lunedì 26 settembre 2016

To Iginio Lardani: "Regards."


Realtime Conf 2013 Opening Credits from &yet on Vimeo.

Credit sequence by Robbie Augspurger featuring drawings by Jaime H. Robles. Realtime Conference collateral designed by Amy Lynn Taylor. An &yet production. To Iginio Lardani: "Regards."

domenica 25 settembre 2016

Una congiunzione astrale

ATTORE O REGISTA
di  A. Consiglio e G. Debenedetti

L’evoluzione di una grande attrice, non come pretesto all’aneddoto o al pettegolezzo, ma come tema per indagare i rapporti tra regia ed interpretazione. Fino a qual punto l’attore si riduce a materia plastica nelle mani del regista. E con quali risultati nel campo artistico, sociale e di costume.
1. Una piccola attrice di varietà. Ruolino di marcia: non particolarmente bella, non particolarmente promettente. Nessuno punterebbe su di lei. Perché un grande regista come Tourneur le affida una parte di protagonista senza importanza nella Nave degli uomini perduti?
2.  Una congiunzione stellare: l’incontro con Sternberg in un Caffè-Concerto. S’inventa una stella. Il divismo esclusivo e schiacciante di Jannings è finalmente equilibrato dalla presenza non meno autoritaria e realistica della nuova diva. L’Angelo Azzurro. Quale il segreto di Sternberg? Risolvere in poesia tragica e magia l’ambiente originario di Marlene e l’appello un po’ torbido della sua femminilità.
3. Il tema pareva inesauribile. Ma già l’invenzione minaccia di spezzare i polsi dell’inventore. Sternberg si tormenta per modulare in forme inedite quella roca e perversa seduzione. La riesplora in nuovi climi. Marocco. Ma tra il lusso dei colori e dei pimenti esotici, si intravvedono le prime stanchezze del poeta.
4.  Nello sforzo di rinnovarsi, Sterberg corre faticosamente verso l’insuccesso. Angelo Azzurro lo ossessiona. Evadere dal capolavoro: ecco il problema! Anche a costo di ispirazioni abusate (guerra, spionaggio; Crepuscolo di Gloria). In realtà siamo in una fase di pure esperienze plastiche. Per strappare Marlene al suo ambiente inevitabile, il regista approda ad una illusione: che basti cambiarle di veste e d’acconciatura. Disonorata.
5. A questo punto, come accade, non rimaneva che l’oriente. Incantesimo di maniera. Seduzione di continenti dove l’avventura sembra legge. Paradisi artificiali. Fatale luogo di convegno per tutti i naufraghi. E l’ostinata Lola-Lola dei bassifondi amburghesi prende lo Shanghai-Express per la Cina dei banditi, dei bolscevichi, dei missionari e degli umanitari.
6. Per il momento Sternberg rinuncia a nuove esplorazioni. Entra in campo l’autore di Vie della Città con le sue supposte risorse di osservazione dal vero. Ma l’astuto Mamoulian non fa che derivare, in un grave e raccogliticcio mosaico di stili, le scoperte di Sternberg: nelle sue mani la vagheggiata Marlene – l’etera, la contadina rifoderata di ingenuità, la sirena del prof. Unrath – diventa la statua, il calco di gesso. Falsa poesia di luoghi comuni. Il Cantico dei Cantici.
7. Su quel calco, il divismo si fabbrica un nuovo ideale, la bellezza femminile un nuovo modello- Il figurino di Marlene, ormai irrigidito nello stucco di Mamoulian, ossessiona la fantasia degli uomini, la volontà di seduzione delle donne, la scelta degli arruola tori di “ stelle “ per il cinema. I produttori vedono in quel tipo una sicura certezza di successo e di lucro. Il mondo della realtà, e non solo quello dello schermo, formicola di Marlene speciose e senza contenuto.
8. Sternberg ritorna. L’inventore spezza il calco. Ma non torna il poeta. Con fallace alchimia egli si prova a trasfigurare la venere degli angiporti nella casta ed “ eroica “ madre di famiglia. Ma se le dolci linee del volto di Marlene obbediscono alla virtuosità del fotografo, le leggi incoercibili di una materia fissata per sempre in un capolavoro riprendono il loro dominio.
9. In una sorta di esasperazione Sternberg ricorre agli ultimi espedienti. Sottilizza la sua modella in una ingenua principessina. Tenta di riscattare la cortigiana nell’equivoco di una vita romanzata: e fa della selvaggia e sensuale imperatrice rossa la fragile vittima d’una corte di mostri e di fantasmi. Sontuoso trionfo di uno sterile cerebralismo. Il film non raggiunge che una larva di coesione nella continuità della cifra fotografica e decorativa. Ridondante poema sinfonico, trova un filo soltanto nelle prolisse didascalie. E l’eroina affoga nell’irta decorazione barocca.
10. Ultima prova, perduta in anticipo. Sterberg non ha più animo per forzare una via nuova: ritenta con la Spagna l’esperimento fallitogli con la Russia. La Spagna delle gitane, delle galline che razzolano per strada, dei pettini, dei patios, e del sole convenzionale. E mendica un tema di maniera dal decadente estetismo di Pierre Louis (La femme et le pantin). Dal rococò moscovita al barocchismo dei merletti: affogare per affogare. Capriccio Spanuolo!
11. Subentra Lubitsch che, influenzando maliziosamente la regia di Borzage, svuota il mito. Fa della Circe mondiale una donna come tutte le altre, che porta il suo romanzetto alla Jeannette Mac Donald tra galanterie alla viennese, spiagge alla moda, romitaggi sentimentali, operetta europea, ragazzoni all’americana. Maniera di risolvere? o maniera di concludere? o semplicemente maniera?


