giovedì 28 febbraio 2019

Detective Thriller - Detective story

La migliore definizione della « detective story » è forse quella che ci ha dato Michel Butor nel suo romanzo « L'impiego del tempo ››: ogni romanzo poliziesco si basa su due omicidi, il primo, commesso dall'assassino, non essendo che l'occasione del secondo, in cui quest'ultimo rimane vittima dell'assassino puro e impunibile che è il i« detective ». Ogni « detective story » [sia essa letteraria o cinematografica) contiene non solo due serie di delitti ma anche due sequenze temporali. Inoltre suppone due registri specifici di intervento sulla realtà. Il primo è dato dal tempo del dramma che conduce al delitto originario e punibile. Il secondo ha inizio con l'inchiesta successiva a questo primo delitto e conduce a sua volta al delitto finale e impunibile. Così è come se ogni « detective story » fosse costituita da due storie diverse. l personaggi della prima storia hanno la funzione di agire, la sequenza temporale è quella del dramma in atto e il campo in cui questo dramma si svolge è quello della verità.
I personaggi della seconda storia hanno soprattutto la funzione di apprendere [non importa se il «detective ›› oltre ad ascoltare la lezione di vari indizi contrastanti rischia la propria vita: in questo senso tra il Philo Vance interpretato da William Powell in The Kennel Murder Case di Michael Curtiz e il Mike Hammer di Kiss Me Deadly di Robert Aldrich - come dire la più sofisticata e la più efferata delle « detective stories ›› - non c'è nessuna differenza). Il « detective » infatti è necessariamente impegnato in ipotesi e congetture, interpretazioni le ricostruzioni del significato globale degli avvenimenti fatali della prima storia, la quale, essendo nota solo in parte, deve essere completata. La sequenza temporale, a questo livello, è quella dell'inchiesta e il campo in cui questa viene portata avanti quello dell'esattezza. La storia del dramma racconta ciò che è avvenuto nei fatti. La storia dell'inchiesta spiega come il « detective ›› ne ha preso coscienza. In ogni « detective story » ci deve essere qualcuno che ignora qualcosa e al termine di un faticoso processo di apprendimento questo qualcuno ce ne deve comunicare i risultati. l film la cui durata coincide con la sequenza temporale del dramma, iscritta nel registro della verità, sono « psyohological thriller ». Quelli la cui durata coincide con la sequenza temporale dell’inchiesta, iscritta nel registro dell’esattezza, sono «detective thriller » veri e propri. Un esempio del primo caso è dato da Sorry, Wrong Number [1948, Il terrore corre sul filo) di Anatole Litvak, in cui Leona Stevenson (Barbara Stanwick) è una ricca ereditiera semiparalizzata e relegata a letto. È notte ed è sola, nella camera da letto di casa sua, a New York: la donna è sola perché il marito in precedenza aveva detto all'infermiera e ai domestici di prendersi una serata libera. La donna incomincia a preoccuparsi per il ritardo del marito, che non è ancora tornato dall'ufficio. Telefona allora in ufficio per sapere la ragione del ritardo e a causa di un contatto fortuito intercetta la comunicazione di due voci maschili che stanno parlando di un delitto che dovrà avvenire a una certa ora della notte, delitto che uno di essi è stato pagato per compiere e che l'altro gli ha commissionato per sbarazzarsi della moglie ed entrare in possesso delle sue sostanze. Leona si mette subito al telefono