Mimmo Addabbo - Lolli,Ubaldo Vinci, Gianni Parlagreco,Catalfamo,Fabris, Valentino,Margareci,Crimi,Fano e i Sigilli
lunedì 15 giugno 2026
sabato 6 giugno 2026
The rich win, the poor are powerless. We become... tired of hearing people lie.
Well ...
You know, so much of
the time, we're just lost.
We say "Please,
God ... tell us what is right, tell us what is true."
I mean, there is no
justice.
The rich win, the poor
are powerless.
We become... tired of hearing
people lie.
And after a time we
become dead.
A little dead. We think
of ourselves ... as victims. And we become victims.
We become... we become
weak.
We doubt ourselves, we
doubt our beliefs. We doubt our institutions.
And we doubt the law.
But today you are the
law. You are the law.
Not some book, not the
lawyers.
Not a marble statue ...
or the trappings of the court.
See, those are just
symbols ... of our desire ... to be just.
They are ... they are,
in fact, a prayer.
I mean, a fervent and a
frightened prayer.
In my religion ... they
say "Act as if ye had faith ... and faith will be given to you."
If ... if we are to
have faith in justice ... we need only to believe in ourselves ... and act with
justice.
See, I believe there
is justice in our hearts.
Bene …
Per la maggior parte del tempo siamo smarriti.
Chiediamo: "Ti prego, Signore, indicaci cos'è giusto, qual è la
verità".
Non c'è giustizia.
I ricchi vincono e i poveri sono impotenti.
Siamo stanchi di sentire menzogne.
E cominciamo a morire dentro. A morire un po'.
Pensiamo a noi stessi come a delle vittime. E lo diventiamo.
Diventiamo ... Diventiamo deboli.
Dubitiamo di noi stessi, e di ciò in cui crediamo. Dubitiamo delle
istituzioni.
E dubitiamo della legge.
Ma oggi siete voi la legge. Siete voi la legge.
Non un manuale o un avvocato. Non una statua di marmo, o gli emblemi
della corte.
Quelli sono solo simboli del nostro desiderio di essere giusti.
Sono una preghiera. Una preghiera fervente e impaurita.
Nella mia religione si dice: "Agisci come se avessi fede, e fede
ti sarà data".
Se per avere fede nella giustizia dobbiamo solo credere in noi stessi, e
agire con giustizia.
Credo che ci sia giustizia nei nostri cuori.
Sidney Lumet/ David
Mamet/Paul Newman, The Verdict (Il verdetto),
1982
mercoledì 27 maggio 2026
Cinema on the screen - 1946 - 1976
Bellissima
Luchino Visconti 1951
Do You Love Me (Ogni donna ha un sio fascino)
Gregory Ratoff, 1946
Da Berlino l'apocalisse
Mario Maffei, 1966
Rififi in Paris (Rififi internazionale)
Denys de La Patèlliere 1966
Cuore di mamma
Salvatore Samperi, 1968
The Sand Pebbles (Quelli della San Pablo)
Robert Wise 1966
Next Stop, Greenwich Village
Paul Mazursky, 1976
A Streetcar Named Desire
Elia Kazan, 1951
The Gunfighter
Henry King, 1950
giovedì 21 maggio 2026
Once Upon a Time in the [Hollywood] West
Duel in the Sun (Duello al sole)
King Vidor 1946
The Naked Dawn (Fratelli messicani)
Edgar G. Ulmer, 1955
HONDO
John Farrow, 1953
HONDO
Gun Fury (Il suo onore gridava vendetta)
Raoul Walsh 1953
Overland Pacific (Verso il Far West)
Fred F. Sears, 1954
Escape from Fort Bravo (L'assedio delle 7 frecce)
John Sturges, 1953
Johnny Guitar
Nicholas Ray, 1954
sabato 9 maggio 2026
Yasuzō Masumura - Storia del cinema nipponico dal 1896 al 1954 - 3, la riforma: 帰山教正, Kaeriyama Norimasa
生の輝き Sei nokagayaki, 1918
深山の乙女 Miyama no otome, 1919
Nel 1919
nacque la «Eiga-Gerjitsu-Kyokai» (Associazione per il Film d’Arte) con a capo
Norimasa Kaeriyama*. Questo fatto rappresenta il primo passo verso la
emancipazione del cinema dalla cieca subordinazione al teatro e verso il
perfezionamento dell’arte cinematografica.
