domenica 3 gennaio 2021

Così ricco, cosi inutile


Forse bisognerà ravvisare in Barbablù (Barbebleu, Cristian Jacque 1952), un film così ricco e cosi inutile, e cosi formicolante di concetti letterari nel dialogo, uno degli ultimi Scampoli di quella letteratura che aveva il vezzo dei rovesciamenti delle situazioni e degli eroi classici, e in Francia, se non erriamo, iniziati da Laforgue; ina, in tutte le letterature europee, di gran moda nel Seicento, col dileggio dei miti della Cavalleria.
CORRADO ALVARO, Il Mondo 5 aprile 1952

lunedì 28 dicembre 2020

Escuela


La scuola non è sinonimo di istruzione.
La scuola può essere una vecchia mappa della saggezza.
Ma l'istruzione è il territorio in cui si svolge tutto l'apprendimento.

Cos'è una buona istruzione? Ottenere il maggior numero di bambini per soddisfare gli standard di qualità?

Dalle cose che impariamo a scuola, anche quando a scuola impariamo molto, ce ne sono pochissimi di cui abbiamo bisogno nella vita di tutti i giorni. Perché possiamo vivere senza conoscere i logaritmi, ma non possiamo vivere senza sapere come relazionarci con le altre persone.

German Dion, La educacion prohibida, 2012
 

lunedì 21 dicembre 2020

The First Christmas without:

Kirk Douglas
1916 - 2020

Max Von Sidow
1929 - 2020

Sean Connery
1930 - 2020

Michel Piccoli
1925 - 2020
 
Ennio Morricone
1928 - 2020

domenica 20 dicembre 2020

Марлен Мартынович Хуциев - ндрей Арсеньевич Тарковский





Andrej Arsen'evič Tarkovskij
in

Marlen Khutsiev or Chuciev, Мне двадцать лет (I am Twenty, Ho vent'anni) also, Застава Ильича (Ilyich's Gate or Lenin's Guard, Fortezza Il'ič), 1963

giovedì 17 dicembre 2020

Remarkable Keitel


When he was young, he pursued a dream of silver in Mexico.
Later the lure was gold.
By the time Daddy got out of jail the Space Ace was upon us …
and he moved onto an obsession with rare earth metals.
By then, Greta and I were used to being on our own.

Quando era giovane, ha inseguito un sogno d’argento in Messico.
Successivamente l’esca era l’oro.
Quando papà uscì di prigione l’era spaziale era alle porte …
E si era trasformata in un’ossessione per i metalli delle terre rare.
A quel punto io e Greta eravamo abituate a stare sole.
Anthony Drazan, Imaginary Crimes, 1994

As Ray, Keitel is nothing short of remarkable. Running on a seemingly endless supply of optimism, stubbornness and raw nerve, Ray is a man of average talents who simply refuses to accept his averageness. In his own mind he's a great man, and the actor gives him such complete conviction that you have almost no choice but to believe in him. Hal Hinson, Washington Post, October 28, 1994

 




 