e passa parte della notte a tentare -di convincere la polizia, il medico personale e un sacco di altre persone che sta per essere commesso un omicidio, senza rendersi conto o minimamente sospettare che la vittima designata non è altri che lei e il mandante suo marito. Ogni suo sforzo fallisce miseramente, soprattutto a causa del suono della sua voce (il film non era che l’adattamento di un dramma radiofonico di Lucille Fletcher, incentrato soprattutto sugli effetti sonori delle varie voci al telefono e dei rumori prodotti da quest'ultimo), a giudicare dalla quale la donna sembra in preda a una crisi isterica. All'ora convenuta dalle due voci sulla linea intercettata Leona avverte la presenza di qualcuno che sta salendo le scale, verso la sua stanza. Il telefono suona. È il mairito che ha cambiato idea e vuole prevenire il sicario. Una mano guantata si sostituisce al ricevitore. Un'altra mano si stringe attorno al collo della donna. L'intruso esegue l'incarico affidatogli e prima di andarsene fiata nel ricevitore: « Sonry, wrong number » [« spiacente, ha sbagliato numero ››).
Un esempio del secondo caso è dato da Klute (1971, Una squilllo per l'ispettore Klute) di Alan Pakula, che ha inizio con l'assegnazione del mandato al «detective » protagonista [Donald Suthenland) di far luce sulla misteriosa scomparsa di Grunneman, sottolineata nella sequenze d'apertura dalla poltrona vuota di quest’ultimo.
I film citati però in realtà sono soltanto dei casi limite, in quanto molto più spesso si assiste alla copresenza di dramma e inchiesta, di verità ed esattezza, di azione e conoscenza all'interno di uno stesso film: tale è il caso di Dial M for Murder (1954, Il delitto perfetto) di Alfred Hitchcock che nella prima parte [la prima storia) racconta una vicenda analoga a quella di Sorry, Wrong Number [il marito che per liberarsi della moglie, rispettivamente impersonati da Ray Millland e Grace Kelly, assolda un assassino a pagamento) e nella seconda parte (la seconda storia) aggiunge al dramma della verità l'inchiesta  che si compie nei modi dell'esattezza [la donna ha ucciso per legittima difesa l'assalitore e il sospettoso ispettore Hubbard deve dimostrare la macchinazione del marito).
Ogni « detective story ›› fa perno sulla dialettica della presenza e dell'assenza: infatti regola costitutiva di essa è che il « detective ›› non fosse presente quando veniva commesso il primo delitto, quello punibile. La ricerca del colpevole [da uccidere impunemente) si giustifica in base a
questo difetto di visibilità, sostituendo all'assenza preliminare la presenza virtuale instaurata dal ragionamento conoscitivo e dallo psicodramma generato dal gesto di accusa contro l'assassino ormai individuato. Ma spesso si giustifica invece in base a un eccesso di visibilità [o di udibilità): tale è il caso di Hear Window (1954, La finestra sul cortile) in cui L. B. « Jeff ›› Jeffries [James Stewart] incomincia a interessarsi dei tenebrosi avvenimenti in casa Thorwald soltanto a causa del suo inguaribile noyeurismo [una variante è data da Ventitre passi dal delitto di Henry Hathaway, in cui Van Johnson è uno scrittore cieco che si trasforma, come Jaimes Stewart nel film precedente, in « detective ›› dilettante dopo aver faticosamente auscultato una conversazione in cui si alludeva a un rapimento a scopo di estorsione). (continua)
Franco Ferrini, I GENERI CLASSICI DEL CINEMA AMERICANO, BIANCO E NERO, 1974 Fascicolo ¾