CINEMA Quindicinale di divulgazione cinematografica, Anno I, Luglio Dicembre 1936-XV

venerdì 23 settembre 2016

Quando verrà Natale




Gazzetta del Sud 24 dicembre 1966 e 24 dicembre 1968



giovedì 22 settembre 2016

Don Camillo secondo Vittorio Cramer

Il film più interessante dell'attuale momento cinematografico (era il 1952)





martedì 20 settembre 2016

Iginio Lardani, quasi un addio


Con questo prossimamente del 1968 per il film di Enzo G. Castellari si conclude la ricerca sulle fatiche di Iginio Gigi Lardani. La filmografia su di lui è ancora incompleta, avendo operato egli, dagli anni sessanta agli ottanta, sia come titolista, title designer, sia, molto più spesso, come artefice di prossimamente. 



Qui di seguito un breve cenno biografico tratto da:
http://www.artofthetitle.com/designer/iginio-lardani/


Iginio Lardani was a graphic and film titles designer best known for his iconic title design work in the Spaghetti Western genre.
Born in Áscoli Piceno, Italy, on December 24, 1924, Lardani was a European contemporary of title design titans Saul Bass and Maurice Binder. He was an autodidact with a great interest in painting. He moved to Rome at the age of 25 and entered the world of film through poster design. After creating the Italian posters for films like High Noon, he designed the title sequences to Sergio Leone’s Dollars Trilogy  A Fistful of Dollars (1964), For a Few Dollars More(1965), and The Good, The Bad and The Ugly (1966). Often allowed an entirely free hand when designing titles and trailers, he worked from his study in Via Reno, Rome. He also designed the opening titles for Face to Face (1967), The Mercenary (1969), and Tepepa (1969).
Outside of the Spaghetti Western genre, Lardani designed the openings forCasanova ’70 (1965), Il compagno Don Camillo (1965), Queimada (1969), and A Special Day (1977). Often affectionaltely referred to as “Gigi” and sometimes mistakenly called “Eugenio”, he also designed and edited film trailers, most notably those of Mogliamante (1977) by Marco Vicario and Una Gionata Particolare (1977) by Ettore Scola, which were awarded first and second place at Cannes in 1978.

lunedì 12 settembre 2016

A red ball out in the fields



Io sono una rossa palla nei campi.
Quando il vento soffia forte, io volo
Come un angelo alto nel cielo.
Forza vento, col tuo respiro.
Forza vento, colpiscimi, la palla rossa.

I'm a red ball out in the fields.
When the wind blows hard, I fly
Like an eagle high up in the sky.
Come on wind, with your breath.
Come on wind, strike me, the red ball.


Mikio Naruse, Cronaca di un vagambondaggio, A Wanderer's Notebook (Huorou-ki), 1962

domenica 11 settembre 2016

Schatten Ombre Shadows



I cineasti tedeschi preoccupati di forzare le profondità dello schermo e della vita con l'uso delle ombre sono riusciti a dar vita alle superfici.
Lotte Eisner, Lo specchio scuro, ed. Bianco e Nero, 1951