubitiamo delle istituzioni.
E dubitiamo della legge.
Ma oggi siete voi la legge. Siete voi la legge.
Non un manuale o un avvocato. Non una statua di marmo, o gli emblemi della corte.
Quelli sono solo simboli del nostro desiderio di essere giusti.
Sono una preghiera. Una preghiera fervente e impaurita.
Nella mia religione si dice: "Agisci come se avessi fede, e fede ti sarà data".
Se per avere fede nella giustizia dobbiamo solo credere in noi stessi, e agire con giustizia.
Credo che ci sia giustizia nei nostri cuori.
 
Sidney Lumet/ David Mamet/Paul Newman, The Verdict (Il verdetto), 1982

mercoledì 27 maggio 2026

Cinema on the screen - 1946 - 1976


Roma ore 11 
Giuseppe De Santis, 1951
Cinderella (Cenereltola
Wilfred Jackson, 1950




Bellissima 
Luchino Visconti 1951
Do You Love Me (Ogni donna ha un sio fascino)
Gregory Ratoff, 1946




Da Berlino l'apocalisse
Mario Maffei, 1966
Rififi in Paris (Rififi internazionale)
Denys de La Patèlliere 1966




Cuore di mamma
Salvatore Samperi, 1968
The Sand Pebbles (Quelli della San Pablo)
Robert Wise 1966




Next Stop, Greenwich Village
Paul Mazursky, 1976
A Streetcar Named Desire
Elia Kazan, 1951
The Gunfighter
Henry King, 1950



















 

giovedì 21 maggio 2026

Once Upon a Time in the [Hollywood] West

Duel in the Sun (Duello al sole)
King Vidor 1946

The Naked Dawn (Fratelli messicani)
Edgar G. Ulmer, 1955

HONDO
John Farrow, 1953
        
 
HONDO
Gun Fury (Il suo onore gridava vendetta)
Raoul Walsh 1953

Overland Pacific (Verso il Far West)
Fred F. Sears, 1954
Escape from Fort Bravo (L'assedio delle 7 frecce)
John Sturges, 1953

Johnny Guitar
Nicholas Ray, 1954
















 

sabato 9 maggio 2026

Yasuzō Masumura - Storia del cinema nipponico dal 1896 al 1954 - 3, la riforma: 帰山教正, Kaeriyama Norimasa

生の輝き Sei nokagayaki, 1918
 
深山の乙女 Miyama no otome, 1919

  Nel 1919 nacque la «Eiga-Gerjitsu-Kyokai» (Associazione per il Film d’Arte) con a capo Norimasa Kaeriyama*. Questo fatto rappresenta il primo passo verso la emancipazione del cinema dalla cieca subordinazione al teatro e verso il perfezionamento dell’arte cinematografica.

   Kaeriyama, che era un chimico, nutriva grande passione per il cinema e ne studiò attentamente la teoria e la tecnica. Quindi entrò nella casa cinematografica Tenkatsu e vi diresse due film rivoluzionari: Sei nokagayaki (Lo splendore della vita, 1918) e Miyama no otome (La ragazza sull’alta montagna, 1919).
  In questi film introdusse molte importanti riforme. Per la prima volta in Giappone si servì delle varie tecniche del montaggio come i primi piani, le dissolvenze ecc., che erano state usate dieci anni prima da Griffith, e prima ancora da altri, e mostrò chiaramente il vero carattere dell’arte cinematografica, essenzialmente diversa da quella teatrale.
  In secondo luogo, abolì due errate convenzioni del mondo cinematografico giapponese: gli «Oyama» e i «Benshi», che avevano fortemente impedito il normale sviluppo dell’arte cinematografica. Nel teatro Kabuki, «Oyama» era il termine per indicate l’attore che interpretava la parte di una donna. I governanti del vecchio Giappone feudale proibivano assolutamente alle donne di recitare in teatro, ritenendo il fatto offensivo per la pubblica morale. Sicché il Kabuki aveva scelto alcuni attori, giovani e belli, addestrandoli accuratamente per interpretare le parti femminili. Questi attori, dopo aver studiato con impegno le tecniche idonee ad esprimere la femminilità, alla fine erano riusciti ad interpretare le parti femminili con più eleganza, più delicatezza e più sensualità delle stesse donne. In tal modo la tecnica degli «Oyama» si era perfezionata al punto che persino la Shin-pa, che energicamente accusava il Kabuki di formalismo, conservò il sistema degli «Oyama» sulla scena e nei film. Ma questi Oyama potevano essere belli e sensuali soltanto quando recitavano con un trucco molto elaborato, con le luci di scena attenuate e davanti a spettatori che Ii vedevano da notevole distanza. Sullo schermo, specialmente nei primi piani, i volti degli Oyama non erano che grottesche imitazioni. Kaeriyama prese con sé per i suoi film come attrici delle ragazze e riuscì a creare l’espressione viva e naturale del sesso femminile.
  «Benshi» era il termine usato per indicate l’interprete che sta dietro lo schermo e racconta l’intreccio, legge il dialogo ed espone tutti i commenti di contorno sul film proiettato. Il tono di voce da adoperarsi nella narrativa era une delle arti tradizionali più sviluppate e perfezionate nel Giappone e trovò tutto un nuovo campo di applicazione nel film muto. Questi interpreti di film illustravano eloquentemente le vicende con frasi affascinanti e ben tornite e con la loro abile facondia facevano sì che più facilmente gli spettatori comprendessero i film, specialmente quelli stranieri. Finì cosi che la loro interpretazione divenne più interessante del film stesso e gli spettatori preferirono la pittoresca. declamazione di «Benshi» famosi ai buoni film. Il nome del «Benshi» appariva sempre in testa nei programmi dei teatri o nei manifesti che annunciavano la proiezione dei film. Come conseguenza di ciò, la bellezza intrinseca del film perdette ogni valore e ne venne definitivamente compromesso lo sviluppo di una vera arte cinematografica. Kaeryama, il quale propugnava ardentemente una cinematografia pura, respinse la partecipazione del «Benshi» ed inserì nei suoi film delle didascalie, a prezzo di lotte infinite e sfidando il biasimo degli interpreti che temevano di perdere la loro professione.
  Malgrado queste importanti innovazioni rivoluzionarie ed i suoi sforzi tenaci, i suoi film possedevano scarso valore artistico. Egli subiva tanto l’influenza delle pellicole occidentali che tutte le parti del suo lavoro - scene, montaggio, ambientazione - non erano altro che una imitazione di quelle e non possedevano nulla di originale o di spontaneo. In realtà egli era un teorico, non un creatore. Egli seppe indicar la vera via per raggiungere l’arte cinematografica, senza, riuscire a percorrerla. 
BIANCO e NERO ANNO XV - 1954, n. 11-12


lunedì 6 aprile 2026

Miss Ethel Barrymore best movie




Old Ike Weber, a friend of my ma's, told me this.
As I was out walking
I saw in the distance what seemed an animal.
Come up closer, and see it was a man.
Come still closer, and see it was my brother.
 
Il vecchio Ike Webber, un amico di mia madre, mi disse questo:
Mentre andavo a spasso, vidi in lontananza quello che mi sembrò un animale.
Mi avvicinai e vidi che era un uomo.
Mi avvicinai di più e vidi che era mio fratello.


^^^^^^

As the bacon said to the egg:
'So pleased to meet you.' 

 

Come disse la pancetta all'uovo:
"Piacere di conoscerti!".


Clifford OdetsNone But the Lonely Heart aka Il ribelle 1944