mercoledì 27 febbraio 2019

Briguglio Film - «Il vecchio con gli stivali»

«Tutto è pronto per girare? ››. 
Tra qualche istante, il regista Zampa, che seduto sul carrello controlla attentamente la situazione, darà la risposta; 
se tutto va bene il buon Montuori metterà in azione la sua macchina da presa. 
Sulla destra, mesti e pensierosi, potete scorgere l’organizzatore generale Fazzari e l’aiuto regista De Feo.


Il “battesimo ,,
della Briguglio Film

 Ci si scalda, credete, quando l`inverno della vita giunge in anticipo ed aggressivo, a questa cordialità: si rievoca un ardente passato e si spera ancora nell’avvenire nostro od altrui poco importa ché l`avvenire può costituire una eredità di chi non ha nulla a chi ha tutto, a chi, ha il grande tesoro della giovinezza. Ed io mi sono maggiormente scaldato a questa cordialità poi che gli artisti mi si dichiaravano fieri d'essere stati eletti a tenere a battesimo una casa cinematografica nostra: la «Briguglio Film» .
Non ne avevo mai inteso parlare prima di quel giorno e la «Briguglio Film» era sorta viva e vitalissima tanto che il suo primo film «Il vecchio con gli stivali» è di già alle ultime scene dopo 70 giorni di lavorazione avvenuta tutta in Sicilia e precisamente a Modica dove furono girati esterni ed interni. Rimaneva da girare a Messina, solo le scene di viaggio - navi traghetto o littorine - qualche scena balneare e gli interni di una clinica ostetrica, e di uno stabilimento industriale. Poi a Roma, il prima atto della «Norma » in un grande teatro. Il film passerà quindi al montaggio, poi alla sincronizzazione per essere pronto in maggio e partecipare al Festival cinematografico di Bruxelles dove sarà presentato dalla «Fincine›› in prima visione assoluta.
Vorrei avere il piacere di presentare ai messinesi il loro audace concittadino cav. Ferdinando Briguglio, ideatore, finanziatore e realizzatore da solo della «Briguglio Film» ma nessuno mi ha fatto l'onore di presentarmi a lui, per quanto mi si disse che il direttore di produzione proƒ. dott. Domenico Fazzari mi cercasse, dopo il mio fugace articolo sul film apparso sul «Notiziario» ed io avessi, conseguentemente, cercato di lui m senza avere la possibilità di essere ricevuto.
Ho avuto però dalla squisita cortesia del dott. Zampa, regista del film, chiare ed ampie notizie e, direi, notizie vive in quanto da un uomo che ha la passione, la competenza, la cultura e, sopratutto, la genialità di Luigi Zampa - il regista de «L'on. Angelina» e di «Vivere in pace» - il racconto della propria fatica è così luminoso da divenire palpitante di vitalità.
«Il vecchio con gli stivali» è un recentissimo romanzo del poeta siciliano Vitaliano Brancati, che ha ottenuto il premio «Vendemmia» per la umanità con cui la dolorosa storia di un povero impiegato siciliano dal 1934 al 1943 è raccontata con vivezza di studio ambientale, con chiarezza di dettagli con quella delicatezza di intuito meridionale che infonde al racconto un senso di altissima poesia.
Il Briguglio comprese, leggendo il romanzo, l'alto interesse che avrebbe potuto destare, ridotto per lo scherno, in Italia ed all'Estero ed affidò la stesura cinematografica di esso, oltre, naturalmente,
che all’autore, ad Enrico Fulchignoni ed al regista Luigi Zampa. (continua)
N. S.
Nitto Scaglione
Gazzettino Peloritano  ARTISTICO MONDANO LETTERARIO APOLITICO  Anno 1  N. 2 Messina Domenica 26 Ottobre 1947


lunedì 25 febbraio 2019

Sacrifices transmuted into steel



Through the dusty haze, the raging flames, the graves,
And through the shattered homeland,
And the sacrifices, transmuted into steel,
Are carried off to build the paradise of our desires.

Dalla nube di polvere, le fiamme divoranti, le tombe
e dalla terra natia devastata,
tutti i sacrifici tramutati in acciaio,
sono confiscati per costruire il paradiso dei nostri desideri.
Liang Zhao, Behemoth (Bēixī móshòu 悲兮魔),2015

domenica 24 febbraio 2019

Briguglio Film



SI GIRA IL VECCHIO CON GLI STIVALI

La Briguglio Film nel nome di Messina
Lancia la sua prima produzione cinematografica

Si completano nella nostra città gli esterni del film tratto dal romanzo di Vitaliano Brancati - Umberto Spadaro, Ave Ninchi, Massimo Girotti, Milly Vitale, Odette Bedogni, Enzo Biliotti ne sono gli interpreti principali e Luigi Zampa il regista d’eccezione
Mio desiderio eri, semplicemente, rivedere e salutare Carlo Montanari, il grande operatore cinematografico italiano, che mi aveva «girato e rigirato» nel 1918 a Roma in una produzione della «Medusa Film› Maria di Magdala.
Mi sono cosi ritrovato, in un simpatico ristorante d’artisti, tra la numerose cordialità di Enzo Biliotti e la simpatica cortesia di Raniero De Cenzo, più confuso che mai in tanta grazia di Dio. E non intendo denominare «grazia di Dio» solo le cotolette «a vela» od i gamberi fritti nei piatti.
Ma la deliziosa cordialità con cui amici vecchi e nuovi mi hanno accolto e che solo chi conosce intimamente il teatro può considerare veramente grazia di Dio. (continua)
N. S.
(Nitto Scaglione)
Gazzettino Peloritano  ARTISTICO MONDANO LETTERARIO APOLITICO  Anno 1  N. 2 Messina Domenica 26 Ottobre 1947