Kaeriyama,
che era un chimico, nutriva grande passione per il cinema e ne studiò
attentamente la teoria e la tecnica. Quindi entrò nella casa cinematografica Tenkatsu
e vi diresse due film rivoluzionari: Sei nokagayaki (Lo splendore della vita,
1918) e Miyama no otome (La ragazza sull’alta montagna, 1919).
In questi film
introdusse molte importanti riforme. Per la prima volta in Giappone si servì
delle varie tecniche del montaggio come i primi piani, le dissolvenze ecc., che
erano state usate dieci anni prima da Griffith, e prima ancora da altri, e
mostrò chiaramente il vero carattere dell’arte cinematografica, essenzialmente
diversa da quella teatrale.
In secondo
luogo, abolì due errate convenzioni del mondo cinematografico giapponese: gli «Oyama»
e i «Benshi», che avevano fortemente impedito il normale sviluppo dell’arte cinematografica.
Nel teatro Kabuki, «Oyama» era il termine per indicate l’attore che interpretava
la parte di una donna. I governanti del vecchio Giappone feudale proibivano
assolutamente alle donne di recitare in teatro, ritenendo il fatto offensivo
per la pubblica morale. Sicché il Kabuki aveva scelto alcuni attori, giovani e
belli, addestrandoli accuratamente per interpretare le parti femminili. Questi
attori, dopo aver studiato con impegno le tecniche idonee ad esprimere la femminilità,
alla fine erano riusciti ad interpretare le parti femminili con più eleganza,
più delicatezza e più sensualità delle stesse donne. In tal modo la tecnica degli
«Oyama» si era perfezionata al punto che persino la Shin-pa, che energicamente
accusava il Kabuki di formalismo, conservò il sistema degli «Oyama» sulla scena
e nei film. Ma questi Oyama potevano essere belli e sensuali soltanto quando
recitavano con un trucco molto elaborato, con le luci di scena attenuate e davanti
a spettatori che Ii vedevano da notevole distanza. Sullo schermo, specialmente nei
primi piani, i volti degli Oyama non erano che grottesche imitazioni. Kaeriyama
prese con sé per i suoi film come attrici delle ragazze e riuscì a creare l’espressione
viva e naturale del sesso femminile.
«Benshi» era
il termine usato per indicate l’interprete che sta dietro lo schermo e racconta
l’intreccio, legge il dialogo ed espone tutti i commenti di contorno sul film
proiettato. Il tono di voce da adoperarsi nella narrativa era une delle arti
tradizionali più sviluppate e perfezionate nel Giappone e trovò tutto un nuovo
campo di applicazione nel film muto. Questi interpreti di film illustravano
eloquentemente le vicende con frasi affascinanti e ben tornite e con la loro abile
facondia facevano sì che più facilmente gli spettatori comprendessero i film,
specialmente quelli stranieri. Finì cosi che la loro interpretazione divenne più
interessante del film stesso e gli spettatori preferirono la pittoresca.
declamazione di «Benshi» famosi ai buoni film. Il nome del «Benshi» appariva
sempre in testa nei programmi dei teatri o nei manifesti che annunciavano la
proiezione dei film. Come conseguenza di ciò, la bellezza intrinseca del film
perdette ogni valore e ne venne definitivamente compromesso lo sviluppo di una
vera arte cinematografica. Kaeryama, il quale propugnava ardentemente una cinematografia
pura, respinse la partecipazione del «Benshi» ed inserì nei suoi film delle
didascalie, a prezzo di lotte infinite e sfidando il biasimo degli interpreti
che temevano di perdere la loro professione.
