martedì 6 settembre 2016

Fuoco di gioia


I violoncelli e le viole dovrebbero suonare come fiamme!
E' una questione di gioia, vedete.
Non la gioia espressa da risa, o la gioia di quando dite "Sono felice."
Ciò che intendo è una gioia così grande, così speciale, che giace dietro il dolore e scompare senza un confine.
E' una gioia al di là di ogni comprensione.
E'... Bene, io...
Non riesco a spiegarlo meglio.

Victor Sjöström in Verso la gioia (Till glädje),  di Ingmar Bergman (1949)


lunedì 29 agosto 2016

Cinema Nazionale Italiano

Superfilms
“ Gli ultimi giorni di Pompei “
Gli “Ultimi giorni di Pompei “ è uno di quei film che fa onore alla cinematografia del mondo intero, ed è bene che quest’onore l’Italia detenga; i nostri artisti e i nostri direttori di scena mantengono nella fedeltà della ricostruzione storica, un primato indiscutibile e ciò è già molto in un periodo di abulìa e di rinuncia per la cinematografia italiana. In questo films hanno profuso la valentìa, l’abilità grande artisti come Rina de Liguoro e Maria Corda, Emilio Ghione, Victor Varkony e Bernard Goetzke e ne sono stati metteurs-en scene Amleto Palermi e Carmine Gallone.
Al Cinema Reale di Milano questo films – come in altri lussuosi locali d’Italia – ha ottenuto un successo senza pari; ne diamo un brevissimo riassunto per chi non avesse avuto la fortuna di vederlo. Le patrti sono così distribuite: Jone (contessa Rina de Liguoro), Nydia (Maria Corda), Glauco (Victor Varkony), Arbace (Bernard Goetzke). Calemus (Emilio Ghione).
Ed ecco ora la trama della superba ricostruzione storica:
Nel ’79 dopo Cristo, dolcemente distesa nella lussureggiante pianura Campana, Pompei, città di delizia di Roma imperiale, viveva la sua vita di ozi e di piaceri, ignara della sorte tremenda a cui era destinata dal fato.
Nelle terme stabiane …
Con “Gli ultimi giorni di Pompei “, di cui abbiamo dato un succinto riassunto, la cinematografia italiana – industria e arte – rimerita quel posto d’onore che la famosa annosa crisi le aveva precluso. Noi ci auguriamo di poter salutare da queste colonne, la completa resurrezione di un’attività nazionale che fu vanto ed onore dell’Italia, che fu – per l’Italia – nobile primato nel mondo.
Spectator

Cine-Cinema Anno II -N. 7, Aprile 1926


mercoledì 27 luglio 2016

Strada senza fine






Mikio Naruse,  限りなき舗道 (Kagirinaki Hodo), 1934

lunedì 4 luglio 2016

Like a thunderbolt


Michael Cimino (1939 - 2016)
al tempo di Thunderbolt and Lightfoot -1974
Sette film, Seven masterpieces, come Andrej Arsen'evič Tarkovskij e Sergio Leone

martedì 28 giugno 2016

Erano donne






il mio video l'hanno bannato ma lo potete vedere qui:

domenica 26 giugno 2016

ARES di Rodi



Mimmo Palmara
1928 - 2016
in
Il Colosso di Rodi (1961)

mercoledì 22 giugno 2016

Cinecittà al Quadrato



Ed eccoci ormai giunti ai teatri di posa, in numero complessivo di nove. Non ideati tutti con una dimensione standard e neanche diversi l’uno dall’altro, presentano tipi (3. 6, 7. 10) che possono corrispondere a lavorazione di scene dalle dimensioni modeste e sono stati studiati perla percezione dei rumori e dei suoni più delicati e difficilmente riproducibili; altri, più vasti e con i primi collegati (4. 5. 8. 9), corrispondono bene alla lavorazione di scene di complesso abbastanza importanti; mentre l’immenso teatro centrale [11] è riservato alle riprese che richiedano un imponente complesso di masse, ovvero importanti movimenti da eseguirsi al coperto. Dimensioni rispettive dei tre tipi: 15 x 30, 20 x 40, 36 X 60.
La costruzione dei teatri è stata prevista, sotto I'aspetto tecnico, non con la comune intravatura metallica dei soliti studii cinematografici - e che trasmette le vibrazioni daIl'uno all'altro estremo -, ma con tre materiali costruttivi diversi, in maniera da isolare e spezzare ogni e qualsiasi vibrazione; mentre la struttura delle coperture, in base ai medesimo principio,risulterà di ben cinque diversi materiali antifonici: un aereo potrà passare rombando a soli 5 metri di distanza dal letto senza che la minima vibrazione sia avvertita all'interno. Tutti i teatri saranno provvisti di modernissimi servizi di ventilazione, raffreddamento e riscaldamento: servizi non solo centrali ma particolari ai singoli teatri; anche per evitare le costose dispersioni, inevitabili con lunghe condutture. Opportune passerelle entreranno in funzione per il completamento minuto del lavoro, divenendo – mercé speciali argani elettrici - più rapida, ed economica la parte più pesante, tanto per il trasporto e il montaggio del materiale scenico quanto per lo spostamento delle singoli lampade o dei complessi di lampade per l'illuminazione delle scene dall'alto.