Note
Carlo Montanari sta per Carlo Montuori (1885-1968) il quale cinematografò nel 1918 la Maria di Magdala, noto anche come Redenzione, per conto di Carmine Gallone.



giovedì 21 febbraio 2019

LA CITTA' E LO SPAZIO in Vittorio De Sica - Stazione Termini

La città, insomma, è del tutto indifferente, anzi potenzialmente ostile, al dramma di Ricci, dai singoli alle istituzioni [commissariato, sindacato e associazione di carità compresi]. l netturbini sono gli unici a differenziarsi da questo atteggiamento proprio in virtù della loro funzione [pratica, ma soprattutto simbolica]: quella di addetti alla pulizia della città, coloro che non si limitano — come per la polizia —a una presenza intimidatoria ma anche — almeno in un caso come quello del furto in questione — impotente, o ad una azione sostanzialmente garante della persistenza delle strutture tradizionali della società, come è quella dell'associazione di carità. I netturbini se da un punto di vista realistico sono coloro che meglio degli altri conoscono la città per ovvie ragioni professionali, da un punto di vista simbolico sono coloro che presiedono alla sua pulizia, che in qualche modo incidono con il loro lavoro sul volto dell’aggIomerato urbano, che della città, insomma, garantiscono un quotidiano mutamento tale da renderla sempre uguale a se stessa, e in modo sostanzialmente positivo, nel suo aspetto esteriore, che è quello che loro compete [e si ricordi la loro presenza, meno incidente,  vero, ma non per questo casuale, anche in Miracolo a Milano.I netturbini, dunque, non si pongono affatto come antitetici allo individuo proprio perché istituzione per così dire «esterna» alle strutture della citta [ma a questo punto è più che evidente che il termine “città” sta per “società”). Non istituzione sociale tout court quindi, ma semplicemente istituzione che non partecipa delle finalità conservative e in ultima analisi repressive della organizzazione sociale {fatta salva, ovviamente, nel film l’istituzione del sindacato 5.Questa repressività è manifesta, ad un livello tutto particolare ed esemplare, in un film purtroppo tutt'altro che riuscito come Stazione Termini 6. Il film che fa coincidere il tempo reale col tempo narrativo (vecchio sogno zavattiniano), inscena uno spazio urbano “in assenza”; ovvero, la stazione diventa a poco a poco nelle immagini che la qualificano una piccola città con i suoi luoghi caratteristici: l'ufficio postale, l'ospedale [il pronto soccorso], il ristorante, il bar, il commissariato. C’è persino — ma per poco — uno spazio privato nella sequenza del vagone abbandonato. Ed inoltre non mancano tutti i tipi nevrotici e alienati dell’«entourage» urbano, l‘impenitente e risibile dongiovanni, la famiglia numerosa, la famiglia di emigrati, i sacerdoti {qui stranieri — come del resto, ma con ben altra funzione, in Ladri di biciclette 7: -dopotutto siamo in una stazione internazionale), i carabinieri, persino quel simbolo nazionale che è la bandiera [anzi, parecchie bandiere]. E’ una piccola città, o addirittura una piccola Italia, fatta di macchiette ma anche di rispetto per l’autorità (si veda la sequenza dell'arrivo al commissariato ferroviario) e soprattutto di “moralità”. Non per nulla il bel faccione onesto di Gino Cervi nella parte del commissario, da tutti riverito al suo arrivo, non si limita a chiedere i documenti ai due malcapitati, ma aggiunge domande sulla situazione familiare della donna: è sposata? ha del figli? E’ la voce della coscienza, certo, ma anche la voce delia città e dell'istituzione che schiaccia l'adultera alle sue responsabilità. E’ il punto finale di tutta una serie di ostacoli che la stazione-città ha posto ai due amanti clandestini. Al ristorante non si può restare perché non è ancora aperto, dal bar è meglio andarsene perché, dice Giovanni, “c'è troppa gente”, nel vagone si è addirittura fermati dalla polizia; per non dire di tutti i piccoli intoppi seminati, magari in termini di comicità (ma anche di dramma), davanti ai due protagonisti. Il loro amore, insomma, è un crimine, proprio perché non è istituzionalizzato. L'unico momento di pace e tenerezza concesso ai due il film non lo mostra, sostituendo la scena con un campo lunghissimo aperto sullo spazio del tramonto nell'unica direzione in cui la macchina da presa non può incontrare la stazione-città, quella verso cui si dirigono i treni in partenza; cosi come l‘unico momento di pace e di tenerezza per i due protagonisti di II tetto [1956] sarà anch'esso sullo sfondo riposante di un tramonto liberato dalla città.
5 Come afferma multo giustamente Bazin, “L’indifference du syndicat est normale et justifiée, car les syndicats travaillent pour la justice et non pour  la charité”. Ibld., p. 50.
6 Sul fallimento del film valga per tutti il breve e acuto commento di Guido Aristarco in André Bazin: ”Vittorio De Sica”-, Parma, Guanda, 1953, pp. 31-34.
7 Su questa funzione ha visto ancora giusto André Bazin: “Qu'est-ce que le cinéma?”, clt., p. 50.

