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domenica 30 gennaio 2022

Ruan Lingyu: The Goddess victim of gossip





Ruan Lingyu (阮玲玉) (1910 – 1935)

Cai Chusheng, New Women (新女性/Xīn nǚxìng), 1935

mercoledì 1 dicembre 2021

REAL DIVA





Francesca Bertini
1892 - 1985

lunedì 29 novembre 2021

CHARLES FARREL is back

Un giovanotto snello, robusto, dalle chiome increspate e dalla fisionomia dolce, un uomo semplice dal sorriso franco e ingenuo, un giovanotto dall’aria socievole e bonario, ecco in brevi parole la presentazione di Charles Farrel.
Questo attore che improvvisamente si è elevato alla categoria di “ astro ” nel firmamento cinematografico, era circa due anni fa uno dei tanti innominati che lavoravano nella settima arte, uno degli innumerevoli che aspiravano a poter circondare il proprio nome dell’aureola della fama. Gli è bastata una opportunità e ha saputo raggiungere di colpo il posto che tanti e tanti si erano sforzati invano di raggiungere e che non erano mai riusciti a conseguire. La dea fortuna ama i giovani e specialmente i giovani dal sorriso luminoso come Charles Farrel, e un bel giorno la tanta sospirata dea si è lasciata conquistare anche essa dal bel fanciullo e gli ha concesso la gloria e la ricchezza.
Ciò che colpisce la fantasia di molti aspiranti agli onori dello schermo è la facilità con cui sembra si possa raggiungere tale scopo, ma invece non è così; non basta possedere buoni muscoli, un’andatura elegante, o un viso regolare per poter riuscire, la cinematografia ha una grandezza spirituale sua propria e soltanto chi riesce ad esprimerla raggiunge la notorietà. Le complesse attitudini dell’animo umano richiedono una comprensione che solo un cervello raffinato e una sensibilità squisita possono raggiungere; la bellezza il più delle volte si accompagna con la povertà d’intelletto e quindi il successo che talvolta è facilmente raggiunto è effimero come la vita di un fiore e con eguale prestezza viene dimenticato.
Nel caso di Charles Farrel abbiamo invece un giovane pieno di naturalezza e intelligenza che ha perseguito la sua meta con pazienza, con tenacia, con sacrificio fino a che nel giorno della prova la preparazione ha dato i suoi frutti ed ecco che in Settimo Cielo segna un trionfo con la creazione di un personaggio che resterà indimenticabile in quanti hanno avuto la fortuna di vederlo. In tutte le parti del mondo il nome di Charles Farrel è passato su tutte le bocche con ammirazione, con meraviglia, con entusiasmo.
Nessun altro attore nella storia della Cinematografia ha saputo raggiungere così di colpo la fama e la notorietà conseguite da Charles Farrel nell’interpretazione di Settimo Cielo  e non è ha dirsi che il successo del giovane attore sia stato dovuto a un caso fortuito perché dopo Settimo Cielo Charles Farrel ha entusiasmato i pubblici di tutto il mondo nella sua interpretazione di Danzatrice Rossa e Angelo della Strada e ora ha riportato un grande successo nel film Il Fiume e si prepara a un nuovo trionfo nel suo grande capolavoro per la prossima stagione La stella della fortuna.

