Nikkatsu Logo 1926
Matsunosuke Onoe (尾上 松之助, Onoe Matsunosuke;1875 –1926
Il
secondo periodo del cinema giapponese comincia con la costituzione della «Nikkatsu
Motion Pictures Company*», grossa società nata dalla fusione di-quattro
importanti case produttrici. La Nikkatsu costruì «ex novo» due grandi studi, a
Tokyo e a Kyoto, equipaggiati con gli apparecchi più moderni, ed iniziò con
impegno la produzione di pellicole di maggiore lunghezza e di maggior pregio
artistico di quelle precedenti. Per esempio, lo studio della Nikkatsu di Tokyo nel
sollo 1913 realizzò 155 film di circa mille metri di lunghezza ciascuno.
Lo studio di
Tokyo collaborò con la moderna scuola del teatro giapponese denominata «Shin-pa»
(Nuova Scuola).
La Shin-pa era
costituita da un gruppo di ambiziosi attori e registi, che audacemente rifiutavano
il rigido formalismo del teatro Kabuki, battendosi per una libera e realistica
espressione nella interpretazione e nella scenografia. II teatro Kabuki, essi
sostenevano, era il prodotto della società feudale, che imperversava prima
della rivoluzione Meiji‘ ed aveva già perduto la sua vitalità. «Ora viviamo in un
mondo completamente nuovo, nel quale tutto viene modificato e incivilito senza
posa. Dobbiamo esprimere con mano realistica questo dinamismo. Il formalismo
ormai morto non può adattarsi a questo rapido svolgersi degli eventi».
Ma il realismo
della Shin-pa era teatrale, non cinematografico. Di conseguenza, i film diretti
ed interpretati dagli appartenenti a quel gruppo erano tutti pervasi dal clima
teatrale e molto lontani da quella che è la genuina espressione cinematografica.
Tuttavia essi trattarono con impegno i problemi sociali, con una
interpretazione ben chiara, e riuscirono a creare alcuni film non privi di
qualit artistiche, che suscitarono una viva impressione nel pubblico in genere.
Lo studio di
Kyoto intendeva collaborare con il teatro Kabuki nella produzione di film in
costume, ma il Kabuki declinò freddamente tale proposta ritenendo disdicevole
la recitazione davanti alla macchina da presa. Un vecchio attore proclamò con
orgoglio «Meglio morire che recitare senza spettatori». Questo rifiuto ebbe
conseguenze negative tanto per il cinema giapponese che per il Kabuki.
Quest’ultimo perdette una preziosa occasione di rinvigorirsi con quel nuovo mezzo
di espressione che era il cinema e sprofondò in una rigida fossilizzazione del
suo stile. Il cinema, a sua volta, venne escluso dalla splendida tradizione e
dalla tecnica raffinata del Kabuki, rimanendoabbandonato, dal punto di vista del perfezionamento
artistico, in una condizione primitiva.
Dopo il
rifiuto del Kabuki, lo studio di Kyoto si rivolse ad attori modesti e
sconosciuti dei teatri locali di terza categoria e trovò un giovane ed ignorato
attore a nome Matsunosuke Onoe*. Questi non era stato sottoposto troppo alla
disciplina del rigido stile Kabuki e poteva facilmente adeguarsi alle esigenze
della interpretazione cinematografica. Cogliendo la preziosa occasione, egli si
dedicò alla creazione di un nuovo stile adatto per la macchina da presa. Il suo
modo di recitare fu grezzo e violento, ma vivace e dinamico; i suo ruoli consueti
furono quelli dei famosi eroi delle leggende nipponiche, i quali venivano in
soccorso dei poveri, salvavano le belle principesse e punivano i malvagi. Da
allora in poi, interpretò spesso il protagonista della «Ninjitsu». «Ninjitsu» é
l’arte leggendaria del modo di rendersi invisibile praticata nell’antico
Giappone. Il protagonista della «Ninjitsu» poteva trasformarsi in acqua, terra, fuoco
e aria oppure in un animale, in un uccello, in un pesce e perfino in un essere
fantastico come il dragone. Nei suoi film Matsunosuke Onoe si trasformava in fumo
bianco quando doveva sfuggire ad un pericolo, in un’aquila audace o in un
feroce leone quando doveva battersi contro forti nemici, e improvvisamente
rivelava sé stesso nel momento in cui la principessa stava per essere presa dal
malvagio, portandola via con sé verso il cielo. Il cinematografo possedeva i
mezzi più indicati per esprimere gli effetti magici della «Ninjitsu» e questa
sua attitudine era stata mirabilmente mostrata da Méliès nei suoi fantastici film;
essa avvinse completamente gli spettatori.
La interpretazione
semplice e vigorosa, il racconto popolare ed avventuroso nonché l’intervento
del soprannaturale costituivano le tre caratteristiche dei film di Matsunosuke,
che vennero entusiasticamente ammirati dal grosso pubblico che per censo e per
cultura, non era in grado di apprezzare il complicato e raffinato Kabuki e le
altre espressioni artistiche tradizionali. Tutti i cinema del Giappone erano zeppi
di spettatori che applaudivano entusiasticamente Matsunosuke.
Può bene affermarsi dunque che egli sia stato il primo
«divo» della cinematografia nipponica, colui che contribuì a far sì che il
cinema ed il popolo giapponese diventassero grandi amici.
BIANCO e NERO ANNO XV - 1954, n. 11-12


