martedì 15 dicembre 2020

Una belladonna, un mazzo di gigli, una lucida canna da revolver




Col titolo «Immagini logore» E. Ferrieri ha pubblicato in Comoedia un articolo, che tende a raccogliere i «motivi» usati nel modo più generico nella cinematografia d'uso 'corrente, e che continuano ad apparir e, con puntuali ritorni, per forza d 'inerzia, in quanto rappresentano quadri o consuetudini di vita, sembra, particolarmente attraenti per la massa degli spettatori : belle donne, tabarins, sale da ballo, automobili, telefoni, un complesso ,di «comodità moderne» a buon mercato, che ogni film può annunciare sui manifesti come un cartello di locazione.
Riportiamo alcuni punti di questo articolo:
«Anche il cinematografo ha i suoi chiari di luna e le sue donne troppo belle da mandare alla ghigliottina, come proponeva in altri tempi Marinetti a romanzieri e pittori?
Per le belle donne ha già parlato, da eccellente difensore, Enrico Roma in un articolo comparso nel  fascicolo di luglio di Comoedia.
Il pensiero del Roma mi pare essere questo: certi gruppi giovanili, invasati, e non a torto, da un irrequieto antidivismo vorrebbero proscrivere dallo schermo anche le donne belle, che così sovente hanno turbato con prepotenza protagonistica l'armonia di un film. Citano, questi giovani, l'esempio di Russia e minacciano di spopolare le sale cinematografiche sostituendo a tanti begli occhioni, a tanti sfarzosi abiti da ballo (usati magari in treno come in Shangai-Express, dico io) mostriciattoli espressivi di non si sa quali stati d'animo poco allettanti per la massa del pubblico. Dice giustamente il Roma: Non facciamo scherzi per carità!
La bellezza è pure un formidabile elemento di espressione e di eccezione; le attrici non sono certo attrici in quanto sono belle, ma, se hanno questa grazia celeste, restano pure attrici e sono belle due volte. Per di più, come inventare un paese dove possa comparire sullo schermo una belladonna più legittimamente che nel nostro, proprio l'Italia, ·che ha tutto quel che ci vuole dtradizione, di panorami, di gusto per darle risalto?
Questo mi pare il pensiero del Roma. lo credo tuttavia che si debba chiarire un piccolo equivoco. Non appartengo purtroppo più al cerchio ... dei giovanissimi, ma li ho spesso molto vicini e credo di conoscere i propositi di alcuni di loro, e del resto, giovani o no, siamo un po' tutti del parere che, e il cinema vuoI considerarsi un'arte e forse anche se vuoI conservare attrattive per la massa e vivere come industria, non deve già ammazzare le sue Veneri e magari neppure i suoi Adoni, ma deve pur liberarsi da quel bagaglio di immagini logore, di situazioni generiche e perciò inespressive, di gesti, di movimenti, di panorami-tipo, che venendo ormai a noia anche al più semplice degli spettatori, minacciano di perdere ogni forza di richiamo.
Le ·donne sono cosa troppo seria, su e giù dallo schermo, perché si voglia privarsene per un programma di intellettuali. Ma il loro uso, in fin dei conti deve essere opportuno. Ha ragione il
Roma di ricordare che Greta, Brigitte, Marlene, ecc. ecc. sono invenzioni di poeti. Direi piuttosto che lo sono in tanto, in quanto in certe opere hanno preso una realtà poetica che ci ha preso e turbato; ricordate Greta in Anna Christie, ricordate la Dietrich di Angelo Azzurro, ricordate Brigitte di Atlantide. Volete un esempio proprio dei russi? Ricordate la Voitzik dell'Isola della morte. Volete dei film di ieri? Ecco la signorina Sternburg o Manuela di Ragazze in uniforme, (la Wieck e la Thiele) o Karina Hardt di Otto ragazze in barca.
Nessun amante dell'arte pura, per puro che sia, vi consiglierà di cancellare dallo schermo queste meraviglie. Pensate invece a Brigitte Helm di Mandragora, o a Marlene di Venere bionda.
In questi altri casi, che rappresentano tuttavia i casi migliori, artisti, scene, fatiche, denaro, tutto è stato profuso unicamente in omaggio a questo mito della bella donna che doveva essere il centro di un film e che, a farlo apposta, per l'inconsistenza stessa della materia usata senza ispirazione, non ha potuto darci che delle immagini vaghe, poco legittime e poco espressive. Figuriamoci poi i casi peggiori e tutte le dive e divette che ogni sera ci compaiono dinanzi unicamente come specchio per le allodole, come immagini residue di un mondo che, non appoggiato a nessuna realtà di poesia, sta perdendo anche le sue attrattive di carattere pratico.
Lo spettatore più scaltrito sente odore di muffa. Ha l'impressione umoristica che ormai anche la platea prova per certi film invecchiati e ormai passati dal ruolo di film tragici a quello più spregiudicato di film per far ridere. Del resto basta un bacio di lungo metraggio, che qualche anno fa poteva essere un elemento di successo ed è tato anzi fondamento di una vera ricetta economica per la filmistica americana, per fare adesso ridere i grandi e fischiare i piccini.
Non fa neppur bisogno di arrivare alla farsa, a cui ho assistito qualche settimana fa allo spettacolo del film Desiderata (Versione di un'originale Mater dolorosa «Il y a une volupté dans la douleur!!...»). Una bella protagonista, che ha deciso di uccidersi, va in cerca in un enorme mazzo di fiori bianchi e si mette in posa con la bocca del revolver fra i petali profumati. Per fortuna questi preparativi la distolgono dalla risoluzione principale, ma non abbastanza perché un signore innocente, che si trova davanti a lei, non muoia di questa morte profumata. Tre bei materiali: una belladonna, un mazzo di gigli, una lucida canna da revolver hanno potuto, malamente adoperati, creare un mostro di questa fatta! Qui il caso era così appariscente e pittoresco, che anche il più ottuso spettatore ne restava colpito: infatti mai alcuna morte si svolse fra ilarità più spontanea e vendicatrice. Ma quasi ogni sera gli spettatori vedono sfilarsi davanti fotogrammi, se non altrettanto umoristici, per lo meno così generici e logorati da non rispondere ad alcuna esigenza d'arte. Questo senso di generico nasce proprio dalla vuotaggine di tutto il film, imbastito spesso col desiderio preoccupante di offrire allo spettatore donne belle, feste da ballo, tabarins, automobili, fiere e altre piacevolezze del genere, cioè gli elementi-tipo della nostalgia
e del sogno piccolo borghese».
CINE-CONVEGNO ANNO II – 25 Luglio 1934 (XII)

 

lunedì 14 dicembre 2020

Is jealousy a throwback to capitalism?




I have a question to ask of you.
Please do.
The political report gives a good impression of you.
Here's my question.
Tell me your opinion, comrade secretary: is jealousy a throwback to capitalism?
- Yes, quite a question...
- Don't answer right away.
Inform yourself, prepare before answering me.
I don't need to.
Of course it's a throwback.
Does it follow that love is, too?
If we love, don't we have the right to worry?
If we love, we must believe.
I understand that.
But, sometimes, it's hard to believe.

Vorrei farle una domanda compagno Ruban.
Prego!
Lei è una persona preparata politicamente.
Per questo rivolgo a lei una domanda del genere.
Secondo lei compagno segretario, la gelosia è un pregiudizio capitalista?
Non saprei ...
Non mi risponda subito.
Consulti i libri si prepari.
Non ce n'è bisogno, certo che è un pregiudizio!
Allora anche l'amore è un pregiudizio.
Ma se una persona ama, non è naturale che sia preoccupata?
Se ami devi avere fiducia
Lo capisco.
Ma a volte è difficile.

Boris Vasilevič Barnet, Щедрое лето (Un'state prodigiosa), 1950