Come tutti i giovani attori celebri anche egli ha trovato una rispondenza, diremmo quasi un comunione di sentimento con Janet Gaynor, la piccola grande attrice che come nessuna altra ha saputo interpretare il film già sopra nominato, e la direzione di un uomo di nobile intelletto come Frank Borzage con fine intuito e squisita sensibilità ha saputo comprendere l’animo dei due attori appassionandoli nella interpretazione dei drammi da lui diretti.
Come Janet Gaynor si direbbe creata per interpretare i drammi cinematografici accanto a Charles Farrel così reciprocamente si potrebbe dire che Charles Farrel è l’unico uomo che può stare accanto a Janet Gaynor, e infatti a riprova di ciò basterebbe considerare l’interpretazione che Charles Farrel ha fatto accanto a un’altra grande attrice, a la Greta Nissen nel film L’oasi dell’amore.
Per quanto il successo sia stato caldo e universale ciò non pertanto tutti gli ammiratori dello schermo cercavano invano accanto alla maschia figura del giovane la piccola ombra di Janet Gaynor, si avvertiva nell’azione dell’eroe del dramma come un vuoto, una mancanza non ben definita e tutto il bellissimo film ricordava stranamente una sinfonia incompleta, una musica mirabile a cui pertanto mancava una nota, la nota della perfezione e cioè la suggestiva interpretazione di Janet Gaynor.
Charles Farrel inoltre a differenza di molti altri attori del cinematografo si è laureato regolarmente in legge presso l’Università di Boston e molto probabilmente avrebbe seguitato la sua regolare professione se il richiamo di Hollywood non fosse stato più forte e più invitante di quello delle pratiche legali.
Come ogni giovane americano che si rispetti è anch’egli uno sportivo eccellente, tira di boxe con rara abilità; prima di cominciare la sua carriera vinse parecchi tornei studenteschi, anche il foot-ball esercita una grande attrattiva per il giovane attore e indubbiamente conferisce al suo corpo la elasticità di cui egli è orgoglioso.
Con l’avvento della cinematografia sonora Charles Farrel è uno dei pochi attori della scena muta che ha superato con successo la prova del film parlato e non è probabile che nella prossima stagione i suoi ammiratori possano sentire la sua voce calda e armoniosa; la sua giovine età (egli è appena  ventisettenne) gli assicura un avvenire luminoso e per molti anni ancora egli seguiterà a interpretare sullo schermo la figura del giovane buono e innamorato un po’ ingenuo e un pò sentimentale: l’eterna figura dell’eroe romantico e dell’amante appassionato.
Bollettino della Fox Film Corp. 1 giugno 1929 (VII), numero 8

martedì 25 maggio 2021

Sperduti nel buio - A Drama in Nine Acts

 










Sperduti nel buio, Morgana Film 1914
Nino Martoglio director, editor
Roberto Bracco script
Luigi Romagnoli cinematograph
Giovanni Grasso, Virginia Balistreri, Dillo Lombardi, Maria Carmi, Ettore Mazzanti cast

giovedì 9 aprile 2020

Dive con autografo


Francesca Bertini
1892 - 1985


Giovanna Terribili Gonzales
1882 - 1940

domenica 23 settembre 2018

The Chaplin Touch


Charlie Chaplin, How To Make Movies, 1918


sabato 26 maggio 2018

Straight Editing












The players:
Harry Carey, Vester Pegg

John Ford, Straight Shooting, 1917

giovedì 29 marzo 2018

Billboard Pittaluga

La Società Anonima Stefano Pittaluga
presenta


Rouge et noir (Der geheime Kurier), 1928
Direzione artistica: Gennaro Righelli
interpreti: Ivan Mozžuchin, Lil Dagover

                                                 

Principessa Olalà (Prinzessin Olala), 1928
Direzione artistica: Robert Land
interpreti: Carmen Boni, Walter Rilla


L'aiutante dello zar  (Der Adjutant des Zaren), 1929
Direzione Artistica:Vladimir Strizhevsky
interpreti: Carmen Boni, Ivan Mozžuchin

                            

Nozze di Rivoluzione (Revolutionshochzeit), 1928
Direzione artistica: A. W. Sandberg
interpreti: Diomira Jacobini, Fritz Kortner

mercoledì 7 marzo 2018

L'Anonima Manifesti

Manifesti della Società Anonima Stefano Pittaluga

La Vergine Folle,1928
Regia di Louitz-Morat
con Jean Angelo, Pierre Fresnay, Emmy Lynn, Suzy Vernon

L'Agente Segreto della Pompadour1928
Regia: Karl Grune
con Liane Haid, Fritz Kortner

WATERLOO, 1929
Regia: Karl Grune
con Otto Gebuhr, Wera Malinowskaia, Oscar Marion, Charles Vanel


Quartiere Latino,1929
Regia: Augusto Genina
Attori: Carmen Boni, Gina Manes, Iván Petrovich

lunedì 5 marzo 2018

Spring and Senses




-IF THE SPRING ARRIVES I ACCEPT IT
 IF IT GOES AWAY I DO NOT CHASE IT
-ALL COME AND GO
 THE SENSES ARE PURIFIED

-SE LA PRIMAVERA ARRIVA LA ACCETTO
 SE VA VIA NON LA INSEGUO
-TUTTI VANNO E VENGONO
 I SENSI Sl PURIFICANO
Yasujirō Ozu, 淑女と髭 (The Lady and the Beard, La signorina e la barba), 1931


