domenica 11 ottobre 2026

Roberto Rossellini, Totò e la Shoah

 







… i miei parenti si erano arricchiti col sangue di una famiglia di deportati … Abramuccio si era messo d’accordo con i suoi aguzzini per non pagare le tasse …


ANCHE IN UN FILM DI ROSSELLINI.. ..
Nella " Stampa" del 7 aprile leggo che il signor Mario Piperno di Roma ha chiesto che siano sospese le proiezioni del film di Rossellini "Dov'è la libertà ", affermando che esistono palesi numerose coincidenze fra le sue vicende personali e quelle del protagonista della pellicola, un tale Abramo Piperno, internato ad Auschwitz con la famiglia, che tutta vi perì, come quella di Mario Piperno. La cosa più grave è la battuta con cui si chiude il film: "L'unico superstite non denunciò i suoi aguzzini perché si era messo d'accordo con loro per non pagare le tasse ". Il signor Mario Piperno sostiene che l'affermazione è insultante per lui. Io aggiungo che è insultante per tutti gli ebrei, ed è veramente doloroso che anche da una tragedia immane si sia voluto prendere occasione per ripetere l'ormai vieto ritornello sull'attaccamento degli ebrei al denaro. (E. J.).
IL PONTE RIVISTA MENSILE DI POLITICA E LETTERATURA diretta da Piero Calamandrei, 5 maggio 1954

Abramo Piperno fa ritorno a Roma: è l’unico scampato ad Auschwitz di tutta l’intera famiglia. Ma il suo bell’appartamento è ormai occupato dai Torquati, i vicini di casa che non paghi di aver denunciato i Piperno alla polizia fascista, oggi si sono impossessati anche dei loro beni. Siamo nel 1952, sono passati nove anni dalla retata del ghetto di Roma, il 16 ottobre 1943, e la proterva matriarca Torquati fa finta di non riconoscere il redivivo Piperno (l’attore Leopoldo Trieste) che, dalla porta d’ingresso, la guarda con occhio amaro e stralunato. Lo sciacallaggio del clan Torquati ai danni di un ebreo scampato dai lager suscita persino il definitivo disgusto del protagonista del film, un Totò tragico, misuratissimo e dolente, vittima anch’egli dei raggiri e della grettezza dei Torquati.
Questa che stiamo raccontando è forse la scena più toccante di Dov’è la libertà, di Roberto Rossellini, uno dei primi e pochi film italiani ad affrontare il tema dell’Olocausto. “Un film simbolo del comportamento degli italiani nei confronti della Shoah: il silenzio, l’oblio, che circonda il destino della famiglia Piperno diventa l’emblema dell’incapacità degli italiani di approfondire gli oscuri recessi della loro complicità negli eventi del periodo 1938-45. Lo sfruttamento da parte dei Torquati dei loro sfortunati vicini e l’agiatezza che ne hanno ricavato, sono il lato oscuro di una ricostruzione che non osa guardarsi indietro per prendere atto del male su cui è fondata… Una delle pagine più spregevoli della nostra storia, che attesta un fenomeno tipicamente italiano, quella che io definisco la memoria debole della Shoah”, spiega lo storico di Yale, Millicent Marcus, nel suo interessante saggio su cinema italiano e Shoah, contenuto nel secondo volume di Storia della Shoah in Italia, Utet.


giovedì 1 ottobre 2026

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Maestro Ennio Morricone 1928 - 2020