Lungo i fianchi dei teatri corrono paralleli due caseggiati (12, 13) a due piani: nell’inferiore si troveranno fondali e materiale standardizzato e i laboratorii di allestimento scene; nel superiore i camerini degli attori, suddivisi in reparto maschile e femminile. Così per via sotterranea o livello-terra affluirà al teatro di posa tutto quanto deve esservi condotto per arredamento, costruzioni sceniche, ecc.: dal di sopra affluiranno direttamente ai teatri gli artisti principali.
Il teatro maggiore è aperto verso la campagna, dove vi sarà una larga piscina capace di 2.500 mc. di acqua, così da permettere qualsiasi ripresa che richieda uno specchio d'acqua notevole. La piscina rappresenta altresì un mezzo ausiliario di sicurezza, consentendo l’uso immediato, mediante appositi congegni, di una imponente massa d'acqua in caso di incendio. Tutti i servizii, del resto, sono muniti di sistemi d’idranti comandabili con estrema agevolezza.
E giacché parliamo di elementi sussidiarii, val la pena di dare un'occhiata alla serra [20), destinata ad accogliere le più svariate qualità di piante nostrane ed esotiche; a una bella vasca d’acqua a cristallo per le prese subacquee (23); anche, perché no, ad un angolo caratteristico del terreno, lasciato selvaggio e arricchito di grandi grotte naturali di tufo e pozzolana. Atte a servire per ogni figurazione di terreno, specialmente montagnoso.
Ma riprendiamo il giro degli edifici. Sulla destra, dei teatri, e in prossimità dell'ingresso secondario, si scorgono i caseggiati (14) per falegnameria, scenografi, formatori; e i magazzini generali. Attiguo ['I6) è il reparto ingrandimenti fotografici.
Passando ora sulla sinistra degli studiì, cioè a dire dalla parte opposta rispetto all'asse principale della Città, vediamo subìto innalzarsi verso il cielo (17) una grande torre-pozzo, che per gli impianti di raffreddamento e per ì casi d'incendio possa fornire la considerevole massa d'acqua necessaria con una pressione di 3-4 atmosfere. Alla sommità della torre è una piattaforma girante per grandiose prese dall’alto, verso il vasto terreno libero circostante.
Retrocediamo verso l'ingresso principale; ecco apparirci, in posizione appartata e protetta per le particolari condizioni ed esigenze di lavoro, cinti da mura come una vera torre d'acciaio sottratta ad ogni curiosità e ad ogni intervento di estranei, i fabbricati contenenti gli impianti di sviluppo e stampa (18) e i laboratorii di montaggio [19], i più moderni c completi d'Europa. Anche qui, come d’ovunque, separazione e coordinamento delle lavorazioni, secondo un criterio logico e rigoroso.
Tornando verso il centro del parco-giardino, s'incontra l’edificio tecnico del suono e della proiezione; la parte essenziale cioè, il cuore stesso di tutto il complesso degli impianti, e che richiede in conseguenza lo studio più attento e la cura più delicata. L'edificio (21) consiste di quattro studii, con cabine ed impianti fissi Il più importante verrà eseguito con originale struttura interna 'a campana', a perfetta tenuta acustica, e servirà per le registrazioni sonore speciali ce per il missaggio. Altri due saranno adibiti alla sincronizzazione (con pareti mobili onde permettere la variazione delle riverberazioni e raggiungere le diverse tonalità richieste): e l'ultimo, il più vasto, sarà dedicato alle grandi orchestre.
In prossimità di questo padiglione quadripartito si erge, costruito secondo le più perfette regole dell'acustica, un bel fabbricato modernissimo (22)., una  sala di proiezione modello: cioè un cinematografo non diverso sostanzialmente da quelli destinati al pubblico, ma concepito e realizzato in guisa da consentire una riproduzione sonora assolutamente perfetta e quindi da dar modo di giudicare con decisione assoluta sul valore conclusivo del film realizzato, dal duplice punto di vista del rendimento fotografico e sonoro.
Altri edifici degni di rilievo, e coi quali concluderemo il nostro troppo rapido giro, quello (24) destinato alla Direzione Generale ed agli uffici dei reparti costruzione, lavorazione, approvvigionamenti e personale; il ristorante principale (25}; il fabbricato (26) per operatori, macchinario speciale da presa, trucks sonori per esterni, ecc.
A vantaggio dei curiosi si può aggiungere che sono inoltre previsti: un reparto con teatro miniature-trucchi e cartoni animali, dotato di piattaforma girevole per film a corto metraggio di propaganda e pubblicità; nonché un teatro di ripresa speciale dei trucchi per la riproduzione senza scenografia.
Come si vede, lo strumento è pronto.
Auguriamo che altrettanto pronto ed adeguato sia lo spirito, a renderci anche in questo campo un primato che fu nostro.
Frattanto dobbiamo segnalare, ad onore e ad auspicio della grande iniziativa, il provvido ausilio della Direzione Generale della Cinematografia, che mostra, ancora una volta, di essere all’altezza dei tempi e del suo compito, e la salda intraprendenza dell’on. Roncoroni, che reca in questo non facile e non semplice mondo cinematografico la presenza operante e la garenzia di un industriale serio ed esperto. (Fine)
G. PAOLUCCI DI CALBOLI, in CINEMA, Anno I,Luglio Dicembre 1936, XV