lunedì 13 novembre 2017

COSA MANCA AI NOSTRI FILMS

La buona parte dei cinematografisti italiani mi sono sempre parsi come quel tal signor provincialotto che invitato ad una grande soiré per non fare brutte figure seguiva la moda di un presente scelto mentalmente a caso. E finì... ubbriaco.
I cinematografisti italiani in buona parte hanno sempre seguito di corsa le iniziative, spesso errate, di qualche uomo in voce di grande sapienza. Venne la moda di portare allo schermo le grandi opere del teatro straniero? E allora tutti non pensarono ad altro che a rompere il sonno glorioso di illustri ormai passati. A romperlo, notate, nella forma più terrificante se ne ebbe di conseguenza che fuori d'Italia, negli stessi luoghi dove le opere adattate erano nate, e perciò conosciute, molte films nostre si meritarono scarsi complimenti.
Venne la moda dei giganti? Ed allora non si videro mai tanti sedicenti uomini forti attorno. Se ne trovarono in ogni angolo. A grandi colpi molti si sforzarono di dare lustro al prima facchino giunto dalle nuvole. E si ebbe per conseguenza la serie diabolica delle più orrende stupidità. Le tasche del pubblico ne furono piene ed oggi straboccano di storie mal condite di giganti.
Venne la moda dei maledetti drammi all'americana? Apriti cielo! Piovvero i tipi americani, i soggetti americani, le messe in scena americane e le sciocchezze... non americane. Tutti gridammo alla fortuna trovata. E si videro schiere di oche cinematografiche seguire le oche... più vecchie. La moda americana segnò il principio del più inverosimile baccanale le cui vittime erano e sono ancora la logica e la prudenza.
Nel numero scorso FIGURE MUTE parlava, a proposito di una corrispondenza brasiliana di L0 SPETTACOLO di Roma, delle condizioni in cui versa la cinematografia italiana laggiù. Parlava di films venduti a prezzi esagerati ed a condizioni non fatte certamente per incoraggiare i brasiliani a comperare films italiane.
FIGURE MUTE prometteva allora di parlare in seguito delle cause cognite ed incognite che purtroppo rendono poi così discutibili le nostre films al Brasile e non soltanto al Brasile.
Le cause cognite o incognite? Principiavo a dirlo più addietro. La Causa principale è che i cinematografisti italiani sono sempre stati le vittime della moda cioè dei morti illustri, dei facchini piovuti dalle nuvole, delle donne belle e dell'America... E... della moda americana!
Perché noi non abbiamo l'onore di avere una cinematografia nazionale che contrapponga ai grattacieli di New York i palazzi di Roma o Torino se volete, alla costa del Pacifico il golfo di Napoli o quello di Genova, alle Ande i massicci marmorei di Massa Carrara... alla California la Maremma romana o le montagne di Calabria...
Già! ... Da noi sembra che tipi non ne esistano. Così sembra almeno poiché i cinematografisti crederebbero alla rovina se non andassero a cercare malamente i loro tipi in tutte le terre meno che in quella d’Italia. È chiaro: mania di esotismo.
E per questo solamente le nostre films, nella loro quasi totalità, mancano di sincerità, mancano di umanità.
Per questo solamente in terra straniera le nostre films non ottengono tutto quel successo che meriterebbero.
Non mancano in Italia i buoni direttori artistici; non mancano buoni artisti ed eccellenti artiste; non mancano dei buoni operatori. Mancano solamente uomini che una volta tanto si decidano a capire che la cinematografia italiana, per degnamente imporsi sui grandi mercati ha bisogno di avere una caratteristica puramente nazionale.
E per dare un'impronta nazionale alla cinematografia italiana bisogna che i nostri capi, i nostri grandi direttori si ricordino di essere in Italia e guardino i lunghi c la gente d'Italia.
Se cui faranno vi troveranno tanto da creare una cinematografia più degna, una cinematografia che in terra straniera si conoscerà come cinematografia italiana e non come una produzione che sente troppo di copiature mal eseguite, di regole mal definite per quanto riguarda il soggetto, e di grande confusione. Crederlo bisogna, questo: i cinematografisti italiani, solo che Io vogliano, possono dare alla loro produzione una fisionomia che serva a mostrare sui grandi mercati stranieri la loro anima che non è certamente disprezzabile.
È facile. Basta un attimo di riflessione.
Figure Mute.
Figure Mute, Anno I- N. VI, 15 ottobre-15 novembre 1919


martedì 7 novembre 2017

Il Corsaro


1892 - 1957

mercoledì 13 settembre 2017

Anita Page in Pace



ANITA PACE
La bionda bellissima attrice della “M. G. M.” è presentata in prima pagina mentre da gli “Studios” della sua Casa sta per innalzare un pallone frenato. A quale scopo, l’innalzamento di un pallone sopra uno stabilimento di produzione di films? Semplicemente per avvisare gli aviatori di scorazzare lontano, di non portarsi sopra lo studio dove il rumore degli apparecchi disturberebbe la lavorazione per la realizzazione di films parlanti.