Franco La Polla, BN BIANCO NERO, MENSILE DI STUDI SUL CINEMA E LO SPETTACOLO 9/12, 1975


martedì 19 febbraio 2019

Paddy, Bono & Woody after U2's 'October'



Hello, this is Paddy Hughes speaking.
BONO Any friend of Woody be a friend of mine.
PADDY - He's not me friend.
BONO - All brethren are friends, Paddy Hughes... for the kiss of the serpent is like sugar... in comparison to the heart of a friendless man.
PADDY - Yeah, okay. Er, but he's broken the law, Bono.
BONO - Are you his cell mate?
PADDY - More like his jailer. Listen, sir, I really respect you.
I've always wanted to meet you. I think you're just brilliant.
BONO - Jah, bless you, sir.
PADDY - I mean I loved your first album and your second album.
Just absolutely the best.
- But... Well, I mean after 'October'... it feels like you just kinda sold out a bit.
- BONO Sold out? - No, dude.
Yeah, it's like you've kinda let yourself down.
WOODY - Bono? Oh, no. I think he's hung up. Why did you tell him he sold out?
PADDY - Well someone had to tell him.

Salve, qui parla Paddy Hughes.
BONO - Chi e' amico di Woody e' anche amico mio.
PADDY - Lui non e' amico mio.
BONO - Tutti i compagni sono amici, Paddy Hughes, perché il bacio del serpente è come zucchero, paragonato al cuore di un uomo senza amici.
PADDY - Si', ok. Mmm... ma ha infranto la legge, Bono.
BONO - Sei il suo compagno di cella?
PADDY - Più il secondino. Senta, signore, io la stimo davvero.
Ho sempre voluto conoscerla.
Penso che sia proprio in gamba.
BONO - Lei sia benedetto, signore.
PADDY - Cioè, ho adorato il primo album e anche il secondo.
Assolutamente il meglio.
- Ma...  Be', cioè, dopo 'October'... sembra che vi siate un po' svenduti.
BONO - Svenduti? - No, amico.
PADDY - Sì, è come se vi foste un po' sgonfiati.
WOODY - Bono? - Penso abbia agganciato. - Perché hai detto che si è svenduto?
PADDY  - Be', qualcuno doveva dirglielo.
Woody Harrelson, Lost in London, 2017

domenica 17 febbraio 2019

Wes Anderson movies go right over his head


Wes Anderson movies go right over his head.
His films, they're just, they're kind of precious, really.
When you're talking about his films, you know, I'm involved ...
It's just the way that he... shoots 'em is a little, you know... Precious.

I film di Wes Anderson sono al di sopra di lui.
I suoi film, sono solo, sono tipo ultrasensibili, davvero.
Quando si parla dei suoi film, sai, mi sento coinvolto ...
Il modo in cui li gira è un po', sai... Ultrasensibile.
Woody Harrelson, Lost in London, 2017