Malgrado
queste importanti innovazioni rivoluzionarie ed i suoi sforzi tenaci, i suoi film
possedevano scarso valore artistico. Egli subiva tanto l’influenza delle
pellicole occidentali che tutte le parti del suo lavoro - scene, montaggio,
ambientazione - non erano altro che una imitazione di quelle e non possedevano nulla
di originale o di spontaneo. In realtà egli era un teorico, non un creatore.
Egli seppe indicar la vera via per raggiungere l’arte cinematografica, senza, riuscire
a percorrerla.
BIANCO e NERO ANNO XV - 1954, n. 11-12
lunedì 6 aprile 2026
Miss Ethel Barrymore best movie
Old Ike Weber, a friend of my ma's, told
me this.
As I was out walking
I saw in the distance what seemed an
animal.
Come up closer, and see it was a
man.
Come still closer, and see it was my
brother.
Il vecchio Ike
Webber, un amico di mia madre, mi disse questo:
Mentre andavo a
spasso, vidi in lontananza quello che mi sembrò un animale.
Mi avvicinai e
vidi che era un uomo.
Mi avvicinai di
più e vidi che era mio fratello.
^^^^^^
As the bacon said to the egg:
'So pleased to meet you.'
Come disse la
pancetta all'uovo:
"Piacere
di conoscerti!".
Clifford Odets, None But the Lonely Heart aka Il ribelle 1944
giovedì 29 gennaio 2026
Glamour: Sylvia, Marlene, 2 Jean , Joan, Ida, Loretta
Sylvia Sidney (born Sophia Kosow)
1910 –1999
Marlene Dietrich (born Marie Magdalene Dietrich)
1901 - 1992
Jean Harlow (born Harlean Harlow Carpenter)
1911 –1937
Jean Arthur (born Gladys Georgianna Greene)
1900 –1991
Joan Geraldine Bennett
1910 – 1990
Ida Lupino
1918 – 1995
1913 – 2000
domenica 25 gennaio 2026
木下惠介 映画本 - Kinoshita Keisuke film book
Directed by
木下惠介 Kinoshita Keisuke
1912 - 1998
one of the most prolific postwar directors at Shochiku’s Ofuna studios,
producing 42 films in 23 years
martedì 6 gennaio 2026
Yasuzō Masumura - Storia del cinema nipponico dal 1896 al 1954 - 2, La fase di espansione
Nikkatsu Logo 1926
Matsunosuke Onoe (尾上 松之助, Onoe Matsunosuke;1875 –1926
Il
secondo periodo del cinema giapponese comincia con la costituzione della «Nikkatsu
Motion Pictures Company*», grossa società nata dalla fusione di-quattro
importanti case produttrici. La Nikkatsu costruì «ex novo» due grandi studi, a
Tokyo e a Kyoto, equipaggiati con gli apparecchi più moderni, ed iniziò con
impegno la produzione di pellicole di maggiore lunghezza e di maggior pregio
artistico di quelle precedenti. Per esempio, lo studio della Nikkatsu di Tokyo nel
sollo 1913 realizzò 155 film di circa mille metri di lunghezza ciascuno.
Lo studio di
Tokyo collaborò con la moderna scuola del teatro giapponese denominata «Shin-pa»
(Nuova Scuola).
La Shin-pa era
costituita da un gruppo di ambiziosi attori e registi, che audacemente rifiutavano
il rigido formalismo del teatro Kabuki, battendosi per una libera e realistica
espressione nella interpretazione e nella scenografia. II teatro Kabuki, essi
sostenevano, era il prodotto della società feudale, che imperversava prima
della rivoluzione Meiji‘ ed aveva già perduto la sua vitalità. «Ora viviamo in un
mondo completamente nuovo, nel quale tutto viene modificato e incivilito senza
posa. Dobbiamo esprimere con mano realistica questo dinamismo. Il formalismo
ormai morto non può adattarsi a questo rapido svolgersi degli eventi».