CINE SORRISO ILLUSTRATO PER IL PUBBLICO CINEMATOGRAFICO Anno VI – N. 15 – 13 Aprile 1930 (VIII)

lunedì 11 settembre 2017

The Air Circus



“VOLARE NECESSE EST - VIVERE NON EST NECESSE”
Così cantò il poeta che vide il nuovo destino dell’uomo librato sull’ala del suo coraggio.
E così diranno tutti coloro che avranno visto al CINEMA ….

LA VIA DELLE STELLE
DIRETTO DA HOWARD HAWKS
con SUE CAROL, ARTHUR LAKE, DAVID ROLLINS

“Vivere non est necesse, volare necesse est”, ha scritto un grande poeta e infatti questo è il nuovo verbo della gioventù di tutto il mondo, da ogni terra, da ogni più remota contrada, i figli dell’uomo balzano verso il sole sulle ali che l’uomo ha creato per la sua gloria.
E così Buddy Drake e Billy Chandler decidono anche loro di diventare emuli di Linbergh e si recano a una scuola di aviazione per iniziare la loro nuova vita.
Buddy prima di ottenere il consenso materno aveva dovuto faticare non poco perché la madre prima di dargli il permesso gli aveva voluto ricordare la perdita del fratello maggiore avvenuta durante uno dei suoi più arditi voli. Ciò nonostante Buddy è rimasto fermo nel suo proposito e infatti alla Scuola di Aviazione egli si fa presto notare per il suo ardimento.
Ben presto gli aquilotti cominciano a sperimentare le loro ali nell’azzurro dei cieli ed ecco che un’impensata e irragionevole paura comincia a infiltrarsi nel cuore di Buddy. Per un momento di esitazione egli provoca la caduta dell’apparecchio sul quale si trova in un volo di esperimento e miracolosamente si salva la vita, però l’impressione ricevuta gli ha scosso i nervi in tal modo che egli non riesce a poter nemmeno immaginare di ritentare la prova.
E infatti anche una seconda volta ricade ancora cavandosela per puro miracolo. E allora la vergogna e il timore lo attanagliano e pensa che il suo bel sogno audace sia destinato a restare tale.
Billy invece ha fatto degli splendidi progressi e la fortuna gli è amica tanto da fargli conquistare il cuore della sorella del comandante la scuola di aviazione. Ed è con essa infatti che Billy fa le più allegre birichinate.
La sua gioia però è amareggiata nel vedere che Buddy non lo segue nei suoi progressi ed è infinitamente addolorato quando viene a conoscenza dei suoi progetti di abbandono della Scuola. Lontano, nella casa del giovine pilota sfortunato, la madre ha un triste presentimento, come un oscuro istinto di pericolo, ed essa col cuore in tumulto si reca a trovare il figlio adorato. Lo coglie infatti in un momento di disperazione e lo induce a ritornare fra le tranquille pareti domestiche dove la pace e l’affetto dai quali si era allontanato per un miraggio di gloria.
Buddy acconsente e le promette di seguirla non appena il corso si fosse chiuso cioè di lì a pochi giorni. Ma il destino ha disposto diversamente. E il giorno del brevetto mentre Billy si lancia nell’azzurra via delle stelle, Buddy si accorge che nella partenza l’apparecchio dell’amico ha perduto il carrello e non potrà atterrare quindi senza un sicuro pericolo di morte. Allora il desiderio di salvare il compagno vince la paura del pericolo e montando anch’egli su un apparecchio si innalza nel cielo e riesce infatti a prevenire l’incidente. Billy si lancia nel vuoto col paracadute e riesce a salvarsi mentre Billy si accorge che l’irragionevole paura che gli aveva attanagliato il cuore e i nervi nei giorni passati è scomparsa per sempre in un folle impeto di gioia volteggia nel cielo come un’aquila impavida e sicura, mentre la madre che lo segue con gli occhi e con il cuore dalla terra innalza al Cielo una preghiera di ringraziamento per la gloria di suo figlio.
BOLLETTINO DELLA FOXFILM CORP. 1 GENNAIO 1929 (VII)


mercoledì 7 giugno 2017

Palpiti, fremiti, lampi, dedizioni


LA DANZATRICE ROSSA
con Dolores Del Rio e Charles Farrell
messo in scena da Raoul Walsh

Dall’uno all’altro mare, da Polo all’Equatore il ritmo è sempre uguale: amore, amore, amore!!!