giovedì 14 febbraio 2019

Film Noir - da ora Detective Thriller

Secondo lo scrittore di gialli e finissimo orientalista (la sua carriera diplomatica si è svolta in paesi come la Cina, la Malesia e il Giappone] Robert H. van Gulik la tradizione della « detective story » risale all'antichissima storia cinese. Caratteristica comune di tutta l'antica narrativa poliziesca cinese è che il ruolo del « detective ›› è sempre sostenuto dal magistrato del distretto in cui ha avuto luogo il delitto. Nella maggior parte dei racconti polizieschi cinesi il magistrato deve risolvere contemporaneamente tre o più casi fra loro diversi [la stesisa cosa si verifica sovente anche nella narrativa poliziesca contemporanea, ma viene invariabilmente il momento in cui i diversi casi convergono in un'iunica pista: un'eccezione è costituita da « Hail, Hail, the Gang's  all here! ›› di Ed McBain]. Sotto questo punto di vista la narrativa poliziesca cinese è più realistica della nostra: un distretto aveva una popolazione piuttosto numerosa, ed è quindi logico che bisognasse affrontare più casi criminali contemporaneamente. L'antica tradizione cinese voleva poi che alla fine del racconto ci fosse la descrizione particolareggiata dell’esecuzione dei colpevoli [il che nella narrativa poliziesca contemporanea succede soltanto quando il « detective ›› si riconosce anche il ruolo di carnefice e giustiziere: come per esempio in «I, the Jury» di Mickey Spiilaine e Dirty Harry di Donald C. Siegel).
Raymond Durgnat suggerisce invece che la prima «detective story›› sarebbe « Edipo Re ››: « detective story » paradossale, in quanto assassino, vittima e giustiziere non sarebbero che la stessa persona. Lo stesso Durgnat osserva poi che un intreccio analogo a quello della storia di Clitemnestra sta alla base di film «neri» come Double Indemnity di Billy Wilder, Ossessione di Luchino Visconti (tratto da «Il postino suona sempre due volte ›› di James Cain, autore anche della storia originale del film di Billy Wilder) e Cronaca di un amore di Michelangelo Antonioni.
Ma in realtà «il « detective thriller ›› non potrebbe essere nemmeno pensabile senza l'intensificazione del mondo basso-mimetico [il che secondo Northrop Frye designerebbe il passaggio dall'impetuoso « romance ›› al più prosaico « novel ››, nella vicenda delle forme letterarie] operata dal realismo borghese, così da trasformare, in un progetto di generale valorizzazione di ogni scampolo di realtà, i più banali e trascurati incidenti della vita quotidiana in fatti decisivi, nonché spesso enigmatici. Inoltre la «detective story ›› è inseparabile dalla surdeterminazione operata sul corpo del realismo borghese da istanze ideologiche tipicamente puritane e calviniste come l'insistenza sul conflitto tra essere e apparire [che succede a quello di marca cattolica tra essere e avere), la concezione allegorica del mondo sensibile non come realtà definitiva ma come sistema di segni da interpretare (fenomeno osservato da Ejzenštein, proprio in sede di analisi della narrativa poliziesca, e che l'ha portato a paragonare il lavoro del « detective ›› a quello di un mistico alle prese con tavole cabalistiche, psefie, isopsefie, ecc.), il pessimismo implicito in un'irriducibile convinzione della Potenza del Male e delle Tenebre controbilanciato dall'ottimismo insito nella fiducia che il cacciatore di uomini, un'emanazione delle istituzioni, individui il colpevole [moderna riattualizzazione dell'archetipo del «pharmakos » o capro espiatorio e l'espella dal corpo sociale.  (continua) 

Franco Ferrini, I GENERI CLASSICI DEL CINEMA AMERICANO, BIANCO E NERO, 1974 Fascicolo ¾

