mercoledì 18 gennaio 2017

Ernst Lubitsch vs Frank Borzage



L’UNGHIA DEL LEONE

VERSO la fine di Desiderio, il film diretto da Frank Borzage (supervisore Ernst Lubitsch) la ladra - Marlene Dietrich – si pente della vita che ha condotto fino allora, restituisce il vezzo di perle rubato, e prendendo nella sua la mano del bravo ingegnere – Gary Cooper - incomincia una nuova esistenza.
Rimane sempre, però, da saldare il conto con la giustizia. Come evitare una scena di tribunale? Scena che, trattandosi ormai semplicemente di ratificare quanto in senso morale e individuale – la coscienza dell’ex ladra – è già liquidato, non avrebbe portato niente di nuovo allo svolgimento della fine, sarebbe certo risultata inutile e sgradita. Facciano bene attenzione gli scenaristi: ecco come Lubitsch (perché è senz’altro sua, questa trovata) risolve da maestro il suo facile problema.
Lubitsch finge dunque di dimenticarsi d’aver riconosciuto la necessità d’inserire questa scena: che, infatti, non appare nella pellicola: Soltanto che, a un certo punto, su richiesta dell’ufficiale di stato civile, l’ingegnere fidanzato, invece di presentare il documento che autorizza le sue nozze con Marlene, presenta per isbaglio la sentenza del tribunale, che ha inflitto alla ladra di gioielli la condanna penale.
Dunque, proprio nel momento quando sappiamo imminente quella grande gioia della unione legittima di cui è simbolo il prezioso documento di autorizzazione al matrimonio, scoppia il motivo della legge offesa, come un fulmine. Un fulmine, bisogna dirlo, che si spenge prima di cadere, e non causa che un attimo penoso. E forse, neppure quello: dato che la peccatrice recentemente purificata non ha avuto il tempo di crearsi una sensibilità molto raffinata per questo genere di faccende.
Ai nervi meno coriacei dello spettatore, invece, questo piccolo brivido imprevisto è come un ottimo condimento per la piacevole pietanza del ‘ lieto fine ‘.
E per mezzo del documento uscito per isbaglio dalle tasche di Cooper che si stabilisce fulmineo un corto circuito fra passato di vergogna e lieto avvenire. Questi due stadi contraddittori sono portati, grazie all’apparizione inaspettata del documento di condanna, sotto il segno di un denominatore comune, di cui il secondo documento – quello di nozze – rappresenta l’elemento di scambio. La trovata produce inoltre nell’animo del pubblico un caratteristico momento di sospensione, per il motivo che tutto ad un tratto si rappresenta a noi – che lo avevamo ormai dimenticato – il Male nelle vesti stesse della Felicità. L’errore di documento, subito ritirato, oltre a colmare in modo fulmineo e retrospettivo una lacuna del racconto cinematografico, serve egregiamente a porre in maggior rilievo, con una piccola ombra nera, l’immacolato splendore della cerimonia nuziale.

CINEMA, QUINDICINALE DI DIVULGAZIONE  CINEMATOGRAFICA, Luglio – Dicembre 1936 Anno XV


Nessun commento:

Posta un commento