Questo potente dramma che rievoca |'amore ardente di una umile fanciulla del popolo per un principe del sangue, ed è da questi riamata con pari intensità, è senza dubbio una trama che è stata svolta in molti campi dell’arte, ma certamente mai prima di oggi era stata riprodotta sullo schermo una storia d’amore dall’intreccio così potente e dall’interpretazione così splendidamente realistica.
 Il concetto poetico del fiore che innalza il suo profumo verso il sole che gli dà la vita è il concetto che si è prestato innumerevoli volte per l’interpretazione di un dramma, per la la composizione di un’opera poetica o per la realizzazione di un quadro d'arte.
Questa volta il cervello prodigioso di Raoul Walsh, il celebre direttore americano, si è servito di un tenue motivo per creare una delle più belle cinematografie che siano state eseguite in questi ultimi tempi
La celta degli interpreti del dramma, pone di per se stessa la marca del successo a questo capolavoro.
Dolores Del Rio, la grande e inarrivabile attrice, ha saputo dare all’eroina del dramma tutto il fascino della sua squisita sensibilità artistica, ha dato ad essa palpiti di vita vera, fremiti di passione, lampi cupi di odio e dedizioni di amore sconfinato. Si può dire senza tema di esagerare che nessuna interpretazione di questa grande attrice ha raggiunto i vertici del sublime come la Del Rio ha saputo raggiungere in questa parte e il suo compagno, l’uomo per Il quale essa si sacrifica, per il quale vibra e  al quale si dona, è Charles Farrell, il giovine attore che in breve tempo ha saputo conquistare il favore e  il plauso dei pubblici di tutto il mondo.
In questo poderoso dramma Charles Farrel interpreta per la prima volta un personaggio dalla personalità completamente differente da tutte le sue altre precedenti interpretazioni; nella brillante divisa di ufficiale
della guardia imperiale russa, egli incarna il tipo leggendario dell’eroe creato dalla fantasia dei romanzieri e dagli artisti di ogni epoca.
E le scene da lui eseguite insieme alla Dolores Del Rio, sono svolte con tale naturalezza da far veramente pensare di assistere a un dramma di vita vissuta anziché a una trama cinematografica.
Ad aggiungere poi maggior bellezza alla trama e all’interpretazione si prestano gli scenari originalmente preparati per l’ambiente fastoso in cui si svolge il film e gli splendidi paesaggi che servono di sfondo naturale all’azione drammatica.
Molti elogi sono stati fatti dalla stampa nei paesi in cui il film è stato rappresentato in questi giorni, ma per quanto di esso si possa dire, nulla potrà eguagliare la vera bellezza e il godimento estetico che dà la visione di questo autentico gioiello della cinematografia. 