mercoledì 13 febbraio 2019

LA CITTA' E LO SPAZIO in Vittorio De Sica - Reclusione/Libertà

 Specificamente, il cinema di De Sica si offre, in termini spaziali, come un’opera strutturata su una serie di opposizioni sostanzialmente tutte riconducibili ad una fondamentale: Spazio aperto/Spazio chiuso (o, se si vuole, “reclusione “/” libertà”). Fin da Sciuscià (1946), i cui titoli di testa si snodano sullo sfondo immobile della prigione per ragazzi e la cui prima sequenza presenta, al contrario, una immagine di libertà campestre, di spazi aperti e naturali (della quale la corsa fra i cavalli è il vistoso emblema), l'opposizione e la dominante che polarizza ogni singola opera ed insieme tutto il “corpus” dell’intero periodo in questione. D'altro canto, non va dimenticato che essa già si intravedeva in opere precedenti: si pensi a Teresa Venerdì (1941) o allo stesso Un garibaldino al convento (1942). Se la città, e ciò che le si oppone, e, come vedremo, Io sfondo generale dei cinema di De Sica, l’ossessione della reclusione ne è un'immagine rappresentativa e significante. Il cellulare che trasporta in Sciuscià i due amici — mentre, si noti, all'esterno un gruppo di bambini corre felice nel gioco — tornerà anche in Miracolo a Milano [195O] e per certi versi nello stesso Umberto D. [1952], quando il protagonista si avventura nella penosa odissea del canile. Collegio, cellulare o prigione, il luogo della reclusione è senza dubbio un'ossessione costante. Ma essa trova altre immagini per esprimersi oltre a quelle, per così dire, istituzionali. In Sciuscià, dopo il processo, gli imputati ormai ritenuti colpevoli lasciano sotto scorta |'ampio cortile del tribunale per incanalarsi in una sorta di buio cunicolo che li porterà di nuovo nella prigione. In Stazione Termini [1953] i due amanti, scortati da poliziotti e ferrovieri, vengono condotti, dopo essere stati sorpresi nel vagone vuoto, al commissariato della stazione attraverso quella specie di discesa agli inferi  che è il buio sottopassaggio. in un certo senso, e con implicazioni ben più ampie, lo stesso avviene all’inizio di Umberto D. quando le jeep  della celere costringono i dimostranti, spauriti e disorganizzati, ad imboccare un vicolo stretto e in ombra abbandonando la piazza soleggiata della dimostrazione, ormai preclusa dai veicoli della polizia che di traverso ne sbarrano l’entrata.
Si noterà che collegio, cellulare o prigione, cosi come polizia e tribunale, sono comunque luoghi o fatti istituzionali, emanazioni <<sociali » tese in un modo o nell’altro a limitare la libertà di individui spesso profondamente  liberi. La città, insomma, nella sua organizzazione e nei suoi aspetti “reclusivi” diventa termine di opposizione nei confronti dell'individuo. In questo senso, forse, non è casuale che in Ladri di biciclette [1948] gli unici ad aiutare fattivamente, anche se inutilmente, il derubato siano proprio i netturbini, là dove praticamente nessuno presta attenzione al suo dramma. Anzi, proprio in Ladri di biciclette tutta la seconda parte del film è giocata sull'opposizione fra la disperazione del protagonista e l’atmosfera festosa catalizzata dalla partita di calcio cui in più di un momento dell'opera vien fatto esplicito riferimento (ne accennerà lo stesso Ricci chiedendo al figlio informazioni sulla squadra del Modena: ottimo correlative oggettivo della sua estraneità all'avvenimento e all‘atmosfera rilassata e festosa che esso comporta. (continua)

Franco La Polla, BN BIANCO NERO, MENSILE DI STUDI SUL CINEMA E LO SPETTACOLO 9/12, 1975


giovedì 7 febbraio 2019

Gratitude



As the day breaks we look to the sun in gratitude for the evening.
As the sun sets we look to the moon in gratitude for the day.

Quando il sole sorge guardiamo il sole in segno di gratitudine verso la sera.
Quando il sole tramonta guardiamo alla luna in segno di gratitudine verso il giorno.
Momoko Andō0.5 mm (0.5ミリ2014 