Ma il realismo
della Shin-pa era teatrale, non cinematografico. Di conseguenza, i film diretti
ed interpretati dagli appartenenti a quel gruppo erano tutti pervasi dal clima
teatrale e molto lontani da quella che è la genuina espressione cinematografica.
Tuttavia essi trattarono con impegno i problemi sociali, con una
interpretazione ben chiara, e riuscirono a creare alcuni film non privi di
qualit artistiche, che suscitarono una viva impressione nel pubblico in genere.
Lo studio di
Kyoto intendeva collaborare con il teatro Kabuki nella produzione di film in
costume, ma il Kabuki declinò freddamente tale proposta ritenendo disdicevole
la recitazione davanti alla macchina da presa. Un vecchio attore proclamò con
orgoglio «Meglio morire che recitare senza spettatori». Questo rifiuto ebbe
conseguenze negative tanto per il cinema giapponese che per il Kabuki.
Quest’ultimo perdette una preziosa occasione di rinvigorirsi con quel nuovo mezzo
di espressione che era il cinema e sprofondò in una rigida fossilizzazione del
suo stile. Il cinema, a sua volta, venne escluso dalla splendida tradizione e
dalla tecnica raffinata del Kabuki, rimanendoabbandonato, dal punto di vista del perfezionamento
artistico, in una condizione primitiva.
Dopo il
rifiuto del Kabuki, lo studio di Kyoto si rivolse ad attori modesti e
sconosciuti dei teatri locali di terza categoria e trovò un giovane ed ignorato
attore a nome Matsunosuke Onoe*. Questi non era stato sottoposto troppo alla
disciplina del rigido stile Kabuki e poteva facilmente adeguarsi alle esigenze
della interpretazione cinematografica. Cogliendo la preziosa occasione, egli si
dedicò alla creazione di un nuovo stile adatto per la macchina da presa. Il suo
modo di recitare fu grezzo e violento, ma vivace e dinamico; i suo ruoli consueti
furono quelli dei famosi eroi delle leggende nipponiche, i quali venivano in
soccorso dei poveri, salvavano le belle principesse e punivano i malvagi. Da
allora in poi, interpretò spesso il protagonista della «Ninjitsu». «Ninjitsu» é
l’arte leggendaria del modo di rendersi invisibile praticata nell’antico
Giappone. Il protagonista della «Ninjitsu» poteva trasformarsi in acqua, terra, fuoco
e aria oppure in un animale, in un uccello, in un pesce e perfino in un essere
fantastico come il dragone. Nei suoi film Matsunosuke Onoe si trasformava in fumo
bianco quando doveva sfuggire ad un pericolo, in un’aquila audace o in un
feroce leone quando doveva battersi contro forti nemici, e improvvisamente
rivelava sé stesso nel momento in cui la principessa stava per essere presa dal
malvagio, portandola via con sé verso il cielo. Il cinematografo possedeva i
mezzi più indicati per esprimere gli effetti magici della «Ninjitsu» e questa
sua attitudine era stata mirabilmente mostrata da Méliès nei suoi fantastici film;
essa avvinse completamente gli spettatori.
La interpretazione
semplice e vigorosa, il racconto popolare ed avventuroso nonché l’intervento
del soprannaturale costituivano le tre caratteristiche dei film di Matsunosuke,
che vennero entusiasticamente ammirati dal grosso pubblico che per censo e per
cultura, non era in grado di apprezzare il complicato e raffinato Kabuki e le
altre espressioni artistiche tradizionali. Tutti i cinema del Giappone erano zeppi
di spettatori che applaudivano entusiasticamente Matsunosuke.
Può bene affermarsi dunque che egli sia stato il primo
«divo» della cinematografia nipponica, colui che contribuì a far sì che il
cinema ed il popolo giapponese diventassero grandi amici.
BIANCO e NERO ANNO XV - 1954, n. 11-12
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