BOLLETTINO FOX FILM, 1929 n. 3

domenica 4 giugno 2017

GINA -Teresa Raquin - MANES

Gina Manès
1893 - 1989



Si è rivelata, imposta al pubblico internazionale incarnando la zooliana Teresa Raquin nel film omonimo di Jacques Feyder, dopo aver tentato inutilmente di imporsi attraverso altre films che precedettero questa e nelle quali la sua intelligenza di interprete, l’eccellenza della sua recitazione non si può dire non emergessero.
Ma il pubblico, il grande pubblico internazionale, per accorgersi, per rilevare che Gina Manés era attrice che non doveva essere confusa con tante altre sue mediocri colleghe aveva bisogno di vederla in una produzione che si staccasse dalle normali, che si imponesse su le altre e per concezione e per espressione cinematografica, ed ha atteso Teresa Raquin.
Ma per i critici, per i giornalisti cinematografici e per la ristretta cerchia di un pubblico intelligente e osservatore, Gina Manés con Teresa Raquin non è stata una rivelazione, ma bensì l‘attrice le di cui qualità erano già note e che in questo film non faceva che affermarle definitivamente.
Gina Manés. Un‘attrice di polso, una interprete coscienziosa, di fine intuito, di temperamento eccezionale.
Chi, come noi, l’ha seguita passo passo nella sua carriera, può dire che il suo valore è grande e reale, e che ben prima di oggi avrebbe meritato di essere riconosciuta una grande attrice dal pubblico che oggi l’ammira, l’applaude.
Ma forse non é da rimproverarsi tanto, questo pubblico che fino a ieri ha misconosciuto il talento di Gina Manés. Perché, a parte il fatto ch’ella non fu mai prescelta come interprete di produzioni che potessero attirare una soverchia attenzione, ella fu utilizzala in tutti i ruoli tranne che in quello che avrebbe corrisposto al suo temperamento e al suo tipo: di “vamp” e più che questo ancora, di “tragica”.
Gina Manés si dice essere nata in Parigi nell‘aprile 1897. Nel 1915 fece la sua comparsa al “Music-hall” come “girl” nelle Riviste, e qualche anno più tardi passò al Cinematografo. ll compianto Louis Fuillade la fece debuttare sotto la sua direzione in L'homme sans visage,mettendola a fianco di René Cresté, il popolarissimo “Judex” morto ciuque o sei anni fa, e da allora si puo dire che per lo schermo ha continuato a lavorare ininterrottamente. La vedemmo in Tue la mort, nel ruolo di “La Chiffa » a fianco di René Navarre - Secrét d‘Altarocca - Le sept de Tréfle - La Dame de Montsoreau, nel ruolo di M.ne de S. Luc - L‘Auberge Rouge, di Jean Epstein, nel ruolo della figlia dell’albergatore – Coeur fidéle, un altro film di quell’intelligente “metteur en scéne” che é l‘Epstein - Le soleil de Minuit, con Armand Tallier e Georges Charlia – La nuit rouge, di de Marsan e Gleize - La main qui tue, di de Marsau - Cavalier de Minuit - Les fevuilles tombent - Naples au baisér de feu - Sabbie, di Kirsanof nel ruolo di una mamma -Teresa Raquin, del quale fu interprete magnifica - Il cerchio della morte, con la Jugo - Train Sans jeux, di Cavalcanti – S.O.S, di Carmine Gallone - lvresse girato in lsvezia con Lars Hanson - Nuits de Princes, di L‘Herbier - Quartiere Latino, di Genina, Le Requin, un grande film sonoro e parlante dovuto a Henry Chomette.
Abbiamo detto che il temperamento di questa attrice e il suo tipo, la vogliono “vamp” o meglio ancora attrice “tragica”. In Teresa Raquin, Gina Manés fu un pò l‘una e un po’ l’altra, ed infatti ha dovuto a questa sua interpretazione la sua rivelazione.
Dopo Teresa Raquin i produttori che la utilizzarono la vollero esclusivamente “vamp” (Cerchio della morte - Quartiere Latino, ecc), la solita, la classica “vamp”. Ma se questo ruolo ha nella Manés una interprete ideale, non può essere quello che le offra la possibilità di utilizzare tutti i mezzi a sua disposizione. “Donna fatale” sta bene, ma non la “donna fatale” del solito “cliché”, voluto, creato per essere posta di fronte all'ancor più solita “ingenua”; perché questo é un ruolo convenzionale e che convince fino a un certo punto. Ma “vamp”dovrebbe essere la Manés invece, se la “vamp” ci si decidesse a renderla un personaggio più umano e che si avvicinasse alla “drammatica” alla “tragica” Teresa Raquin.
Gina Manés, profilo duro, occhi chiari dallo sguardo tagliente, bocca sttile dal sorriso che turba, mani sensuali, corpo felino, non può essere la solita “vamp” che gli schermi americani ci hanno mostrata confezionata su false misure, ma qualche cosa di più umano, di più sentito.
In Teresa Raquin ci ha mostrato quale deve essere il suo ruolo; ce Io riconfermerà nel film drammatico Le Requin.
Speriamo che in seguito, di conseguenza, di una intelligenza viva, di un ingenuo reale come quello della Manés, i produttori sappiano far giusto uso.
Perché dalla Manés ci aspettiamo interpretazioni di grande rilievo che non potrà darci se non sarà posta in grado di trovarsi nel suo ruolo.
FRAN.

CineSorriso Illustrato, Anno VI N. 15, 13 aprile 1930 (VIII)