mercoledì 6 febbraio 2019

Cine-Teatro Peloro



Il Teatro Peloro
riprende il suo clclo di vita artistica

Nelle immediate vicinanze di piazza Cairoli e, propriamente di Via dei Mille e via Tommaso Cannizzaro, si erge nella maestosità delle sue linee architettoniche, il Cinema-Teatro Peloro, uno dei locali preferiti dal pubblico messinese.
Costruito con criteri dettati dalla tecnica moderna non molti anni prima della guerra, il bel teatro rimase semidistrutto nel corso delle violentissime incursioni aeree. Oggi è ritornato a nuova vita e conferisce, nel suo complesso architettonico, una nota di dignità e di eleganza alla nostra risorgente Messina. Con la vasta sala, con gli eleganti palchi, con la sua tribuna e la sua galleria, il Peloro costituisce quanto di meglio e di più moderno si possa avere nel campo delle costruzioni teatrali. Ha una capacità di complessivi 1200 posti e una acustica che, bene a ragione, può definirsi perfetta.
Sin dal 16 novembre 1945 giorno della sua riapertura sul suo schermo sono stai proiettati numerosi film italiani ed esteri, tra cui il tecnicolor Il Fantasma dell’Opera, La schiava del male, Quella di cui si mormora, Il sapore del delitto, L’agente confidenziale, Ombre malesi, Addio per sempre, Il passatore, e L’on. Angelina, che tanto successo di pubblico e di critica ha ottenuto al Festival di Venezia.
Per quanto riguarda il teatro, poi, l'attuale crisi teatrale peserà anche sulla nostra città. Malgrado ciò, il Peloro, che in passato ci ha dato la possibilità di vedere la compagnia di prosa di Guglielmo Giannini e le compagnie di rivista di Carlo Campanini e di Nello Ascoli (Becco Giallo N. 2), farà di tutto per assicurarsi delle ottime compagnie anche se ciò comporterà, il sostenere sacrifici non indifferenti.Questo il programma per la stagione in corso del Cinema-Teatro Peloro, tanto caro ai messinesi, e che, egregiamente diretto dal dott. Torta, sarà sempre degno della vecchia tradizione artistica della nostra città.
Assa

Gazzettino Peloritano  ARTISTICO MONDANO LETTERARIO APOLITICO  Anno 1  N. 1 Messina Giovedì 16 Ottobre 1947



lunedì 4 febbraio 2019

A beautifully purposeless process|of society suicide




Modern science.
Rampant technology.
Conscience by computer.
Modern art.
Dispassionate draftsmen.
Foreign policy.|- Brave new weapons.
Today's youth.|- Joyless, guideless.
- Today's religion.|- Preachment by popularity polls.
Standard of living.|- A TV in every room.
Education.|- A TV in every room!
The world's future, Mr. Gordon.
Brave new hates, brave new bombs,|brave new wars.
The coming generation.|- Test-tube conception, laboratory birth...
TV education, brave new dreams,|brave new hates, brave new wars...
a beautifully purposeless process|of society suicide.

La scienza moderna?
Aggressiva tecnologia.
Coscienza meccanizzata.
L’arte moderna?
Abbozzi senza anima.
La politica estera?
Ancora nuove armi.
La gioventù …  di oggi?
Desolata! Negletta!
La religione di oggi!
Prediche per comizi popolari.
Il tenore di vita?
La TV in ogni camera.
L’istruzione?
La TV in ogni camera.
Io mondo del futuro Signor Gordon.
Certo nuovi odi. Certo nuove bombe. Certo nuove guerre
La prossima generazione?
Concepimento in vitro. Nascita in laboratorio. Istruzione televisiva. Certo nuovi sogni. Certo nuovi odi. Certo nuove guerre!
Un processo stupendamente vano di suicidio collettivo!
Ralph Nelson, Cliff Robertson, CHARLY (I due mondi di Charly), 1968

domenica 3 febbraio 2019

Has man truly realized his dream?


Has man truly realized his dream?
To answer that, we must isolate the dream.
Was the dream to attain the ability to fly?
Or was the dream the freedom that true flight seemed to offer man?
We may also touch on the mortal damage man is doing to birds' environment in comparison to the piddling nuisance birds cause man.
It may someday be necessary to build enormous environmental enclosures to protect both man and birds.
But if so, it is questionable whether man will allow birds in or out, as the case may be.

Ha l’uomo veramente realizzato il suo sogno?
Per rispondere dobbiamo analizzare il sogno.
Il sogno era raggiungere la capacità di volare?
O era invece il sogno della libertà, che il vero volo sembrava offrire all’uomo.
Potremmo anche accennare ai danni mortali che l’uomo sta recando all’habitat degli uccelli confrontandoli con i pochi fastidi che gli uccelli recano all’uomo.
Un giorno, chissà, potrà rendersi necessaria la costruzione di immense riserve per la protezione delle condizioni ambientali dell’uomo e degli uccelli.
Ma in tal caso, è lecito chiedersi, se l’uomo permetterà agli uccelli di entrarvi.
Robert AltmanRené Auberjonois, Brewster McCloud, 1970